Visto con i nostri occhi
Giovani pronti a mettersi in gioco
Due ragazzi mantovani hanno partecipato a uno stage organizzato dal gruppo Abele. Tanti i temi affrontati durante le giornate: diritti, lavoro, integrazione e dipendenze
19/11/2018
Hanno ventuno e ventitrè anni. Valentina Marastoni ed Alessandro Bellini vengono da Santa Croce e Moglia di Sermide e sono appena tornati da uno stage promosso dal Gruppo Abele. Sono impegnati in oratorio e nel gruppo giovani della Caritas dell’unità pastorale. Dal 20 al 23 ottobre scorso, insieme ad altri ragazzi provenienti da tutta Italia, hanno condiviso un percorso di crescita e riflessione che abbiamo voluto raccontare. Luoghi comuni, diritti, lavoro, integrazione, nuove dipendenze, prevenzione, accoglienza, azzardo, sessualità, genere e transessualità. Queste alcune tematiche trattate nel campo, nella consapevolezza che ciascuno debba fare la propria parte per migliorare “l’aria” che il paese sta respirando. «Mi ha spinto a partecipare - così inizia Alessandro - l’interesse personale e professionale per i temi trattati. Migrazioni e dipendenze sono tematiche che sento molto vicine al mio lavoro come educatore. La mia formazione universitaria mi ha aperto gli occhi su queste tematiche che mi sembravano lontanissime, ma che ho scoperto toccano anche le nostre piccole realtà di paese. Un’altra motivazione è legata all’attuale situazione politica e sociale dell’Italia riguardo a questi temi. Ho sentito il bisogno di avvicinarmi a una realtà che cercasse di osservare le tematiche nella loro globalità e complessità. Ritengo infatti che non si debbano dare giudizi, etichette, nutrire preconcetti, ma cercare di conoscere, comprendere, analizzare a pieno le situazioni». Per prepararmi a questa intervista mi leggo prima il programma e rimango stupito per i temi affrontati. «Sì in effetti - continua Alessandro - son stati giorni di intensa formazione su temi impegnativi, dall’antimafia all’immigrazione, fino alle dipendenze. Abbiamo avuto modo di discutere con persone che quotidianamente toccano questi problemi come Andrea Di Renzo dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) ad Andezeno, Barbara La Russa, responsabile dell’Area dipendenze del Gruppo “Abele” e Maria Josè Fava, referente di “Libera” Piemonte. Poi è stato toccante l’incontro con don Luigi Ciotti. Don Luigi ha insistito sul tema della corresponsabilità, dell’impegno comune e condiviso in direzione della giustizia. Ci ha spronati a non star fermi, a schierarci». Intuisco che Alessandro e Valentina siano stati colpiti da queste giornate e il prosieguo dell’intervista me lo conferma. «Credo che l’Italia in questo momento - dice Valentina -, non stia vivendo i suoi anni migliori. La situazione un po’ mi preoccupa, perché mi dà l’impressione che ci si stia tirando indietro, nel senso che non ci si voglia assumere la responsabilità di aiutare l’altro». Le fa eco Alessandro che continua: «La politica sta cercando di dividere più che di unire, di escludere più che integrare. Stiamo iniziando a fare distinzioni di genere, ad odiare colui che ha un colore diverso della pelle. Si tende sempre più a dare giudizi ed ad affibiare etichette senza conoscere. Dobbiamo iniziare ad informarci, conoscere, comprendere, capire. Non voglio sembrare il buonista di turno, ma nemmeno colui che fa la predica sulla teoria dei fatti senza conoscere. La nostra società attuale ci fa credere che queste persone, in particolare i migranti, siano la causa di tutti i nostri mali e dei nostri problemi. Dobbiamo cercare di limitare il pregiudizio che risiede dentro di noi per provare a vedere oltre l'apparenza, oltre l'etichetta di “migrante” o “drogato”. Non dimenticando mai che siamo esseri umani». Sono entrambi educatori in parrocchia, perciò domando loro cosa possiamo fare. «Un’azione importante - afferma Valentina - è sicuramente l’informazione corretta. Nel nostro paese, infatti, le informazioni sono spesso modificate per un secondo fine e la gente, per pigrizia o per comodità, non va alla ricerca del vero». «Dobbiamo - prosegue Alessandro - partire dai più giovani, far pensare i ragazzi, renderli coscienti, far conoscere loro la storia, cercare di creare menti libere e aperte e poi fare informazione che faccia conoscere le situazioni nella loro interezza e complessità. Caino, alla domanda di Dio che gli chiedeva dove fosse suo fratello, rispose di non essere lui il suo custode. Ma noi sappiamo benissimo dove sono i nostri fratelli e non possiamo voltarci dall’altra parte. Non abbiamo bisogno di muri, ma di gente che li sgretoli e che abbia la forza di buttarli giù. Ognuno di noi deve sentirsi responsabile di ciò che sta avvenendo in Italia e in Europa e aprire la mente - conclude Valentina - per attivare un processo di pensiero senza il quale il rischio alle porte è grande».
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