Visto con i nostri occhi
O Pro-Gest apre o Mantova chiude
Coinvolti vari rappresentanti degli Uffici diocesani per dimostrare l’interesse della Chiesa locale sul tema
07/09/2016

Roberto Dalla Bella

Il tema dello sviluppo industriale di Mantova è da sempre di grande attualità. Negli ultimi mesi è nato un acceso dibattito sulla riapertura dell’ex cartiera Burgo da parte del gruppo Pro-Gest. Se da un lato c’è soddisfazione per i nuovi posti di lavoro, dall’altro preoccupa l’impatto ambientale che l’inceneritore dello stabilimento potrebbe avere sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. L’esito della vicenda è un nodo cruciale: l’impressione è che se il progetto venisse accantonato sarebbe a rischio lo sviluppo economico di tutto il territorio mantovano.
La stessa conclusione è emersa da un dibattito organizzato nei giorni scorsi nella sede del nostro settimanale. Il confronto ha riunito attorno allo stesso tavolo il Vicario episcopale per il territorio mons. Paolo Gibelli, il direttore della Caritas diocesana Giordano Cavallari, il responsabile del Centro per la Pastorale Sociale e del Lavoro Marco Pirovano e il direttore della Fondazione Migrantes Aristide Pelagatti.

Il nodo Pro-Gest
Dal futuro dell’ex cartiera Burgo passano le chances per Mantova di voltare pagina dopo anni di aziende chiuse o delocalizzate altrove, che hanno fatto impennare la disoccupazione e tolto opportunità di lavoro soprattutto ai giovani. La riapertura sembra dunque l’unica possibilità per scongiurare un declino irreversibile.
«Il caso Pro-Gest è emblematico e ne va dello sviluppo industriale del territorio», afferma Cavallari. «Per uscire dalla crisi economica è necessario creare occupazione e il piano industriale che la proprietà ha presentato va proprio in questa direzione. Se si pongono ostacoli di ogni tipo al progetto si mettono a rischio anche eventuali investimenti futuri e a Mantova non verrebbe più nessuno a creare lavoro».
Il riferimento diretto è alle numerose polemiche sull’impatto ambientale che la riapertura dello stabilimento avrebbe sulla zona. L’elemento della discordia è l’inceneritore: una struttura attiva già in passato, ma che in questo caso dovrebbe smaltire una quantità di materiale molto maggiore, perché comprensiva degli scarti provenienti dalle altre fabbriche del gruppo. «La chiave è sempre la competizione globale», aggiunge il direttore della Caritas. «Per vincere la sfida bisogna creare prospettive di lavoro in una prospettiva ecologica. La produzione di carta rappresenta una nicchia di mercato con buone opportunità e anche sostenibile sul piano ambientale, pur consapevoli che nessuna attività umana è davvero a impatto zero».
L’importanza di salvaguardare l’ambiente è fuori discussione, ma oggi più che mai è necessario dare una risposta efficace per uscire dall’emergenza disoccupazione. Sul tema interviene anche monsignor Gibelli: «È più che giusto tutelare l’ecosistema - sottolinea - ma non dobbiamo perdere di vista l’aspetto del lavoro. Il concetto di bene comune ci impone di coniugare il più possibile questi due elementi e, non a caso, Papa Francesco nella Laudato Si’ chiede di continuare a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro per tutti».
Sulla questione ambientale, per il direttore della Pastorale Sociale Pirovano occorre soprattutto promuovere stili di vita sostenibili: «Abbiamo tanta paura dell’impatto che potrebbe avere il progetto Pro-Gest, ma non pensiamo mai a quanto potremmo fare noi stessi per ridurre l’inquinamento, ad esempio utilizzare più spesso i mezzi pubblici o limitare l’uso del riscaldamento o dei condizionatori nelle nostre case».

La versione completa dell'articolo si trova alle pag. 6 e 7 del settimanale in edicola.
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