Visto con i nostri occhi
Estate di servizio per Elena e Mina
Niente vacanze, meglio il volontariato: così due mantovane hanno partecipato a un progetto Caritas nelle zone terremotate del Centro Italia
18/09/2017
Dedicare una settimana delle proprie vacanze estive ad attività di volontariato. Ritagliare spazio per gli altri in un periodo di riposo, divertimenti, relax. È la scelta in controtendenza fatta da due mantovane che hanno aderito al progetto “Non siete soli” promosso dalla Caritas per offrire aiuto alle popolazioni terremotate del Centro Italia.
Elena Mossini, 36 anni, e Yamna Bouhatta, 21enne conosciuta da tutti come “Mina”, sono arrivate lo scorso 19 agosto ad Amatrice (Rieti), paese noto per le macerie viste più volte in televisione e online. Insieme a loro, giovani da altre diocesi lombarde: tre da Crema e cinque da Milano.
Il gruppo era uno dei tanti che si alternavano, di settimana in settimana, durante tutta l’estate. Punto di riferimento il campo base allestito dalla Caritas a Torrita, in una tenda donata dalla Caritas di Mantova alla diocesi di Spoleto-Norcia. La medesima struttura aveva ospitato a lungo la comunità di Brusatasso, dopo il sisma che colpì la nostra provincia nel maggio 2012.
Dopo un paio di giorni di ambientamento, il lunedì è iniziato il periodo di servizio vero e proprio. I volontari presenti, un’ottantina, sono stati suddivisi in varie attività, a seconda del bisogno. Una riguardava l’animazione dei tre Grest parrocchiali della zona, organizzati a Borbona, Amatrice e Accumuli. È proprio a questo ambito che sono state assegnate Elena e Mina: il loro compito era organizzare giochi e iniziative per i bambini.
L’altra attività prevista per i volontari era il servizio al Centro di ascolto di Amatrice, un luogo molto triste per la comunità perché vi furono sistemate, nei giorni successivi alle scosse, le salme delle vittime del terremoto. Durante l’emergenza il Centro ha funzionato come punto di distribuzione di alimenti e generi di prima necessità, poi è stato riqualificato per diventare un luogo di incontro e socializzazione.
Il terzo servizio previsto dal progetto era il sostegno a famiglie e abitanti della zona, in base alle loro necessità quotidiane: sgomberare cantine o case inagibili, accudire gli animali, aiutare nella manutenzione di edifici o strutture e molto altro ancora.
Attività diverse, ma comunque importanti in un contesto di grande difficoltà come quello vissuto, dall’agosto 2016 a oggi, dalle popolazioni del Centro Italia e alle quali Elena e Mina si sono dedicate con grande partecipazione e spirito di sacrificio.
Il mondo del volontariato e la realtà Caritas per loro non sono una novità: Elena è responsabile del Centro di ascolto delle povertà gestito dall’associazione “San Benedetto onlus”, attiva a Quistello e Poggio Rusco, mentre Mina collabora con quello di Suzzara, dell’associazione “San Lorenzo onlus”.
Entrambe hanno vissuto sulla propria pelle il terremoto del 2012. Sanno cosa significa vivere per mesi tra disagi e problemi quotidiani, con un’enorme incertezza sul futuro. La loro scelta di partire per il Centro Italia nasce da qui, dal desiderio di aiutare e dare conforto a chi prova oggi le stesse difficoltà.
«All’inizio avevo un po’ di timore – confida Elena – perché temevo mi tornassero in mente i brutti ricordi di cinque anni fa. Per fortuna però in quei giorni non ci sono state scosse ed essere a contatto coi bambini mi ha trasmesso grande serenità. L’esperienza al campo base è stata coinvolgente: era bellissimo vedere così tanti ragazzi, provenienti da tutta Italia, uniti dalla voglia di impegnarsi gratuitamente per gli altri».
I ricordi più forti sono legati alle persone. La gioia inconsapevole dei più piccoli stride con lo sguardo cupo degli adulti. A modo loro, però, testimoniano lo stesso desiderio di dare un futuro a un territorio messo in ginocchio. «Tutte le persone che ho incontrato – racconta Mina – sono state gentili. Affrontano la vita con serenità, sono accoglienti e calorose. Attorno a loro restano solo macerie, eppure riescono a farsi forza giorno dopo giorno. Per noi volontari era un segno di grande speranza».
Il momento più toccante è stato il 24 agosto, primo anniversario del terremoto. Tutto si è fermato e gli stessi volontari hanno sospeso le attività per dare supporto nelle celebrazioni: «C’era grande silenzio, un’atmosfera spettrale – aggiunge Elena – ricorderò per sempre i rintocchi delle campane per le vittime, una ad una». L’omaggio verso chi non ce l’ha fatta dà ancora più valore alla rinascita ed Elena e Mina hanno dato il proprio contributo, come centinaia di altri volontari che si sono alternati quest’estate nel Centro Italia.
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