Visto con i nostri occhi
Famiglie e club alleati per lo sport
Sui terreni di gioco, anche a livello giovanile,sono sempre più frequenti episodi negativi. Talvolta i colpevoli sono proprio i genitori: serve più cultura per favorire l’educazione
18/02/2019
L’ultimo episodio è avvenuto qualche settimana fa. A Carpenedolo (Brescia), si sta giocando una partita di pallacanestro giovanile: di fronte l’Amico Basket, squadra di casa, e la Negrini Quistello. In campo ragazzini attorno ai 13 anni: per qualcuno il basket è già una passione forte, per altri solo un modo per stare con gli amici. Eppure gli animi si scaldano. Dagli spalti qualche genitore insulta l’arbitro, anche lui poco più che un ragazzino, “colpevole” di non aver fischiato un fallo. Marco Giazzi, allenatore del Carpenedolo di origini mantovane, prova a far ragionare gli spettatori. Il tentativo va a vuoto: insulti e proteste continuano e il clima si fa teso. Alla fine, nonostante l’Amico Basket fosse in vantaggio, Giazzi decide di ritirare la squadra e chiede che venga omologata la sconfitta a tavolino per 20-0. L’episodio lancia un messaggio forte: lo sport, considerato da tanti come una “palestra di vita” dalla forte componente educativa, può diventare una valvola di sfogo per gli istinti più beceri di poche persone.
Non si tratta di casi isolati: il fenomeno, purtroppo, è sempre più esteso a campionati locali e categorie giovanili. «È un problema diffuso che preoccupa tutti: dirigenti, allenatori e famiglie – sottolinea Giancarlo Zanafredi, presidente del Centro sportivo italiano (Csi) di Mantova –. Le cause vanno ricercate nell’esasperato protagonismo che spinge ad alzare i toni anche nelle partite amatoriali e, soprattutto, nella mancanza di cultura sportiva. È questa mentalità che bisogna cambiare». Zanafredi chiama in causa anche le famiglie: «Talvolta sono i genitori a rendersi protagonisti di questi episodi spiacevoli – aggiunge –. Perciò serve un lavoro profondo che coinvolga le società sportive, la scuola e ovviamente la famiglia, prima agenzia educativa chiamata a sostenere bambini e ragazzi in un’esperienza di crescita». Serve una riflessione più ampia sul modo di intendere l’attività sportiva. «Alcuni studi evidenziano che l’abbandono dello sport avviene attorno ai 12 anni – continua il presidente del Csi –: esasperati dal clima aggressivo o dall’eccessiva competitività, i ragazzi smettono per sempre. È un grave danno per chi come noi si impegna a promuovere lo sport come ambiente educativo».
La visione “pura” dello sport, cioè uno strumento di formazione per educare le persone, soprattutto i più giovani, si basa innanzitutto, sul rispetto: verso l’avversario, l’arbitro e le regole. Questo spirito guida da sempre l’attività del Csi: l’impegno maggiore riguarda i campionati di diverse discipline organizzati a livello provinciale, ma comprende anche progetti specifici per diffondere la cultura sportiva. Come gli incontri dedicati ai bambini che già praticano uno sport per farli giocare ad altre discipline: un modo per far conoscere quelle meno diffuse e abituare i più piccoli a vivere in un ambiente in cui lo sport ha uno spazio significativo. Importante è anche l’aspetto relazionale, ambito in cui il Csi investe molto, con corsi di formazione specifici per allenatori ed educatori delle società sportive, affinché sappiano come interagire con i bambini.
Nonostante gli sforzi, purtroppo, c’è poca sensibilità sul tema. «Alcune persone credono che bastino le conoscenze tecniche per lavorare con i bambini – afferma Zanafredi –. Pensano sia un aspetto secondario, invece per noi è fondamentale ed è proprio per questo che cerchiamo di coinvolgere il più possibile anche i genitori. Oltre all’incontro che apre la stagione sportiva, ne organizziamo altri durante l’anno ma la partecipazione non è ancora così ampia come vorremmo. Vuol dire che bisogna lavorare ancora tanto per creare cultura sportiva». Attori principali di questo processo sono società sportive e famiglie, senza dimenticare l’aiuto che può arrivare dalla scuola. È da loro che deve passare il messaggio dello sport inteso come ambiente sano di vita e crescita umana. Per evitare che si ripetano episodi spiacevoli di maleducazione e intolleranza e i ragazzi possano fare attività non con l’assillo di diventare campioni, bensì per il semplice piacere di stare insieme e divertirsi.
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