Visto con i nostri occhi
«E partirono senza indugio»
La solenne ma non formale celebrazione di domenica scorsa ha bene evidenziato che nei momenti forti del suo cammino la nostra Chiesa ha viva coscienza del suo essere il popolo santo di Dio
21/04/2016
mons. Gian Giacomo Sarzi Sartori

Si è chiuso il nostro Sinodo. E ora che cosa accadrà? Che cosa si farà?
La solenne ma non formale celebrazione di domenica scorsa ha bene evidenziato che nei momenti forti del suo cammino la nostra Chiesa ha viva coscienza del suo essere il popolo santo di Dio come dice la Parola e come spesso ci ricorda Papa Francesco. Un “popolo santo” non perché ha dei meriti particolari da vantare, ma perché è consapevole di quale misericordia e di quanti doni sia destinatario da parte del Padre buono di cui Gesù ci ha parlato e di cui Lui è l’immagine incarnata, il volto fedele che sempre siamo chiamati a cercare e in cui specchiarci.
Tutta la Chiesa mantovana era convocata per l’Eucaristia. È stato un vero giubileo di grazia, un evento di gioia, di rendimento di grazie, di comunione fraterna nella reciproca accoglienza e nel ravvivarsi del senso di appartenenza alla Chiesa e della partecipazione alla sua missione tra gli uomini.

Il Sinodo ha aperto una strada nuova
Il Vescovo Roberto presiedendo l’Eucaristica della IV domenica di Pasqua, quella del Buon Pastore, per la conclusione del Sinodo e la consegna del Libro del Sinodo, ha compiuto uno degli atti più intensi e significativi del suo ministero tra noi dopo quasi nove anni di servizio episcopale. Ma il Sinodo che si è portato a compimento in realtà apre una strada, è una esperienza che spalanca davanti a noi un cammino che non può essere solo di continuità rispetto a ciò che sempre si è fatto trascinandoci dentro una routine pastorale ed ecclesiale che ci lascerebbe tutti a disagio dopo aver compiuto questo percorso sinodale che invece ha aperto al futuro. E che può, deve essere un cammino di novità. E la prima “cosa nuova” da accogliere e da fare è di metterci nella disposizione di chi si apre al dopo-Sinodo, di chi sa guardare avanti con fiducia e mettendosi in gioco; e può farlo perché non è solo: c’è una Chiesa che ha “fatto sinodo” e che vuole diventare sempre più sinodale. Ci sono delle Comunità che intendono fare un “cammino insieme” che unisca, che le renda davvero “un cuore solo e un’anima sola” come quelle delle origini cristiane, perché solo insieme si può vedere nella sua pienezza il volto di Gesù e si può proclamare a tutti - ancora oggi - anche a Mantova: “Abbiamo visto il Signore!”.
Come? In che modo? Con quale cammino?
Il Sinodo, preparato bene attraverso la Commissione preparatoria e il contributo sorprendente dei “piccoli gruppi sinodali”; celebrato con consapevolezza e responsabile impegno dei delegati sinodali - moltissimi dei quali laici - è stata una esperienza bella, ricca di contributi costruttivi, piena di speranza, contraddistinta da tanti segni di fraternità, di condivisione e di ascolto reciproco, di vitalità e di voglia di lavorare insieme per essere il popolo di Dio in cammino oggi. Chi ha vissuto in prima persona il Sinodo, lo sa. Ma questa esperienza è stata fatta per tutta la Chiesa mantovana, per essere la Chiesa del Signore nel nostro territorio, fedele al Vangelo, aperta a tutti, capace di partecipare la gioia dell’essere cristiani. Questa esperienza ora va condivisa, allargata, perché possa diventare patrimonio vivo e concreto di tutte le nostre Comunità.

Il significato della consegna del Libro sinodale
La consegna del Libro del Sinodo significa anzitutto questo: è cioè che il metodo di lavoro, i contenuti elaborati e condensatisi nei testi di questo “Libro” e la stessa esperienza del Sinodo nel suo insieme, quella di una Chiesa sinodale - come ha pure fortemente chiesto il Papa a Firenze alla Chiesa italiana - va bene compresa e accolta, partecipata e diffusa; deve entrare in circolo, permeare il cammino di tutta la nostra Chiesa diocesana, essere ricevuta e recepita proprio attraverso un cammino, una strada comune che insieme siamo chiamati a compiere nel tempo che ci sta davanti. Perché lo stile della sinodalità e il metodo del discernimento comunitario sono entrati nella nostra Chiesa come punti di non-ritorno, come un dono colmo di potenzialità che porterà a rinnovare nel profondo la vita ecclesiale. Siamo solo agli inizi, si dovrà capire da dove ripartire e quali priorità evidenziare, ma nella fraternità e nella condivisione, accogliendo le Proposizioni approvate dall’assemblea sinodale e le Proposte di cammino conseguenti si può fare una buona strada.
Il Libro sinodale ci trasmette i contenuti emersi ed elaborati nel corso dei lavori sinodali, ci da conto di riflessioni e indicazioni scaturite da un percorso complesso, e il tutto riletto e promulgato dal Vescovo nella sua specifica missione di Padre e Pastore di questa nostra Chiesa, ma soprattutto il Libro sinodale ci consegna un modo di essere Chiesa: una Chiesa sinodale che sa di essere chiamata da sempre a camminare insieme, a trovare - come Comunità di fede, di preghiera, di carità e di speranza - le strade per essere fedele al suo Signore e quindi per comunicare a tutti la gioia del Vangelo con la sua stessa vita; annunciare e testimoniare il Crocefisso-Risorto; essere nel suo nome e con la forza dello Spirito una Chiesa per la gente e tra la gente, aperta ad ogni persona, perché l’amore e la misericordia del Padre sono un dono per tutti, senza distinzioni.

Per andare al concreto: i prossimi appuntamenti
Gli Uffici e Centri pastorali della Diocesi già nei mesi scorsi hanno cominciato a riflettere, a confrontarsi e ad aiutarsi nel capire come dovrebbe essere il dopo-Sinodo perché quanto si è vissuto possa diventare un dono offerto a tutte le nostre Comunità e quindi diventare un percorso di novità e di rinnovamento a partire dal prossimo settembre.
Per andare al concreto si potrebbe dire che il primo momento-forte che la Diocesi vivrà dopo il Sinodo sarà la Settimana della Chiesa Mantovana (11-18 settembre p.v.). E non sarà solo il tempo dell’inizio di un nuovo anno pastorale, ma del mettersi in cammino come Chiesa sinodale: dalla “Settimana” ripartiremo con in mano il Libro del Sinodo e lasciandoci coinvolgere dalle indicazioni e dalle proposte che il Vescovo ci ha consegnato. “E partirono senz’indugio”, cioè si misero in cammino, dice il Vangelo dei due discepoli che da Emmaus fecero ritorno a Gerusalemme per portare l’esperienza di incontro con il Risorto. Nei momenti assembleari diocesani, come in quelli che si terranno per due serate in ogni Unità pastorale potremo cominciare a riflettere sul senso, i significati, le indicazioni che ci vengono dal Sinodo e che ci aiuteranno a fare strada insieme nei prossimi anni dando concretezza e spessore a quanto il Sinodo ci ha detto per far crescere la nostra Diocesi e le sue Comunità e qualificarle sempre più come Comunità evangeliche, aperte, inclusive, testimoniali.
Per capire quanto si è vissuto nel Sinodo, come ci si è arrivati, che cosa ne è stato e che cosa ci ha consegnato si sta lavorando, con il coordinamento dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, per preparare un video di qualità che illustri l’esperienza sinodale con il linguaggio efficace e coinvolgente che gli è proprio. Lo si è pensato per offrirlo alle Comunità - parrocchie e Unità pastorali - per essere uno strumento che aiuti a “scoprire” il nostro Sinodo, a percepirne il valore e ad accogliere le prospettive che ne derivano per il futuro.
La “Settimana della Chiesa Mantovana” sarà presentata in una assemblea diocesana fissata per la sera dell’8 giugno p.v. e inizieremo l’incontro proprio con il video sul Sinodo visto in anteprima.
Ma già la sera del 30 maggio p.v. nella convocazione della IV Conferenza dei Consigli Pastorali parrocchiali e di Unità pastorale avremo modo di riflettere insieme su alcune prospettive derivanti dal Sinodo e che riguardano proprio quanti condividono con questo servizio nelle Comunità la responsabilità dei sacerdoti per il bene di tutti, per le scelte che toccano la vita pastorale delle Comunità cristiane.
Sono prime modalità per la recezione del Sinodo diocesano e per l’accoglienza seria, paziente e costruttiva del Libro del Sinodo. Tutti siamo chiamati in causa perché tutti apparteniamo alla Chiesa mantovana ed è bello e cristiano che tutti ci facciamo carico del suo cammino e del suo futuro. Chiude dunque il Sinodo come evento della Chiesa mantovana, ma si apre la strada della sinodalità da costruire e percorrere insieme.
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