Visto con i nostri occhi
Fragili e senza casa, Caritas offre aiuto
In aumento le persone che chiedono sostegno all’associazione Abramo: nel 2017 sono state 236. In maggioranza sono stranieri, ma crescono gli italiani
17/07/2018
«È Cristo che ci chiede di accogliere i fratelli e le sorelle a braccia aperte». Silvia Canuti, nuova direttrice della Caritas diocesana, cita alcune parole di papa Francesco. Il Pontefice le ha pronunciate lo scorso 20 giugno, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Parole di solidarietà e tolleranza riferite a migranti e richiedenti asilo ma che, nelle intenzioni, hanno un significato più ampio: stare vicino a tutte le persone che soffrono. È questo il compito che la Caritas porta avanti sul territorio. Anzi, di più: una missione. La direttrice lo ha sottolineato con forza venerdì 6 luglio, durante l’incontro in cui sono state illustrate le attività offerte nel 2017 dall’associazione Abramo onlus, che gestisce per la Caritas numerosi servizi residenziali. Comunità, alloggi e appartamenti in varie zone della provincia, messi a disposizione dalla diocesi o dalle stesse parrocchie.
Per le persone in difficoltà non significa solo avere un tetto sopra la testa. Vuol dire poter contare su una rete di operatori e volontari pronti ad ascoltare i loro problemi e a dare una mano per superare le difficoltà. Non attraverso la semplice assistenza materiale fatta di oggetti e servizi, ma con una vicinanza umana sincera che nasce dall’incontro e dalla relazione. «Caritas e Abramo onlus sono enti ecclesiastici – ha precisato Canuti – cioè non solo ambiti di lavoro, ma percorsi di pastorale dove vengono realizzate opere in una prospettiva pedagogico-educativa. Ci sono tanti professionisti che lavorano con competenza, ma non manca mai il lato umano».
Sono state 236 le persone incontrate nel 2017 dall’associazione Abramo onlus, con una sensibile crescita (+18%) rispetto alle 200 dell’anno prima. Uomini, donne, bambini, a volte intere famiglie che operatori e volontari hanno seguito con grande attenzione e cura, come dimostrano i quasi 46mila giorni (+5mila in un anno) di permanenza nei servizi attivi. «Davanti ai numeri abbiamo persone da accompagnare – ha dichiarato Renato Gandolfi, direttore dell’associazione Abramo onlus –. Occorre essere attenti e usare le “orecchie” del cuore per comprendere le fatiche che le persone vivono e imparare da loro».
L’orizzonte in cui agisce Abramo onlus è composto da sei servizi, per un totale di trenta strutture presenti in diverse zone della provincia di Mantova. Il desiderio è che sia l’intera comunità a farsi carico di queste persone più fragili. Lo conferma il fatto che queste realtà si trovano in un territorio che comprende 23 parrocchie e ogni Vicariato della diocesi è coinvolto. Buona parte della Chiesa di Mantova, quindi, è sensibile e impegnata in questo ambito.
Le strutture gestite dall’associazione cercano di rispondere a bisogni e necessità diverse. La comunità “Casa della Rosa”, ad esempio, è dedicata a donne sole, con o senza figli, che provengono da varie situazioni difficili: problemi economici, violenze, maltrattamenti. L’anno scorso ne ha ospitate 17, con i loro 24 bambini. Facendo un confronto con l’anno precedente, le situazioni incontrate restano simili, ma sono cresciuti i giorni di permanenza (arrivati a quasi 7mila). «Segno che le donne restano da noi più a lungo – ha aggiunto Gandolfi – e fanno più fatica a ricostruire la propria autonomia, soprattutto se hanno dei figli».
Una tendenza diversa emerge dal servizio Epimèleia, rivolto agli uomini: nei quattro alloggi disponibili hanno trovato posto venti persone, più di quelli arrivati nel 2016 (quando furono 14) ma che si sono fermati per meno tempo (3mila giorni in totale). Si tratta di persone molto diverse tra loro: divorziati, disoccupati, ex detenuti oppure uomini che lottano contro varie forme di dipendenza.
Altra esigenza molto diffusa riguarda la condizione delle famiglie, in gravi difficoltà economiche e senza casa, che vengono ospitate nella comunità Mamrè: nel 2017 sono stati undici nuclei, per un totale di 45 persone. L’attenzione alle famiglie è un tema che riguarda anche i richiedenti asilo, altro settore in cui è impegnata l’Abramo onlus. I migranti arrivati a Mantova l’anno scorso, attraverso i “corridoi umanitari” e altre modalità gestite in collaborazione con Caritas, sono stati 42, oltre a sette famiglie e sei minori. Il fatto che siano coinvolte intere famiglie ha fatto crescere i giorni di permanenza, in dodici mesi, da 10mila a 13mila. Durante l’ospitalità negli alloggi messi a disposizione da Abramo, vengono accompagnati nella richiesta del permesso di soggiorno come rifugiati politici e aiutati a inserirsi nelle comunità con varie iniziative, come ad esempio corsi di italiano.
I quattro servizi appena elencati sono gestiti in convenzione con gli enti locali, altri due invece sono in autonomia. Si tratta di Casa San Vincenzo de’ Paoli, che nel 2017 ha ospitato sei donne e cinque bambini, e vari alloggi sparsi per la provincia utilizzati per l’housing diffuso: venti le famiglie accolte, per un totale di 59 persone. Nel complesso, le persone ospitate da Abramo sono in maggioranza di genere maschile (il 59%) e va segnalato che circa un terzo (97) sono minorenni. Sebbene la maggior parte sia di origine straniera (il 70%, provenienti soprattutto da Maghreb e Africa sub-sahariana) colpisce l’aumento di italiani, passati in un anno da 43 a 70.
È il segno di una fragilità diffusa sul nostro territorio che invita tutti a un maggior impegno. Chiesa ed enti locali insieme, come dimostrano le nuove convenzioni firmate dai rappresentanti dei distretti sociali che riuniscono i vari Comuni. Per la zona di Mantova è stata firmata un’intesa da 210mila euro fino al 2020, mentre con i distretti di Asola e Suzzara gli accordi riguardano solo l’anno in corso e hanno un valore di 25mila e 35mila euro.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova