Visto con i nostri occhi
Dire «sì» per servire gli altri con gioia
Luca e Paolo stanno per ricevere il diaconato, mentre Alessandro si prepara a diventare prete. Esperienze diverse unite da una scelta di fede: porteranno nel mondo la bellezza del Vangelo
17/09/2018
Nelle loro vite hanno avuto tanti sogni, ma di essere ordinati diaconi e poi presbiteri non ci pensavano proprio! Eppure, eccoli qua, come frati appartenenti alla Provincia di Sant’Antonio dei Frati minori presente in tutto il Nord Italia: Luca Di Pietro e Paolo Bergamaschi, presto diaconi, e Alessandro Corradini, futuro sacerdote. La cerimonia di ordinazione avverrà sabato 29 settembre alle 16 a Mantova, presso la chiesa di San Francesco, alla presenza del vescovo Marco Busca. Le loro storie testimoniano le strade infinite attraverso cui può arrivare la chiamata del Signore che sempre fa sentire la sua voce in modo imprevedibile e meraviglioso.
Luca Di Pietro, 44 anni, è nato a Piansano (Viterbo), e sin dall’età di 18 anni ha sentito crescere il desiderio di seguire il Signore sulla via sacerdotale. La sua presenza in parrocchia come animatore Acr e l’esperienza lavorativa in Caritas a contatto con i migranti nei campi profughi gli hanno permesso di discernere questa chiamata tra i frati di san Francesco d’Assisi. Il suo servizio caritativo è poi proseguito tra gli ammalati del policlinico Gemelli di Roma, tra i giovani della gioventù francescana e come direttore di coro. Oggi, fra Luca, in attesa del diaconato, vive nel convento San Daniele di Lonigo (VI), dove presta la sua opera al servizio della pastorale giovanile, in mensa poveri e presso la casa di accoglienza di Padre Adriano Osmolowski. Inoltre sta proseguendo i suoi studi in teologia spirituale, anche se già laureato in giurisprudenza, con un dottorato sulla spiritualità del cardinale Carlo Maria Martini.
Altra chiamata è quella fra Paolo Bergamaschi, 43 anni, nato a Secugnago (Milano). La presenza del Signore si è fatta sentire in lui soprattutto grazie alla sua famiglia e alla parrocchia. Proprio in oratorio, dove ha pure giocato in una squadra di calcio, ha potuto essere seguito dal suo parroco che gli ha mostrato il volto cristiano nell’aiuto al prossimo. La vita l’ha portato poi a laurearsi in lingua e letteratura straniera, a servire nel volontariato e a crescere spiritualmente grazie alla preghiera e ai pellegrinaggi nei luoghi legati a San Francesco e San Pio. Così la spiritualità francescana ha attecchito in lui, aiutandolo a consegnarsi nelle mani del Signore che lo ha condotto fino alla comunità di Roncajette (Padova). Proprio lì, nell’attesa di diventare diacono, svolge il suo servizio in aiuto alla parrocchia e alla pastorale giovanile diocesana, felice di diffondere la buona novella.
Infine eccoci a fra Alessandro Corradini di 43 anni, nato a Carpi (Modena). Anche lui cresce nell’ambito parrocchiale dove acquisisce i fondamenti della vita cristiana che sviluppa al fianco dei ragazzi dell’Azione cattolica e poi negli scout. Poi i “perché?” crescono dentro di lui e tenta di trovare una risposta al di fuori dell’area ecclesiale, fino a vivere in Inghilterra dove lavora a contatto con i disabili. Non soddisfatto, rientra in Italia dove si laurea in enologia e viticoltura ed esercita la professione di enologo. La sua vita prosegue regolarmente e pensa al matrimonio come ad un evento possibile, ma il Signore lo chiama nella sua vigna. Così rimane affascinato dalla bellezza della chiamata e indossa subito la divisa da lavoro, taglia “XL” francescana, e si mette a “sudare” assieme ad altri operai. Ora l’obbedienza lo porta a lasciare il convento di San Francesco di Mantova e, pronto all’ordinazione presbiteriale, a trasferirsi nella parrocchia San Giovanni Battista alla Creta (Milano) come vicario parrocchiale.
Dopo essere stati introdotti nella vita francescana, ora Luca, Paolo e Alessandro desiderano continuare a servire la Chiesa attraverso l’ordine sacro. In realtà, soltanto ora, cominciano ad intendere meglio il valore della Parola di Gesù che li invita: «perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). Il loro “sì” può essere allora un segno per ribadire ancora una volta al mondo che “servire è regnare”, con l’abbraccio dei frati e di tanti che hanno condiviso il loro cammino di fede.
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