Visto con i nostri occhi
Essere vicini ai nuovi poveri
Calano gli utenti Caritas, ma aumentano italiani soli e famiglie in difficoltà. Sono 4.588 le persone aiutate l’anno scorso. Non solo indigenti: tanti hanno redditi oltre i 900 euro, ma fanno fatica a sostenere spese improvvise. Servono misure efficaci
19/11/2018
«Che ci venite a fare qui al fiume?», chiede un ragazzino a un prete che cammina sull’argine. «Vengo a vedere il lavoro dell’argine», afferma il sacerdote. «E che lavoro fa l’argine?», domanda ancora il giovane. «Sembra che non faccia niente – risponde il prete – ma se l’argine si stancasse di contenerla, la forza del fiume distruggerebbe tutto. L’argine lavora più di tutti».
La crisi economica ha cambiato lo spirito delle nostre comunità: la chiusura di aziende e l’aumento di disoccupazione hanno diffuso smarrimento, mancanza di fiducia, paura del futuro. A farne le spese sono coloro che vivono ai margini: persone prive di lavoro, senza una casa, o incapaci di mantenere la propria famiglia.
A queste condizioni di fragilità la diocesi di Mantova prova a mettere un freno, ispirandosi al dialogo citato in apertura. È una scena del film L’uomo dell’argine (2004) di Gilberto Squizzato, un’opera biografica su don Primo Mazzolari. La citazione è stata spiegata da Davide Boldrini, responsabile dell’Osservatorio diocesano per le povertà, nell’incontro in Seminario durante il quale sono stati illustrati i servizi offerti nel 2017. L’iniziativa è avvenuta a ridosso della Giornata mondiale dei poveri che si celebra oggi. «La Chiesa deve fare argine – ha detto –e mettere insieme le forze affinché non prevalga la paura. Più volte è stato ribadito il bisogno di solidarietà, ma questo non basta: bisogna saper essere accoglienti».
L’anno scorso si sono rivolte alla Caritas 4.588 utenti, ma il numero di quanti beneficiano dei servizi è superiore (si stima attorno a 15.500) perché ciascuno può essere il riferimento di una famiglia con più persone. La tendenza è in calo sia tra gli stranieri (3.488, -5% rispetto al 2017), sia tra gli italiani (1.140, -9%).
Le persone che provengono dall’estero sono la maggioranza (il 75%): i Paesi più rappresentanti sono il Marocco (37% dei casi), il Ghana (9%) e la Nigeria (7%). Non c’è proporzionalità tra gli stranieri che si rivolgono alla Caritas e le rispettive comunità: gli indiani, ad esempio, sono il 17%, ma solo il 3% di loro passa per i centri di ascolto. Discorso simile per i romeni: rappresentano il 16% dei residenti, ma solo il 4% degli utenti Caritas. La realtà, insomma, è ben diversa dalla rappresentazione data ed è facile cadere in errore. Basti pensare che il 57% degli stranieri ha un permesso di soggiorno, mentre quelli non in regola superano di poco il 10%.
«Il calo generale delle persone assistite può sembrare positivo – ha aggiunto Boldrini –, tuttavia è pressoché stabile la quota dei nuovi incontri. La diminuzione registrata, perciò, non basta a dire che lo scenario sia cambiato in positivo. Anzi, si fanno largo fenomeni già segnalati in passato, che diventano sfide a cui occorre dare risposte veloci ed efficaci».
Uno di questi è l’invecchiamento degli italiani: l’età media è di 42 anni e la fascia più comune riguarda persone tra 50 e 54 anni. Si tratta di una fase delicata, specie sul piano lavorativo: talvolta sono persone rimaste disoccupate per le quali è difficile trovare una nuova occupazione, così il ritorno a una vita serena diventa in salita. Altro dato su cui riflettere riguarda la condizione economica. Sorprende la quota di chi guadagna almeno 900 euro: è il 23%, in crescita rispetto all’anno prima. «Significa che la popolazione cambia – ha sottolineato Boldrini –: non più solo indigenti, ma anche famiglie che in passato non si rivolgevano alla Caritas e oggi chiedono aiuto per far fronte a spese improvvise: studio, corsi professionali, cure mediche».
La rete della Caritas unisce i centri di ascolto di diverse associazioni, che coprono tutto il territorio: Agàpe (zona della città), Marta Tana (Alto Mantovano), San Lorenzo (Suzzara), San Benedetto (Quistello e Poggio Rusco), Centro aiuto alla vita. Quest’ultimo offre sostegno alle donne sole, vittime di violenze o in condizioni di fragilità, con l’obiettivo di dare protezione. Nel 2017 ha accolto 67 persone, di cui 38 minori. Offre progetti specifici legati alla maternità: sono state quasi 128 le donne sostenute con il “Bonus famiglia”, un sostegno previsto da Regione Lombardia. «Si parla spesso di numeri ma bisogna andare oltre e considerare le persone – ha affermato Silvia Canuti, direttrice della Caritas diocesana –. I fenomeni che registriamo dimostrano che il rischio povertà è interno alla società: è il sistema che genera rischi di emarginazione. La crescita di persone sole dimostra che i bisogni non sono solo materiali, perciò occorre mettersi al loro fianco affinché si sentano accompagnate in un percorso che punta all’autonomia».
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