Mantova cultura 2017
Giorgio Saggiani vince il Rive Gauche Fesival
Premiato a Firenze il priore della Compagnia del Preziosissimo Sangue
21/12/2017
Il “Rive Gauche-Festival” (Concorso Internazionale per Opere in prosa, poesia e testi cantautorali, patrocinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali), giunto alla II edizione, nei giorni scorsi ha assegnato a Giorgio Saggiani il I° Premio per la migliore silloge poetica. Artista, insegnante di lettere e attuale priore della Compagnia del Preziosissimo Sangue, Saggiani è noto per la storica militanza politica degli Anni Novanta e il gemellaggio Mantova-Weingarten.

“Urla senza voce”, la raccolta selezionata, è l’ultima in ordine di tempo, uscita nel 2015, dopo una “ferita immedicabile”, la cui eco ancora non si è spenta. Nella creativa suggestione del suo poetare, “splendido collage surrealistico di libere associazioni”, per dirla con Elena Alfonsi, Gian Maria Erbesato ravvisa “una convergenza perfetta tra Verità, Poesia e Bellezza”. Come già nelle prove d’esordio, affiorano segreti pensieri e amare convinzioni, ricordi dolorosi (“la pace/che ho dentro/è fatta/di lacrime”), l’anelito al trascendente; l’umana fragilità, la miseria spirituale dei nostri tempi.

Il mesto e solitario poeta (“un uomo solo/sgomento/muto…/in valle non più/lucente”; “fa paura più/della notte/la solitudine”), con pudica discrezione, disvela il suo cuore, disperato per una vita ormai sfuggente (“La mia sera/è qui/ultimo tratto/foce di vita”), ma che rifiuta tenacemente la morte: sullo sfondo di una natura ora ostile, ora partecipe e avvolgente (“alberi/tremanti/ululano il/mio pianto”; Il cielo/senza un/rombo/uccelli senza canto”), sofferenze (“Dolore eterno/…riposa/nella vita”), angosce (“impassibile/scorre/il tempo/della distruzione”) e timori, debolezze, illusorie speranze e rimpianti, “desideri e aneliti” si susseguono nei versi liberi; dai tumultuosi turbamenti giovanili all’aridità del presente (“Lontano/ le gioie/ confuse/ d’un tempo/ troppo breve”), all’ascolto della parola di Dio, il “Cristo insopprimibile”, dalle ineffabili promesse di beatitudine. Cosciente d’essere “misera cosa/che s’inverna/e declina”, il poeta gli si affida: “Signore/dammi/notte per/piangere/alba ancora/per risorgere”; “Non abbandonarmi/ti supplico”; “Signore/mostraci che/non sei/sogno”

(Luciana Rodighiero Astolfi)

Nella foto: la premiazione

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