Visto con i nostri occhi
Era un uomo libero e forte
Il 25 aprile Castel Goffredo ricorda Anselmo Cessi, cattolico ucciso dai fascisti
23/04/2018
Non poteva essere scelta una data migliore del 25 aprile per inaugurare, a Castel Goffredo, un monumento ad Anselmo Cessi. In quel giorno ricorre l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo e il maestro Cessi è stato ucciso dai fascisti perché si batteva per gli ideali di libertà e democrazia. Il monumento sorgerà proprio nei pressi del luogo dell’omicidio, nella via a lui intitolata.
Era la sera del 19 settembre 1926: il Cessi stava rientrando a casa insieme alla moglie quando viene aggredito da due sconosciuti, che gli sparano un colpo di pistola alla testa. La morte è quasi istantanea. Insegnante elementare a Castel Goffredo, Anselmo Cessi, nato nel 1877, era molto conosciuto in campo cattolico: il suo impegno andava dal Partito popolare (che don Luigi Sturzo aveva fondato nel 1919) alla Cassa rurale del paese, di cui era direttore, fino alla presidenza dell’associazione “Vittorino da Feltre” dei maestri cattolici mantovani. Un cristiano laico a tutto tondo, animato dall’impegno socio-politico.
L’uccisione del Cessi si inserisce nel clima molto teso che si era venuto a creare a Castel Goffredo tra la parrocchia da una parte – il prevosto era monsignor Francesco Orsatti – e i fascisti dall’altra. La comunità cristiana non intendeva rinunciare all’educazione della gioventù, mentre il fascismo, con l’istituzione dell’Opera nazionale Balilla (1926) intende forgiare i “nuovi italiani”. Il Cessi viene accusato, fra l’altro, di ostacolare l’Opera. Diventa un nemico. Lo scontro degenera in delitto. E pensare che il maestro invitava i suoi alunni al rispetto e alla tolleranza, come si legge nelle parole di uno dei suoi dettati: «Quando sarai adulto rispetta l’opinione altrui anche se è contraria alla tua. (…) Giudica le persone dalle azioni più che dalle parole. L’intolleranza offende la giustizia».
Il sindaco di Castel Goffredo, Alfredo Posenato, e il parroco, don Giuseppe Bergamaschi, sono concordi nell’affermare che un uomo di così elevata statura, martire per la libertà, andava adeguatamente ricordato. «Non bastava più – dicono – la lapide all’inizio della via a lui dedicata. Il nome e il cognome, Anselmo Cessi, sembravano indicare un illustre sconosciuto. La stele, con il bassorilievo dello scultore mantovano Andrea Jori, rende un’adeguata memoria all’insegnante e la frase, dettata dal professor Rodolfo Signorini, ricorda chi era il Cessi e perché è stato ucciso».
L’inaugurazione del monumento è in programma mercoledì 25 aprile, alle ore 9.15. Il corteo partirà alle 9 dalla loggia del municipio. Dopo l’inaugurazione e la posa di una corona d’alloro a un altro monumento (quello ai caduti), alle 10.30 ci sarà la celebrazione della Messa nella chiesa parrocchiale. Per presentare la figura del Cessi, martedì 24, alle ore 18.30, ci sarà una conferenza di don Giovanni Telò, storico dell’età contemporanea e direttore de “La Cittadella”. Parteciperanno anche il sindaco Posenato, il parroco don Bergamaschi e lo scultore Jori.
La vita e l’opera di Anselmo Cessi verranno illustrate soprattutto attraverso delle immagini. Ce n’è una, in particolare, che dà la misura di quest’uomo, libero e forte: è una foto che ritrae il Cessi alcuni mesi prima dell’assassinio, insieme ai suoi alunni. Nella mano destra tiene la bandiera tricolore, in quella sinistra una copia del “Corriere della sera”, già diretto da Luigi Albertini, il giornalista che si era opposto al fascismo e aveva firmato il manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto, nel 1925, da Benedetto Croce.
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