Visto con i nostri occhi
Ecco la Pasqua, «passaggio» alla vita nuova
I più importanti passaggi delle omelie pronunciate dal vescovo Busca durante il Triduo. Nella Veglia sono stati battezzati tre adulti. Messa in carcere per i detenuti
29/04/2019
Quando incontrava le persone, anche quelle meno amabili, san Serafino di Sarov, monaco russo vissuto tra Sette e Ottocento, esclamava: «Gioia mia, Cristo è risorto!». Le omelie del triduo pasquale, pronunciate dal vescovo Marco Busca, si sono concluse il 21 aprile, domenica di Pasqua, con questa espressione. Una certezza, un bell’augurio rivolto a tutti. Il vescovo celebrava la Messa alle ore 11.30, in Cattedrale. Monsignor Busca ha iniziato il suo intervento evidenziando come all’origine dell’universo fisico ci sia un atomo di materia che ha cominciato a trasformarsi in energia. Analogamente, nella vita cristiana, «tutto trae forza dalla risurrezione di Gesù Cristo, l’attimo in cui la morte si è trasformata in vita e il tempo in eternità». La risurrezione è opera del Padre, il quale ha posato la «mano potente dello Spirito Santo» sul corpo esanime di Gesù, facendolo passare dalla morte alla vita.
L’avvenimento della risurrezione è di straordinaria speranza per ogni uomo. Lo sottolinea a chiare lettere san Paolo– citato da Busca –, affermando: «Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Lettera ai Romani 8,11). Eppure l’uomo corre sempre il rischio di volgersi all’indietro, di guardare di più alla morte anziché alla vita, come ha ricordato il vescovo durante la Veglia pasquale, celebrata la sera del 20 aprile nella basilica di Sant’Andrea. Gesù è il vivente, il Signore della vita.
Lo hanno scoperto in tutta la sua ricchezza i tre adulti che hanno ricevuto il Battesimo nel corso della Veglia: Jessica, la quale ha assunto il secondo nome di Anastasia, che significa “la risorta”; Giacomo Agostino (Agostino a motivo del fatto che anche il catecumeno mantovano si è posto alla ricerca della verità come il santo di Ippona); Marco, che ha voluto farsi battezzare con il nome di Giobbe. Quest’ultimo adulto ha vissuto i suoi travagli e gradualmente ha scoperto la Chiesa come madre, uno scrigno dal valore inestimabile.
La Pasqua è sempre “passaggio”, realtà tipica che il vescovo Busca ha evidenziato ai detenuti nel corso dell’omelia pronunciata nella Messa per loro all’interno del carcere di Mantova (21 aprile, ore 9.30). «Nel sepolcro Gesù c’è stato due giorni, sulla croce tre ore: le situazioni negative sono delimitate e non dobbiamo assolutamente farci l’abitudine – ha precisato il vescovo–. Inoltre il sepolcro era nuovo e questo ci ricorda una capacità di cambiamento: un cadavere è stato trasformato in un uomo vivo». Gesù Cristo offre all’uomo la possibilità di cambiare, però ognuno deve saper offrire la propria disponibilità e accogliere anche la collaborazione di chi vive accanto. «Questo può avvenire anche in una cella, il “sepolcro nuovo”: muore l’uomo vecchio, nasce quello nuovo», ha concluso monsignor Busca.
Le celebrazioni del triduo pasquale erano iniziate con la Messa in Coena Domini, celebrata la sera del Giovedì Santo (18 aprile) in Cattedrale. In un passaggio della sua omelia, il vescovo ha evidenziato che, nell’Ultima Cena, Gesù ci ha lasciato alcune consegne: il suo corpo e il suo sangue (cioè tutta la sua persona), il lavare i piedi ai fratelli (la dimensione del servizio) e il comandamento «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». L’Ultima Cena è anticipazione del sacrificio della croce: la morte diventa evento di comunione perché il Padre è sommamente presente nell’esperienza di Gesù. «Perciò dobbiamo celebrare l’Eucaristia con una consapevolezza di trasformazione: i momenti più negativi della vita sono trasformati nella realtà più positiva, cioè nell’alleanza con Dio». Sulla presenza del Padre «amorevole» nella vicenda della croce, monsignor Busca si è soffermato anche durante l’omelia del Venerdì Santo (19 aprile), nella basilica di Sant’Andrea, della quale pubblichiamo un ampio stralcio nel riquadro qui accanto. I riti serali sono stati contraddistinti da due momenti: la celebrazione liturgica della passione e morte del Signore e la processione con i Sacri Vasi, molto partecipata, per le vie del centro storico di Mantova.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova