Visto con i nostri occhi
Grande Mantova o borgo incantato?
Quello che allarma e preoccupa maggiormente è la crisi del lavoro. Non bastasse tutto il resto si è aggiunto, più o meno inaspettato, il caso della ex-Belleli.
09/03/2016

Paolo Lomellini

L’idea della Grande Mantova, dal punto di vista amministrativo, segna il passo ormai da un po’ di tempo. Approfondiremo a breve questo tema. Quello che allarma e preoccupa maggiormente è la crisi del lavoro che sta progressivamente trasformando il nostro territorio da “isola felice” a realtà sempre più problematica. Non bastasse tutto il resto si è aggiunto, più o meno inaspettato, il caso della ex-Belleli.
Questo triste “cahiérs de doleances” sembra non finire mai e rischia di essere la pietra di inciampo dei sogni vagheggiati e coccolati della “Capitale della Cultura”, così come opportunamente richiamato nell’ultimo editoriale del Direttore della Gazzetta.
Alla base delle tante crisi aziendali che ci attraversano ci sono certo questioni macroeconomiche che stanno sopra le nostre teste. Eppure alcune di queste stanno anche nel campo delle responsabilità del nostro territorio. Il caso del piano presentato da Pro-Gest per riavviare la cartiera ex-Burgo è quanto mai emblematico.
Lo si vuole affrontare con responsabilità e dare risposte in tempi ragionevoli? O si preferisce un dilazionare “sine die” che si perda nei meandri della burocrazia amministrativa e della indecisione politica?
Sì, perché il caso in questione richiede anche e soprattutto una risposta dalla politica locale. Un concetto ben espresso, e che sottoscriviamo, dall’intervento del prof. Alberto Grandi che pubblichiamo a pagina 4.
Mantova vuole ambire ad essere una Grande Mantova (in tutti i sensi, ivi incluso quello produttivo)? Oppure, per usare un’efficace immagine, vuole essere un borgo incantato, una sorta di “Grande Castellaro Lagusello”? La politica non può sottrarsi dal dare una risposta. Chiara.
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