Visto con i nostri occhi
Fu pittore e garibaldino: in mostra Ripari
Nato a Bozzolo nel 1843, combatté durante la Terza guerra d’indipendenza. Studiò a Brera ed ebbe committenti prestigiosi. Le sue opere sono esposte al «Bellini» di Asola
19/11/2018
Virgilio Ripari era un artista mantovano, nato a Bozzolo nel 1843; trasferitosi nel 1853 ad Asola dove il padre aveva intrapreso l’attività di pittore di carrozze; nel 1861 studente all’Accademia di Brera alla scuola di Giuseppe Bertini e Raffaele Casnedi; poi nel 1866 garibaldino combattente nella battaglia di Bezzecca durante la Terza guerra d’indipendenza e infine pregevole ed apprezzato pittore a Milano, dove morì nel 1902.
Nella sua breve vita aveva esposto opere nelle sedi più prestigiose, dall’Esposizione di Milano nel 1872 a quella di Torino nel 1884 e di Venezia nel 1887, nonché all’Esposizione di Belle Arti di Milano del 1889. Aveva goduto il favore di committenti importanti, dalla nascente ricca borghesia milanese alla regina Vittoria: per lei aveva dipinto una serie di quadri ad olio e acquerelli.
Le sue opere sono oggi presenti in prestigiosi musei e gallerie, per lo più lombardi, tra cui primeggia la Galleria d'arte moderna di Milano con ben otto dipinti. Ma nonostante tutto ciò nessuno gli aveva mai dedicato una mostra personale.
Ad oltre un secolo dalla morte, questa lacuna è stata colmata dalla sua città d’adozione: Asola, la città che – grazie all’intuito del sindaco Andrea Terzi – gli aveva assegnato la borsa di studio con cui aveva potuto frequentare l’Accademia di Brera e vivere nel vivace contesto culturale di Milano, allora crocevia di tendenze artistiche in declino (ad esempio quella accademica) e di altre nascenti (vedi Scapigliatura). E, in sua memoria, il Comune di Asola ha istituito una omologa borsa di studio.
La mostra “Virgilio Ripari. Un pittore a Milano nel secondo Ottocento”, a cura di Gianluca Bottarelli, Vincenzo Denti e Mario Lazzari, sarà ospitata, fino al 27 gennaio, nei locali recentemente messi a nuovo del Museo civico “Goffredo Bellini”. È bene comunque sottolineare che l’esposizione delle opere è soltanto la conclusione di un lungo e meticoloso lavoro di archivio alla ricerca di documenti che consentissero di ricostruire passo passo lo svolgersi della vita dell’artista e con essa l’evolversi della sua pittura, anche attraverso lo studio del contesto in cui l’artista era vissuto e delle sue amicizie e frequentazioni.
E molto opportuna è, nel percorso museale, la presentazione non solo di 23 opere del Ripari, ma anche di 24 dipinti di autori a lui contemporanei (tra gli altri, Tranquillo Cremona, Giuseppe Diotti, il Piccio, Mosè Bianchi) dando modo al visitatore di cogliere sia i tratti che li accomunano, sia quelli distintivi che caratterizzano la sua pittura, così lontana sia dal compassato verismo storico del suo maestro Bertini, sia anche dal romanticismo melodrammatico di Mosè Bianchi. Benché il prevalere dello sfumato sul contorno – con i conseguenti effetti di vaporosa morbidezza – possano suggerire una qualche influenza di Tranquillo Cremona, tuttavia nell’atmosfera dolce e sognante del Ripari la figura non si dissolve; al contrario, ne viene posta in maggiore risalto. Virgilio Ripari è pittore di fiori – in prevalenza rose -, di fanciulle sorridenti, di suorine dai modi gentili, di ritratti di bimbi e di nobili signori: quel mondo di pace e di benessere che il positivismo, e con esso la nuova borghesia, ritenevano destinato a continui progressi. E tuttavia all’osservatore attento non sfuggono gli sguardi pensosi e il sottile vibrare di un’inquietudine segreta, quasi un presentimento, come a dire: “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: del doman non c’è certezza”.
Il catalogo (127 pagine, 15 euro) merita uno speciale encomio: non si limita a presentare tutte le 48 opere presenti nella mostra. I saggi non solo dei tre curatori, ma anche di altri studiosi quali Mario Marubbi, Raffaella Colace, Laura Malcisi, Sandro Maroni e Claudia Cavatorta, sono ampiamente corredati da splendide immagini, così da fare di questo libro uno studio completo ed approfondito della pittura lombarda nella seconda metà dell’800. Per meglio conoscere quei decenni della nostra storia nei suoi molteplici aspetti sono previsti specifici incontri: vedi www.comunne.asola.mn.it.
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