Mantova cultura 2017
Galeotta fu la valigia: ironia caleidoscopica nel “Ladro” rossiniano
Il mantovano M° Lelio Capilupi ha curato la preparazione vocale degli interpreti de “L’occasione fa il ladro, ossia il cambio della valigia”, opera che ha rinnovato la collaborazione tra il Regio e il Conservatorio “Boito” di Parma.
25/02/2016
La facciata del Teatro Regio è apparsa livida, nella giornata piovosa, a far da sfondo a una bicicletta in transito, poi a un tandem e a un carrettino zeppo di cianfrusaglie. I velocipedi, superate strade e piazze della Città di Parma, hanno imboccato la via dei campi in direzione Napoli, come specificato nelle didascalie incorniciate. Rifacendosi all’epoca d’oro dei film muti, anche questa pellicola in bianco e nero ha avuto l’accompagnamento musicale, prestigioso, dell’ouverture de L’occasione fa il ladro, ossia il cambio della valigia che, dopo La cambiale di matrimonio dell’anno passato, ha rinnovato la collaborazione tra il Regio e il Conservatorio “Boito”. Nel disegno registico di Andrea Cigni, la proiezione si è sovrapposta alla realtà scenica, discostatasi dallo spunto neorealista e tarata sui toni buffi della commedia degli equivoci: propriamente una “burletta per musica” che Gioachino Rossini e il librettista Luigi Prividali hanno giostrato tra travestimenti e scambi di persona fino all’immancabile rosea conclusione.

La recitazione ha interagito con la scenografia (di Dario Gessati) avente le fattezze multiformi del mondo stralunato di Buster Keaton, dove gli oggetti cambiavano le consuete intrinseche prospettive. Gli interpreti si sono così trovati a cantare sul tetto della locanda che ha riparato i viaggiatori durante il temporale, tra le orecchie di un’enorme volpe o a cavalcioni di una gigantesca valigia. Ovvero di quello stesso accessorio di viaggio reso protagonista nel sottotitolo, che si è aperto in pareti, soffitto e finestre; dalla regia assimilato al tradizionale baule della Commedia dell’Arte dal quale fuoriescono i personaggi, nel perpetuarsi di un nobile rito teatrale. A completare il caleidoscopio d’ironia sempre leggera, i costumi coloratissimi (di Simona Morresi) dalle fogge strizzanti l’occhio alla striscia di Hergé del 1929 Les aventures de Tintin, guarniti da parrucche impomatate e biacca e bistro sui volti, a sottolineare visivamente le caratterialità dei personaggi. Il finale si è ricongiunto agli iniziali omaggi al territorio parmense, tra coppe, culatelli e un prosciutto impugnato a guisa di chitarra rock sotto il lampeggiare, invero un poco kitsch, di una scritta al neon inneggiante agli sposi.

Concertatore e direttore dell’Orchestra del Conservatorio, Alessandro D’Agostini ha accentuato la brillantezza della tavolozza coloristica della partitura e dedicato accurata attenzione ai particolari. I tempi erano piacevolmente sostenuti benché non sempre tarati per aiutare in toto le voci, nella particolare situazione dai risvolti didattici. Il cast infatti era formato da allievi della Scuola di Canto del “Boito”, coordinati e preparati dal mantovano Lelio Capilupi e da Donatella Saccardi. Artisti tutti sotto i trent’anni, ancora impegnati nel cammino di studio o diplomatisi proprio nella presente occasione, il cui valore è risultato misurabile nell’immediato oltre che in prospettiva futura.

Il soprano Nao Yokomae, allieva della classe di Capilupi, ha confermato le qualità interpretative già apprezzate nella Cambiale dello scorso anno: espressività di fraseggio e ottima dizione anche nei recitativi; ha saputo reggere con professionalità le variazioni difficili come i “picchiettati”, tratteggiando Berenice dolce ma smaliziata. Lo spiritoso Don Parmenione aveva il bel timbro di Jaehong Jung, valorizzato dall’incisività del fraseggio; buona la pronuncia specialmente nelle arie. Il Conte Alberto era Lorenzo Caltagirone, anch’egli già udito nella Cambiale, dalla linea stilistica gradevolmente omogenea benché leggermente opaca se rapportata allo smalto rossiniano, di cui ha comunque saputo trovare i giusti accenti. Alessandro Vannucci, voce ben proiettata e articolata, ha caratterizzato l’anziano zio Don Eusebio con prorompente vis comica nelle vivacissime controscene su una sedia a rotelle, evoluzione registica al tema delle due ruote. Marta Di Stefano, Ernestina, ha presentato doti notevoli che lasciano presagire una brillante carriera; disinvolta al pari di Nicolò Donini, padrone dei propri mezzi sia canori che attoriali nel delineare la provvida scaltrezza di Martino. Puntuali gli accompagnamenti al fortepiano di Riccardo Mascia. Alla prova generale, aperta al pubblico e svoltasi alla presenza della Commissione esaminatrice del Conservatorio, Teatro prossimo all’esaurito e vivissimi apprezzamenti.

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