Mantova cultura 2017
Esotismo evergreen: torna l’Aida storica in Arena
Recensione dell’opera di Giuseppe Verdi, nell’allestimento del 1913 che dette il via alle rappresentazioni nell’anfiteatro veronese
25/08/2016
Il suo fascino è evergreen e travalica tempi e mode. Questa Aida debuttò il 10 agosto 1913, segnando l’inizio delle rappresentazioni all’Arena di Verona e dettando, con il passaggio dal chiuso dei teatri allo spazio aperto dell’anfiteatro, un nuovo modo di concepire gli allestimenti scenici.

Il titolo areniano per eccellenza torna periodicamente a rivivere nella sua versione primigenia grazie al lavoro di ricostruzione che il regista Gianfranco De Bosio ha compiuto sui bozzetti di Ettore Fagiuoli, con il prezioso apporto di Susanna Egri, la quale ha reinventato le coreografie, dopo una certosina ricerca documentaria. Palme e obelischi, templi e colonne dipinte, fuochi sacri e insegne dorate, sfingi e guerrieri sono esattamente là dove il librettista Antonio Ghislanzoni li ha collocati, in un’esaltazione d’esotismo di gusto ottocentesco, simile a quello che ispirò Giuseppe Verdi. La suggestione è inscalfibile, come sancito dal rinnovarsi del consenso di pubblico, oggi meno rispettoso di un tempo, tra squillare di cellulari e riverberare di schermi, tra quanti scavalcano con clangore le poltroncine o sono incapaci di attendere l’intervallo per alzarsi dai propri posti e mettono a dura prova la gentile professionalità delle hostess. La magia dell’Arena è anche tutto ciò: è spettacolo nello spettacolo.

Nella recita del 21 agosto, dedicata a Daniela Dessì che ha lasciato un doloroso vuoto nell’olimpo della lirica, mancava il baldacchino dell’ultimo atto (nella foto Ennevi) forse, ipotizziamo, impossibile da installare causa il forte vento che ha spirato per tutta la serata, ma che ha anche cacciato lontano le nubi minacciose e favorito l’acustica, cristallina. Peccato che la gru usata per il montaggio delle scene si ergesse ancora una volta alle spalle del palcoscenico, a minare la full immersion egizia.

La direzione di Daniel Oren si è confermata votata alla sinergia visiva e uditiva, alla rispondenza scenica e musicale, con sensibilità espressiva e lavorio di cesello sulla travagliata interiorità dei personaggi. Sotto la sua bacchetta, sia Orchestra che Coro, preparato da Vito Lombardi, hanno ottimamente calibrato le dinamiche, in special modo nei “pianissimo” di grandissima suggestione.

Maria José Siri possiede una vocalità completa: padroneggia senza forzature il settore più alto fino agli acuti luminosi, con fraseggio approfondito, canto fluido, colori intensi, linea stilistica raffinata, dinamiche d’ampio respiro; capace di soffuse morbidezze senza mai perdere in temperamento nella scansione introspettiva di Aida. La rivale in amore Amneris era Anastasia Boldyreva, elegante nella figura e appropriatamente maestosa nell’espressività della linea di canto (superflua, la declamazione di alcune battute) che ha sostenuto con solidità, apparentemente senza sforzo anche nell’ultimo atto. Il timbro è scuro; l’emissione sporadicamente rimane leggermente “indietro”, tuttavia la potenza fa sì che la voce “arrivi”, e pure adeguatamente calibrata.

Carlo Ventre è l’“asso” della Stagione 2016 per il grande numero di recite sostenute, in vari titoli. Focoso come ben si addice a Radamès, il tenore era in splendida forma e, oltre allo squillo possente e limpido, ha ben padroneggiato l’intera gamma, con omogeneità nella resa. Buona tavolozza coloristica, fraseggio accurato e recitazione convincente per Sebastian Catana, Amonasro. Degni di nota, Sergey Artamonov, Ramfis, e Gianluca Breda, il Re. Hanno completato il cast Elena Borin, Sacerdotessa, e Paolo Antognetti, Messaggero. Un doveroso encomio al Corpo di Ballo coordinato da Gaetano Petrosino, con i primi ballerini Alessia Gelmetti, Amaya Ugarteche, Evghenij Kurtsev, Antonio Russo.

Anfiteatro non al completo, inspiegabilmente per il titolo e per questo allestimento in particolare, tra i più amati di sempre.

Maria Luisa Abate



La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova