Visto con i nostri occhi
«È vita!»: una Giornata per guardare al futuro
Il 3 febbraio ricorre il 41º appuntamento della Chiesa italiana. Occorre riflettere sul tema della natalità, dono divino e prospettiva indispensabile per il Paese
29/01/2019
Domenica 3 febbraio si celebra la quarantunesima Giornata per la vita. A Mantova verrà celebrata una santa Messa alle ore 16 in Duomo, presieduta dal vescovo don Marco Busca, messa alla quale parteciperanno i Cav (Centri aiuto alla vita) di Mantova, Asola, Castiglione delle Stiviere e non solo. Numerose sono infatti le realtà del territorio che si fanno carico di diverse fasi della vita: Unitalsi, Anfas, Avulss, Casa del Sole, Centro italiano femminile, Casa Pace, Caritas Diocesana. Il messaggio della CEI per la giornata titola “E’ vita, è futuro!”
Certo è che siamo in un Paese e in un momento storico dove “la nascita” è quasi diventata un evento straordinario. Diminuisce il numero di primi figli e matrimoni in Italia. Il numero di nascite in Italia è sempre stato in stretta relazione con il numero di primi matrimoni. Dopo il raggiungimento del minimo storico del tasso di primo-nuzialità nel 2014, nel biennio 2015/2016 il numero di matrimoni è aumentato, passando da 442 ogni 1000 cittadini celibi/nubili a 473,2. Sfortunatamente questa tendenza è tornata ai livelli del 2014 già nel 2017. In questo contesto è aumentato il numero delle nascite di figli al di fuori del matrimonio in Italia: un nato su tre nel 2017 ha genitori non coniugati. Dei 458.151 bambini nati nel 2017, 141.608 sono nati da genitori non coniugati. Gli indicatori statistici che sottolineano perché in Italia non si fanno più figli sono molteplici: la diminuzione della popolazione femminile in età fertile, la diminuzione del numero di matrimoni e la normalizzazione dei figli nati da coppie in cui è presente almeno un genitore straniero.
Gli stranieri in Italia non fanno più figli. Per la prima volta infatti dal 2008 i nati con almeno un genitore straniero non toccano quota 100mila. In maniera analoga alle baby boomers, le cittadine straniere in età fertile stanno diminunendo. Oltre a questo dato, in linea con la riduzione dei fenomeni migratori negli ultimi 10 anni, il report sottolinea come le donne straniere mostrino un sempre maggiore interesse all'occupazione piuttosto che alla riproduzione.
Ma il messaggio della CEI per la “Giornata per la vita” ci dice che con ogni nuova vita germoglia la speranza: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: “Facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera” (1Tim 6, 18-19).
Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità più avanzata. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora, che è la terra, significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti – geologici e dell’anima – che il nostro Paese attraversa.
È pertanto necessario costruire oggi una solidale “alleanza tra le generazioni”, come ci ricorda con insistenza Papa Francesco. Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. “Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita - con i piedi ben piantati sulla terra - e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide”, antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista che, “non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire”. Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.
Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile.
Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.
La vita fragile si genera in un abbraccio: “La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo”. Alla “piaga dell’aborto” - che “non è un male minore, è un crimine” - si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di “respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze”.
Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che “la vita è sempre un bene”, per noi e per i nostri figli. Per tutti. È un bene desiderabile e conseguibile.
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