Visto con i nostri occhi
Dove va la nostra agricoltura?
Dal 2020 i contributi destinati a Mantova potrebbero calare da 75 a 37 milioni di euro annui. Una riduzione drastica per le nostre aziende, chiamate a produrre cibo di qualità per tutti e nel rispetto dell'ambiente in cui viviamo
28/11/2017
Sono passati sessant’anni, da quando, con il Trattato di Roma (1957), nasceva il Mercato comune europeo e la Politica agricola comune, meglio conosciuta come Pac. Su di essa, l’Unione europea ha impegnato circa il 34% del proprio bilancio, con importanti vantaggi, in termini economici, anche sull’agricoltura mantovana. Ma ora il “vento” sta cambiando e una riforma della Pac è prevista per il 2020: fra tre anni scadranno gli attuali regolamenti agricoli e le risorse dei relativi fondi.
Il rischio è che buona parte elle risorse comunitarie vengano destinate a finanziare Paesi entrati di recente nell'Unione europea o quelli in cui l'agricoltura è ancora poco sviluppata. Con evidenti conseguenze per l'Italia e Mantova: nella nostra provincia, infatti, il contributo di 75 milioni di euro ricevuto nel 2016 sarebbe drasticamente ridotto a 37 milioni.
Come valutano i nuovi scenari le principali organizzazioni agricole della provincia di Mantova? Lo abbiamo chiesto ai responsabili di Cia (Confederazione italiana agricoltori), Coldiretti e Confagricoltura. Inoltre, nella nostra inchiesta, abbiamo raccolto l’autorevole parere del professor Gabriele Canali, docente di Economia presso la Facoltà di Scienze agrarie dell’Università Cattolica di Piacenza, nonché direttore del Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole), con sede a Mantova.
Il primo a parlare è proprio il professor Canali, secondo il quale «il dibattito sulla Pac del dopo 2020 non ha ancora raggiunto i punti chiave. E non è nemmeno chiaro se alla fine avremo una riforma o solo una revisione modesta». Ma, aggiunge, «è utile ricordare che la Politica agricola comune non deve rispondere solo alle necessità degli agricoltori, bensì alle esigenze della società nel suo complesso. Il mondo agricolo deve riconoscere questo inevitabile punto di partenza».
Canali sottolinea che, lo scorso 7 luglio, sono stati presentati a Bruxelles i risultati della consultazione pubblica online sulla nuova Pac, per la quale gli agricoltori hanno evidenziato, tra gli obiettivi, l’esigenza di assicurare cibo a sufficienza, sicuro e diversificato. Gli altri cittadini hanno invece chiesto attività che sappiano proteggere l’ambiente e assicurare la salute e il benessere degli animali allevati. Il professor Canali giunge a una conclusione: «Emerge l’importanza cruciale di una nuova Pac, che sappia affrontare congiuntamente, ma soprattutto in modo più efficace, questi obiettivi».
Il presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) Est Lombardia, Luigi Panarelli – la sezione comprende le province di Mantova, Brescia e Cremona –, riconosce che la Pac, così com’è stata finora praticata, ha aiutato gli agricoltori. «Non è difficile – spiega – che essi attendano i fondi europei per pagare gli affitti». Però non basta, «perché l’economia delle aziende va incentivata in forma più diretta per la produzione di cibo, il quale dev’essere di qualità». Nel futuro della Pac, Panarelli vede «le azioni di innovazione per ottenere cibo e territorio», con il coinvolgimento delle strutture consortili, senza escludere gli accordi di filiera con le imprese private.
Anche Erminia Comencini, direttrice della Coldiretti di Mantova, riconosce la validità della Politica agricola comune. «Essa è importante per il sostegno al reddito, tanto che più della metà delle aziende associate alla nostra organizzazione presenta la richiesta di contributo», afferma. Con l’ultima riforma della Pac – ricorda Comencini –, il 12% del livello massimo per l’Italia è stato dirottato sul cosiddetto “premio accoppiato”, quindi a una produzione specifica: di questa percentuale, una buona parte è andata alla zootecnia. La direttrice della Coldiretti tiene a precisare che «oggi si vuole favorire il ricambio generazionale, anche incentivando le filiere locali e le organizzazioni di produttori. In futuro, secondo me, gli obiettivi della Pac dovrebbero essere la tutela del “made in Italy” e l’incremento del reddito».
Hanno toni più pessimistici le dichiarazioni di Matteo Lasagna, presidente della Confagricoltura di Mantova: «A metà della programmazione della Pac per il periodo 2014-2020 affermo, con sicurezza, che essa è troppo complessa e non ha raggiunto gli obiettivi iniziali. È economicamente insostenibile per le imprese agricole: infatti sono troppo poche le risorse. In definitiva, le aspettative delle imprese sono state deluse». Che cosa propone Confagricoltura in vista della nuova Pac? Risponde Lasagna: «Occorre semplificare le regole, stanziare maggiori fondi per l’innovazione e le tecnologie sostenibili. Solo così si potranno affrontare le sfide del mercato, la concorrenza estera e produrre cibo per le necessità di tutti».
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