Visto con i nostri occhi
Edicole votive, la fede ha un volto popolare
Un progetto ha portato al recupero di elementi che si trovano lungo strade, incroci e luoghi di sosta. Richiamano tradizioni e culti antichi ancora diffusi in questa zona del Mantovano
11/12/2018
È appassionata e fermamente convinta del progetto che sta portando avanti. Mentre ce lo racconta si sente l’entusiasmo di chi è consapevole di vivere qualcosa di importante. Si chiama Carla Marubbi e nel comune di Sermide e Felonica è, da molti anni, il comandante della Polizia locale. L’ultima volta che ci siamo visti è stato qualche giorno fa, a Porcara, una sperduta borgata dell’estrema periferia della nostra provincia. Era insieme ad alcuni collaboratori del suo sogno che sta diventando realtà. Quando abbiamo sentito del suo progetto, abbiamo pensato di raccontarlo, quale esempio di come la collaborazione tra pubblico e privato, unitamente all’amore per il proprio territorio, possano generare fatti insperabili. Stiamo parlando di un progetto denominato “Ri–vedere Sermide”, tuttora in essere. «L’idea – dice Marubbi – mi è sorta dalla lettura di un interessante volume curato dalla dottoressa Paola Longhini Fornasa dal titolo La Via Sacra e popolare del Mantovano più basso e più orientale. Il nostro territorio custodisce infatti lungo le strade, gli incroci, i luoghi di sosta, delle piccole edicole religiose, capitelli votivi e pilastrini nati come opere di privati che si trovano, in larga parte, sul suolo pubblico. Essi rappresentano un patrimonio unico e spesso dimenticato. In passato sono stati dei veri e propri monumenti dall’alto valore simbolico. Ero a conoscenza dello stato di degrado di molti di questi “piccoli indicatori dell’Assoluto” e di quanto dinanzi a essi molti dei miei concittadini avessero sostato, anche per un semplice e rapido segno di croce. Erano insomma un patrimonio della memoria collettiva che andava salvato. Così, dopo aver acquisito notizie sull’origine, la diffusione geografica nel tempo, la funzione e gli stili architettonici di tali capitelli, si è proceduto a effettuare una sorta di censimento, provvedendo alla documentazione fotografica e alla raccolta dei dati prima di iniziare i lavori di restauro». Subito dopo aver parlato del libro ispiratore, Marubbi ricorda che il progetto è stato realizzato anche in memoria dello scomparso professor Ezio Cuoghi, originario di Sermide, che fu docente all’Accademia di Brera a Milano. «A partire da questo illustre cittadino – precisa Marubbi – è stato possibile aprire i contatti con l’Accademia di belle arti di Cracovia e il Politecnico di Milano. Tutto questo ha immediatamente spalancato le porte del nostro lavoro e gli ha dato un respiro europeo, anche attraverso dei progetti Erasmus. La scorsa estate quattro studentesse dell’Università di Cracovia sono state infatti ospiti a Felonica per alcune settimane, affrontando il risanamento conservativo di una piccola cappella votiva molto cara alla devozione popolare del luogo. Così anche a Cracovia qualcuno parla di noi, del fiume Po e dei nostri piccoli paesi». Leggendo il progetto ci rendiamo conto che si tratta di un’iniziativa che è stata capace di coinvolgere con intelligenza persone e risorse. «L’Amministrazione comunale che ne ha subito intuito l’importanza sociale – afferma Marubbi – ha voluto sostenere il progetto affidandomene il coordinamento generale. Così abbiamo messo a punto un’iniziativa che ha l’obiettivo di coinvolgere studenti, docenti, associazioni, liberi professionisti, lavoratori di pubblica utilità ed enti. Abbiamo lavorato su ambiti di proprietà pubblica e privata, di diversa consistenza e tipologia, che le nostre analisi hanno ritenuto rappresentativi di fenomeni di dismissione e sottoutilizzo con dirette conseguenze sull’intero spazio sociale. Se il progetto si è fatto carico delle spese dei materiali utilizzati e della sicurezza dei volontari, tutto il resto è stato realizzato grazie alla collaborazione gratuita di diverse persone, tra cui l’architetto Anna Maria Martini che ha seguito il restauro conservativo di tutti gli interventi realizzati. Tra i nostri collaboratori abbiamo anche alcune persone che stanno seguendo dei percorsi alternativi alla pena. Ciascuno di essi si sta rendendo disponibile in base alle proprie competenze e anche questo sta dando un valore aggiunto al nostro lavoro». Chiediamo cosa resta da fare. «Il recupero dell’intera Via Sacra terminerà nel prossimo anno con un intervento su un piccolo edificio religioso, molto caro alla gente del posto, e poi speriamo di riuscire a occuparci anche di alcuni dei luoghi in degrado e abbandono che meritano una rinnovata cura».
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