Visto con i nostri occhi
Gighessa: riflessioni e prospettive dopo la devastazione
Domenica 3 aprile si sono incontrati i volontari (soprattutto operatori sanitari che operano in Africa) per riflettere su quanto accaduto nei mesi scorsi a Gighessa
21/04/2016
Roberto Melli

Un incontro vissuto in un’alternanza di sensazioni e sentimenti: è così che si può in grande sintesi riassumere il pomeriggio di domenica 3 aprile quando, in Seminario, si sono incontrati i volontari (soprattutto operatori sanitari che operano in Africa) per riflettere su quanto accaduto nei mesi scorsi a Gighessa.
Sconcerto e amarezza hanno sicuramente destato le immagini che il prof. Venturi e i suoi collaboratori hanno mostrato per far prendere coscienza a tutti della devastazione e dei saccheggi che hanno colpito il centro medico e le altre strutture della missione etiope che a lungo ha visto la presenza di sacerdoti mantovani fidei donum e che ora è affidato alle cure della diocesi africana. Di fronte a tanta desolazione è inevitabile porsi domande su quali errori siano stati commessi, che cosa si sia rotto tra gli operatori e le popolazioni dei villaggi che fino al gennaio scorso hanno usufruito dei servizi ma soprattutto se lo sforzo fatto, i sacrifici compiuti e il sostegno che da tante parti nel corso di decenni ha permesso la realizzazione del centro siano valsi la pena. Ma se una certa delusione - e anche un sentimento molto umano di disillusione - sono naturali, è stato certo segnale di speranza e di conforto il vedere da parte di tutti il desiderio di non mollare, di poter ricominciare a prestare la propria opera nel confronto di popolazioni bisognose di aiuto non appena le condizioni possano rendere possibile nuovi interventi anche spostandosi eventualmente di località.
Non è facile trovare risposte su quanto accaduto e probabilmente una verità completa e definitiva sui fatti non potrà mai essere trovata, ma alcuni aspetti possono certamente essere chiariti. Tra questi quello più rilevante e importante da sottolineare è che tali eventi non siano frutto di una reazione di tipo religioso (opinione condivisa da tutti gli operatori). Anche se la popolazione locale è quasi esclusivamente di fede islamica, il fattore religioso non ha minimamente influito se si considera che una parte degli stessi abitanti si sia preoccupata di garantire l’incolumità dei presenti e di difendere quanto era possibile. Difficile dunque capire uno scoppio di ira e una furia devastatrice così “cieca” specie agli occhi di un occidentale cui la mentalità africana, come rilevava don Magalini, risulta molto lontana. E’ indubbio come osservava don Tognetti, missionario per lungo tempo in America Latina, che i poveri non hanno la possibilità di ragionare su lunghe prospettive e che spesso il vantaggio immediato prenda il sopravvento su tutto.
Ma al di là del resoconto dei fatti e delle considerazioni sul futuro degli interventi, l’aspetto più importante della riflessione condotta durante l’incontro riguarda un aspetto più profondo che deve coinvolgere un po’ tutta la Chiesa a partire da quella mantovana.
Ne riflettevo tornando a casa, facendomi tornare alla mente le immagini di quelle piante, che in alta montagna, riescono a crescere anche in condizioni quasi impossibili e davanti alle quali ti fermi stupito chiedendoti come siano in grado di crescere in mezzo alle rocce dove sembra non possa esserci lo spazio per alzare i propri rami. Ecco il “bene ostinato”, o se vogliamo tenere l’esempio delle piante di montagna quasi cocciuto, è quello che dobbiamo portare avanti, così argomentava il dott. Tedoli (medico CUAM) convinti che l’importante sia seminare, portare il bene anche là dove sembra che questo non possa attecchire o dove, ad un certo momento, venga spazzato via, perché lasciare cadere un seme è segno di speranza e di fiducia che “Qualcuno” potrà secondo tempi a noi non conosciuti provvedere ad esso.
Ed è indubbio che tale ostinazione a continuare sia l’aspetto comune che ha concluso questo pomeriggio, un pomeriggio di una domenica un po’ diversa in cui pareri e opinioni si sono confrontati con pacatezza e interesse di tutti verso tutti i pareri e che, credo, sia importante rilanciare per tutta la chiesa mantovana.
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