Visto con i nostri occhi
Giulio Romano tra i nomi di spicco
Da Pontemerlano al fiume Po: proseguono gli itinerari per l’estate di Roberto Brunelli. Edifici più o meno noti rivelano «firme» come quella dell’architetto del Cinquecento
08/07/2019
Alla scoperta di palazzi e ville della provincia di Mantova. Oggi suggeriamo di prendere la strada per Ostiglia, e già a Pontemerlano sostare per ammirare due residenze signorili: la villa Isabella, del 1740, con un dinamico accesso di scale a tenaglia, e la villa Riesenfeldt, del 1720, con doppia facciata, entrambe visibili dalla strada e caratterizzate da logge a serliana sovrapposte, con intorno i rustici di una corte agricola e cappella, sita sull'altro lato della strada. Poco oltre, a Barbasso, è la cinquecentesca villa Veneri, il cui modesto aspetto non lascia presagire lo stupefacente interno, costituito da un amplissimo apparato decorativo settecentesco.
Appena più in là, alla Garolda, spicca la villa Cavriani, dall'imponente mole cubica del primo Cinquecento, con interventi successivi, strutturali e decorativi, di scuola di Giulio Romano e degli architetti neoclassici Paolo Pozzo e Giovanni Battista Vergani. Della villa, oggi ristorante, si può avere una visione d'insieme dalla strada provinciale nel punto, poco più avanti, in cui sovrappassa il canale. Ma da qui conviene lasciare la provinciale e, dopo avere oltrepassato sulla destra la rossa, articolata corte San Giovanni, di origine medievale, raggiungere Roncoferraro. Centro del paese è la spettacolare corte Grande, dove davanti a un'immensa aia sorge una serie di edifici in linea, comprendente la casa padronale, seicentesca, le abitazioni dei dipendenti e i rustici, tra cui due originali barchesse, a portico su colonne. Questa è una terra di risaie, che tuttora danno spettacolo di sé con il loro mutare secondo la stagione; il progresso ha abolito la necessità delle mondine, ma nel ricordo dell'immane fatica di quelle donne, il Comune ha pensato di rendere loro omaggio con un monumento che sta in un'aiuola all'estremità destra della corte.
Da Roncoferraro in breve si è a Villimpenta, dove, in un angolo della spianata davanti al castello, immersa in un'oasi di verde, si trova villa Zani, una delle più belle dell'area mantovana. Appartenne a vari esponenti di casa Gonzaga; ma il nome attuale le viene da uno degli ultimi proprietari. Architetto ne fu secondo alcuni Bernardino Facciotto; per i più invece fu Giulio Romano, il genio capace di influenzare così un altro genio, il “maestro delle ville venete”, Andrea Palladio. Certo, ha influenzato gli architetti di altre ville segnalate in questo itinerario: struttura a tre piani, con il piano nobile tra le cantine e l'attico; facciate anteriore e posteriore con accesso da una loggia a serliana.
Villimpenta è ai limiti della provincia; si può profittarne per un breve passaggio di confine, e sulla strada per Gazzo Veronese, sulla sinistra, ammirare una residenza inusuale: è il palazzo dei Merli, quattrocentesco, con un coronamento a merli ghibellini digradanti, e al centro un'elegante trifora, che come i due retrostanti camini cilindrici ricorda che siamo in terra veneziana. Tornando in terra nostrana, da Villimpenta a Sustinente, per un'altra residenza inusuale: è la villa Guerrieri Gonzaga, realizzata a partire da metà Seicento per volontà dei marchesi Guerrieri (al cui cognome i Gonzaga avevano concesso di aggiungere il proprio) nella forma che sembra aver tagliato in due e distanziato un'originaria unica proprietà, collegando poi le due metà con tre archi di portico. La villa era anche una corte agricola, con i rustici e le modestissime abitazioni dei dipendenti. In una di queste, come ricorda la piccola lapide verso la strada, nacque monsignor Luigi Martini, una figura tra le principali del nostro Ottocento, il cui padre era alle dipendenze dei marchesi.
Proseguendo per Ostiglia, si passa accanto al complesso di Torriana, le cui architetture, pur se non in buono stato, manifestano la singolarità di questa villa-corte seicentesca, con due costrutti identici e paralleli, uno dei quali, come dice il campanile accanto, è una chiesa. Ecco poi Ostiglia, già nota in età romana (qui nacque lo storico Cornelio Nepote; di qui passava la via Claudia Augusta, che collegava la via Emilia con Verona e la valle dell'Adige). Un segno vistoso della sua antichità è dato dal sarcofago paleocristiano (VI secolo), ora all'ingresso di uno dei due palazzi che meritano menzione: questo è il settecentesco palazzo Bonazzi, ora sede del municipio, con interni sontuosi e alle spalle un giardino storico, un monumento a Dante dell'ostigliese Pasquale Miglioretti e reperti relativi alla via Romana. L'altro è l'ottocentesco palazzo Foglia, che dà sulla piazza del monumento a Cornelio e ospita biblioteche e musei.
L'itinerario si conclude trionfalmente di là dal Po, a Revere, con il monumentale palazzo Ducale che nel 1451 diede l'avvio al Rinascimento mantovano. Committente ne fu il marchese Ludovico II Gonzaga; esecutore, il fiorentino Luca Fancelli, che portò qui il modo di costruire appreso da Brunelleschi e Alberti, ma con accenti suoi, come ad esempio i merli chiusi, poi ripresi tante volte nelle sue costruzioni mantovane.
(3 – Continua)
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