Visto con i nostri occhi
Famiglia, una risorsa: è l'eredità di Dublino
La città irlandese ha ospitato la nona edizione dell’incontro mondiale. A partire dall’«Amoris laetitia» si è discusso di matrimonio, fede e accoglienza. Il racconto di due mantovani.
03/09/2018
Dal 21 al 26 agosto si è svolto a Dublino (Irlanda) il nono incontro mondiale delle famiglie, al quale abbiamo partecipato in rappresentanza della diocesi di Mantova. È stato un incontro importantissimo in cui, come ha sottolineato papa Francesco, la famiglia ha avuto un ruolo essenziale, specie nel recuperare il valore fondante della vita dell’uomo. L’aria respirata a Dublino è sembrata arricchita da un profumo nuovo, più fresca del solito. Dal mercoledì al venerdì si è svolto il congresso pastorale, dove le gioie delle famiglie, ma anche le ferite, sono state al centro dei temi delle relazioni, implementati poi nelle tavole rotonde e nelle testimonianze. I relatori, provenienti da tutto il mondo, hanno toccato temi forti che riguardano il vissuto quotidiano della famiglia.
La base di partenza per le riflessioni del congresso è stata l’esortazione apostolica Amoris laetitia cui si è ispirato monsignor Eamon Martin, arcivescovo e presidente della Commissione episcopale irlandese per la famiglia, che ha aperto il congresso con un tema stimolante: “Come insegnare alle famiglie a riscoprire la fede e comunicarla alle nuove generazioni”. Scorrendo velocemente il programma, oltre a temi di fondo, si è riflettuto anche sulle famiglie rifugiate, sul problema dell’era digitale e delle comunicazioni, sui senza tetto, sulla scelta del matrimonio: obiettivo era vedere la famiglia come risorsa e non come problema.
Tra le tante riflessioni proposte, ne ricordiamo alcune in modo particolare, come quella dell’arcivescovo di Manila, monsignor Luis Antonio Tagle. Il cardinale ha esortato le famiglie a non lasciare che il mercato ci insegni a emarginare le persone e ha condannato la cultura dello scarto: «Cambiano i nostri cuori, non misuriamo le persone in base al loro valore di mercato, iniziamo dai gesti minimi». L’arcivescovo ha concluso il suo intervento, applaudissimo, con
un’esortazione: «Cambiamo il nostro cuore, torniamo alle radici della nostra spiritualità, a Gesù, alla testimonianza dei santi, concentriamoci sui rapporti piuttosto che sulle utilità».
Una seconda riflessione è stata proposta dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, che ha affermato: «Occorre cambiare la prospettiva pastorale. L’Amoris laetitia ci chiede di metterci a fianco delle coppie, non davanti, e a camminare con loro. Occorre abbandonare sia il lassismo che il rigorismo e partire dalla realtà che abbiamo davanti». Molti altri sono stati gli spunti interessanti ma raccontarli richiederebbe più spazio. Il centro dell’incontro è stata la preghiera: ogni giorno, alle 16.30, nella “Family Arena”, si svolgeva la celebrazione eucaristica e inoltre vi era la possibilità dell’adorazione in una cappella allestita all’interno dell’area.
Terminato il congresso, si sono tenuti gli ultimi due eventi che hanno visto la presenza di papa Francesco: la festa della famiglia presso Croke Park, tempio del rugby irlandese, e la Messa conclusiva nell’immenso Phoenix Park. Sabato 25 agosto, lo stadio del Croke Park in poche ore è stato invaso da oltre 40mila irlandesi che si sono aggiunti alle oltre 20mila persone provenienti da tutto il mondo. Le testimonianze di diversi sposi hanno confermato che è possibile ritrovare l’unità tra marito e moglie, superare crisi economiche e affettive, aprirsi all’accoglienza.
Papa Francesco, dopo i canti e le forti testimonianze, si è messo a dialogare con le famiglie, come fossero state su un prato insieme a Gesù. Con la sua tenerezza ha risollevato gli animi affermando: «Siete stanchi? Lo sono anch’io». Non parlava solo di una stanchezza fisica. Quella cui si riferiva il Papa era una stanchezza interiore, che si avverte quando i problemi economici, le lacerazioni affettive, le situazioni difficili di salute procurano una sorta di tristezza paralizzante. È lì che il Vangelo, illuminando la croce, diviene antidoto, cura le ferite e restituisce la gioia. La Messa finale di domenica 26, celebrata sotto un cielo carico di nuvole, è stata l’occasione in cui papa Francesco ha chiesto perdono agli irlandesi per gli abusi sui minori e i peccati di prelati e consacrati. Sono serviti tanto coraggio, ma anche tanta umiltà, per ammettere davanti al mondo questi errori e per chiedere e rinnovare la fede in Cristo e la fedeltà alla sua Chiesa.
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