Visto con i nostri occhi
Ecumenismo e dialogo: la strada per l’uomo di oggi
L'unica possibilità per ricomporre un mondo che rischia di esplodere
10/02/2016

Negli ultimi anni mi è capitato diverse volte di sentire, da persone sensibili e informate, che la strada dell’ecumensimo era come inceppata. Eravamo, diremmo noi mantovani con espressione ruvida ma efficace, “impantanati”. E invece l’anno nuovo si è aperto con due grandi segni. Prima l’annuncio che Papa Francesco farà un viaggio in Svezia nel mese di ottobre per celebrare i 500 anni della Riforma luterana. E poi, annuncio ancor più sorprendente, che ci sarà l’incontro a Cuba con il Patriarca Ortodosso di Mosca, Kirill. Quando leggerete questo numero, probabilmente questo storico incontro sarà in corso o anche già avvenuto. Sono i vincoli della stampa cartacea e della sua distribuzione, ma poco importa. Questo evento è già di per sé storico anche prima che si concretizzi. Evento sperato, preparato e atteso per decenni dai predecessori di Francesco per sanare, almeno in parte, una divisione quasi millenaria, sempre più inaccettabile e sorgente di scandalo. Ora una fase di dialogo e distensione può arrivare a compimento, in un terreno “neutrale” e inaspettato come Cuba. Davvero i tempi e i luoghi ci rimandano alla imprevedibilità della Provvidenza e chiedono a noi tutti di saper essere fedeli ascoltatori dei Suoi segni.
E dopo questa tappa avremo l’opportunità, altrettanto significativa, di approfondire ulteriormente il confronto e il cammino con i fratelli della Riforma Protestante.
Già alcuni lettori e collaboratori ci hanno spronato a dare evidenza a questi eventi di grazia nei prossimi mesi. Lo faremo! Per ricordare a noi stessi e a tutti i lettori che la divisione tra cristiani è uno scandalo rispetto agli insegnamenti e alle richieste che ci vengono dal Vangelo di Gesù di Nazareth. Per ricordare che, nonostante le nostre povertà e i nostri limiti, la misericordia di Dio ci offre sempre delle opportunità di riscatto.
Per ricordare a tutti che questa strada del dialogo ecumenico è l’unica possibile, a prescindere dai convincimenti di fede, per cercare vie che sappiano costruire il bene e guarire l’umanità. La parola “ecumenico” infatti, nella sua radice etimologica richiama alla universalità, a quanto appartiene a tutta la terra.
Sappiamo di essere in una epoca storica particolarmente frammentata, con un grande numero di conflitti diffusi che si appellano a qualsiasi motivo pur di imbracciare la violenza e perseguire la sopraffazione, Questi motivi, purtroppo lo sappiamo, possono essere tanti : il potere politico, le divisioni etniche e quelle religiose, il fanatismo ideologico-culturale, l’interesse economico, antiche tensioni storiche, e via proseguendo.
Il saper dialogare in mezzo alle diversità è invece un’arte difficile, ma è una grande forma di sapienza, probabilmente la più grande. Del resto non sono proprio i dialoghi, riportati dai Vangeli, di Gesù con i suoi interlocutori una decisiva fonte di meditazione per noi cristiani?
Questa arte sapienziale del dialogo potrà apparire come una vaga utopia, irremediabilmente retaggio di sognatori senza i piedi per terra. Non è così! E’ invece l’unica strada che puà risanare e ricomporre un mondo che rischia di esplodere in mille schegge impazzite in lotte fratricide. La storia, presto o tardi, lo dimostrerà! A noi, intanto, tocca di essere pazienti e vigilanti, nel segno del Cristo maestro di dialogo. Perché il nostro annuncio del Vangelo sia prima di tutto testimonianza coerente e credibile.
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