Visto con i nostri occhi
Dopo il terremoto, rinasce la coesione sociale
01/06/2016

Paolo Lomellini

Quattro anni fa, in questi giorni, eravamo spaventati e frastornati: un terremoto distruttivo, sino a poco prima, non era nell’orizzonte delle cose che pensavamo ci potessero capitare. Stavamo facendo il conto dei danni delle scosse del 20 e 29 maggio con l’angoscia di non sapere se la scia più intensa del sisma fosse già passata.
In questi anni abbiamo spesso raccontato le vicende che hanno segnato il cammino della ricostruzione. Vicende, come sempre, con luci e ombre ma che complessivamente ci stanno lasciando un pezzo di storia buona che dovremo custodire e rimeditare.
Le chiese danneggiate e inagibili sono state recuperate in una percentuale molto elevata, decisamente insperabile quattro anni fa. Soprattutto, attorno al recupero edilizio, nelle nostre comunità si sono intrecciate storie belle di collaborazione e sintonia tra comunità civile e religiosa. È anche cresciuta la consapevolezza dell’importanza che ci siano luoghi e simboli che danno identità e vita a una comunità.
Straordinario è stato anche il rapido rialzarsi in piedi dell’agricoltura, uno degli assi portanti della nostra economia, colpita principalmente nella filiera dei suoi prodotti simbolo: il parmigiano e il grana padano. Nella pagina dell’agricoltura ripercorriamo in questo numero (e così anche in quello precedente) la storia e le ragioni che hanno trasformato una rovina in un riscatto a tempi di record. Una vicenda che insegna parecchio. La ragione di una ripresa così veloce è una: la collaborazione! Questa si è articolata a più livelli: tra gli addetti stessi della filiera più colpita (quella del formaggio), da parte di altri settori agricoli non danneggiati, da parte del settore creditizio, dal mondo associativo o dei singoli cittadini. Insomma ci si è mossi, ci si è messi a correre per collaborare, non per competere. Nonostante le sirene di moda in questi anni secondo cui la competizione è l’unico motore di progresso, questa nostra vicenda è lì a testimoniare l’esatto contrario. La collaborazione può fare di più e meglio rispetto la competizione. Soprattutto nell’affrontare situazioni difficili.
Anche la politica ha fatto la sua parte. C’è stata qualche schermaglia polemica, ma tutto sommato nei limiti dell’accettabile. Complessivamente, per fronteggiare la calamità, hanno prevalso le ragioni del bene comune su quelle dell’appartenenza politica.
Resta un unico rammarico. Perché per avere sprazzi di sana vita sociale, economica e politica abbiamo bisogno di un dramma come il terremoto. Non potremmo ricordacene anche in condizioni di normalità?
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