Visto con i nostri occhi
Etiopia, la missione continua
L'impegno della nostra diocesi si sposta da Lare ad Abol: nei prossimi mesi don Sandro Barbieri inizierà l'attività nella nuova parrocchia vicino a Gambella, capoluogo della regione
03/04/2018
l più delle volte pensiamo alla missione o alle missioni come a delle realtà lontane verso le quali le nostre comunità parrocchiali fanno arrivare aiuti economici o di altro genere. Questa attenzione è positiva, ma può risultare parziale: infatti, le missioni ci consentono anche di scoprire ciò che esse offrono in dono a noi, alle parrocchie, alla Chiesa nel suo insieme. La nostra presenza laggiù ci provoca e ci rimanda a una visione più evangelica della vita.
Oltre a don Flavio Lazzarin in Brasile, i missionari mantovani fidei donum sono in Etiopia, accanto alle persone, gratuitamente, per fede e per amore: non vedo altri motivi. Non basterebbe infatti il coraggio o la voglia di qualcosa di alternativo per affrontare la lontananza, il clima, i pericoli di vario genere, la cultura, i disagi. Ho colto questo aspetto nei giorni scorsi, quando mi sono recato in visita alla missione di Lare, in Etiopia, dove sono impegnati, come missionari fidei donum, don Matteo Pinotti ed Elisabetta Manerba, laica originaria di Castiglione delle Stiviere. Con me c’erano don Paolo Gibelli e don Gianfranco Magalini, insieme mandati dal vescovo Marco Busca sulla base delle indicazioni emerse dal Consiglio presbiterale diocesano per mettere a fuoco con i nostri missionari le prospettive della missione.
A Lare abbiamo toccato con mano le difficoltà dell’apostolato di don Matteo, che sta cercando di affrontare i problemi della popolazione di etnia Nuer mediante il superamento della prospettiva del clan, per arrivare a un lavoro comunitario. Ciò avviene con lentezza e fatica. Don Matteo ci ha raccontato di dover fare i conti con una guerra civile combattuta nel Sud Sudan, a pochi chilometri dalla missione; con persone dell’etnia Nuer che dalle zone di guerra si rifugiano in Etiopia. Nella zona di Gambella, ad esempio, i profughi sono 200mila. In questo contesto si annuncia il Vangelo della riconciliazione, del perdono, del superamento dei clan. Sul piano del clima fa molto caldo e si possono incontrare serpenti velenosi. Inoltre, spesso mancano l’energia elettrica e Internet. Anche l’impegno di Elisabetta, a Lare, è encomiabile: lo si è capito mentre raccontava il suo servizio presso l’ostello che ospita una sessantina di giovani oppure mentre si soffermava sull’educazione all’igiene, come pure quando descriveva i progetti e l’incontro con le persone al di là del confine, nel Sud Sudan.
Don Matteo ed Elisabetta hanno scelto di distinguere tra il compito spirituale–pastorale del prete e i progetti da accompagnare, affidati alla missionaria laica. Le difficili condizioni in cui si trovano hanno convinto il vescovo Busca ad avviare un’altra esperienza missionaria. Si tratta della parrocchia di Abol, località situata a una settantina di chilometri da Lare e molto vicina a Gambella, la città di 31mila abitanti capoluogo della regione. Non facciamoci però l’idea che Abol sia un luogo facile. Certamente ci sono dei vantaggi rispetto a Lare: esiste una maggiore sicurezza, ma rimane pur sempre una zona a rischio e con le medesime difficoltà di lingua, clima e cultura. Oltre a don Matteo ed Elisabetta, abbiamo incontrato anche don Sandro Barbieri, già parroco di Levata, Montanara e San Silvestro di Curtatone, ora sacerdote fidei donum, che si trova ad Addis Abeba a studiare l’amarico, dopo aver imparato l’inglese. Abbiamo colto in lui coraggio ed entusiasmo ma anche – giustamente – qualche preoccupazione per un futuro tutto da costruire. Quando entrerà nella nuova parrocchia di Abol, con pazienza dovrà cercare di imparare la lingua dell’etnia prevalente nella zona: gli Anuak.
Dopo aver visitato la missione di Lare e di Abol, ed esserci confrontati tra di noi, abbiamo incontrato Abba Tesfaye, vicario generale del Vicariato apostolico di Gambella, e abbiamo concordato che don Sandro, verso la fine dell’estate, comincerà il suo ministero ad Abol, dove andrà a vivere anche don Matteo che, con Elisabetta, continuerà a seguire la missione di Lare, fino al giugno 2019, termine del loro servizio in terra africana.
Tutta la Chiesa mantovana è invitata a sostenere il mandato dei nostri missionari nel mondo e, in particolare, il nuovo servizio affidato a don Sandro. Lo ha ricordato anche il vescovo Marco Busca, durante la Messa crismale del Giovedì Santo in Cattedrale, quando ha invitato a valutare la disponibilità a vivere un periodo in missione. «Non dobbiamo lasciare solo don Sandro – ha detto –. Esorto presbiteri, diaconi e laici a offrire alcuni mesi o anni alla missione ad gentes, perché insieme possiamo garantire continuità al servizio missionario in Etiopia».
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