Visto con i nostri occhi
Famiglie in cerca di «sostegno»
I tagli di bilancio riducono il numero di insegnanti e la qualità del servizio. In questo modo il vero inserimento rimane lontano. Docenti e genitori sottolineano l’importanza degli aiuti in campo didattico
29/10/2018
Da alcune settimane è ripartita l’attività nelle scuole e per tanti studenti è ricominciato un percorso a ostacoli. Per la carenza di docenti di sostegno specializzati, per la difficoltà di garantire un numero adeguato di ore per ogni bambino certificato che ha bisogno di assistenza scolastica e, in certi casi, anche di essere accompagnato in bagno o a mangiare. Una vera inclusione scolastica significa mettere l’alunno con disabilità in condizioni di parità rispetto agli altri studenti: un problema scottante se si pensa che in Italia sono oltre 245mila, in provincia di Mantova circa 2.300.
Approfondendo l’argomento, un quotidiano nazionale ha pubblicato la lettera di una mamma che così si rivolge al ministro dell’Istruzione: «Ci sono famiglie che hanno dovuto spiegare a un bambino disabile perché i suoi coetanei hanno iniziato la scuola e lui no». La risposta va individuata nei tagli di risorse economiche, con il conseguente ridimensionamento del personale: ciò ha avuto delle ripercussioni notevoli.
Anche nelle scuole mantovane è ben presente il problema dell’integrazione di studenti con disabilità all’apprendimento. Per questo abbiamo interpellato docenti e genitori. La professoressa Lucia Fiorini, laurea in Lettere, un corso triennale per la specializzazione al sostegno e referente per gli alunni diversamente abili nell’Istituto comprensivo 2 di Mantova, afferma: «I bambini certificati o diversamente abili possono fare grandi progressi se c’è una buona collaborazione tra le famiglie e l’istituzione scolastica. Ogni riflessione deve partire dalla legge 517 del 4 agosto 1977 che sancisce il loro inserimento nelle scuole dell’obbligo. Credo, poi, che la nostra professionalità si basi sulla capacità di individuare i veri bisogni dell’alunno e successivamente nel saper trovare i percorsi educativi individualizzati più efficaci per agevolare la sua autonomia e integrazione scolastica. A volte, poi, vi sono difficoltà dovute all’eterogeneità della classe, al numero di studenti per classe e ai casi particolari da gestire. Importante comunque è sempre la collaborazione con il consiglio di classe e con i singoli docenti. In molti anni di esperienza il più grande insegnamento ricevuto nasce dall’importanza della relazione, dall’esplorare le risorse di ogni singolo alunno prima ancora dell’attenzione al programma».
Per comprendere la realtà del sostegno alla primaria, abbiamo interpellato la maestra Emanuela Moglia. Da dodici anni lavora in questo ambito educativo, accompagnando bambini certificati in tutte le discipline. Ricorda come sia la dirigente, dopo un’adeguata consultazione, a organizzare le ore e il personale didattico in base al numero dei bambini e tenendo conto dello star bene a scuola. Per la maestra il problema più importante è quello del rapporto con i genitori: «Per questo si punta a parlare molto con loro per unire gli sforzi al fine di rendere il percorso educativo più efficace. Ritengo che in questo campo l’esperienza dei colleghi di sostegno sia importante: infatti, consiglierei la pratica dell’affiancamento iniziale, con chi è nuovo a questo tipo di servizio scolastico».
F.N. è una mamma che abbiamo intervistato e a cui riconosciamo il diritto all’anonimato. Ha vissuto una lunga esperienza nell’ambito del sostegno. Prima con il figlio che oggi ha 25 anni e che attualmente frequenta il centro disabili di Marcaria. Poi con i due gemelli, maschio e femmina, che hanno usufruito del sostegno nella primaria e secondaria: attualmente sono alle superiori e hanno 16 anni. «Avere dei figli è una grande scommessa – afferma –. Sarebbe bello se tutti i genitori riuscissero a osservare con occhi attenti tutto ciò che i loro figli ricevono ogni giorno dai loro insegnanti: così da creare un contesto educativo e formativo di collaborazione per la crescita dei nostri bambini. Solo, infatti, se noi genitori dimostriamo vera stima nell’insegnante si può raggiungere la piena condivisione di un progetto formativo ed educativo efficace. Da parte mia, poi, devo ringraziare molto i docenti di sostegno con i quali ancora oggi vivo un buon rapporto di amicizia».
Il colloquio con questa mamma fortemente motivata dimostra che gli insegnanti di sostegno possono fare un grande lavoro. Certo occorre creare le condizioni più adeguate, attraverso risorse economiche e professionali. Come ricordava don Lorenzo Milani quando scriveva: «Se si perdono loro (gli ultimi, ndr) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati».
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