Visto con i nostri occhi
I cattolici mantovani e la tragedia della guerra
Anche se manca uno studio completo, alcune ricerche consentono di capire l’atteggiamento tenuto durante il primo conflitto mondiale. In un libro la storia del cappellano don Bernini
12/11/2018
Il settimanale cattolico mantovano del tempo si chiamava “La Scintilla”. Siamo nel 1914 e la Prima guerra mondiale si sta già combattendo da alcuni giorni. Il 16 agosto, il settimanale titola: Mentre tuona il cannone; nel testo, il giudizio è inequivocabile: la guerra viene definita «una mischia oscena, una lotta spaventosa, un macello morale di ogni principio umano e di ogni precetto cristiano». Il papa Pio X muore il 20 agosto e aveva già condannato il conflitto. Sulla stessa linea si muove il successore, Benedetto XV, che, nella celebre “nota” del 1º agosto 1917, arriva a definire la guerra «inutile strage». Fin dall’inizio del conflitto, la posizione del mondo cattolico mantovano è di condanna, ma occorre aggiungere che, a tutt’oggi, manca uno studio specifico sull’atteggiamento tenuto dalla Chiesa locale negli anni della Prima guerra mondiale. È auspicabile che l’argomento venga approfondito da qualche ricercatore, sia perché è di rilevante importanza per la storia del Novecento, sia perché siamo convinti che non mancheranno delle interessanti sorprese. Ciò è testimoniato da alcune ricerche, uscite in occasione del centenario della guerra. Fresco di stampa è il volumetto Brevi cenni della vita del Molto Reverendo Don Guido Bernini, a cura di Costanza e Maurizio Bertolotti (edizioni dell’Ecomuseo della risaia), nel quale compare la trascrizione di un memoriale redatto da Luigi, padre del sacerdote, dopo che il figlio era morto a Mantova il 28 novembre 1917 in seguito alle ferite riportate in combattimento sul Carso. Don Guido, nato a Campione di Bagnolo San Vito nel 1884, era cappellano militare e la sua tragica scomparsa si inserisce nelle vicende dei duemilacinquecento cappellani al seguito dei soldati nella Prima guerra mondiale. «Sacerdote per vocazione, soldato per dovere, alieno a ogni opera marziale», lo definisce monsignor Antonio Boni, arciprete della Cattedrale, nel giorno dei funerali. Il giudizio è eloquente, soprattutto se pensiamo che si deve a un professore del Seminario e di profonda cultura qual è stato monsignor Boni, già insegnante di don Bernini. Un’altra valutazione, sempre di un prete mantovano, sul periodo bellico – emersa in occasione di una mostra organizzata a Marmirolo nel 2015 e pubblicata nel catalogo Una memoria per non ripetere –, appare sul registro dei battesimi della parrocchia. Il vicario don Giuseppe Viviani scrive: «Il 24 maggio 1915 è incominciata la guerra italo-austriaca. Guerra imposta e accettata più per spirito di disciplina che per l’entusiasmo di solo pochi. […] La Madonna Ausiliatrice di cui oggi è la festa […ci aiuti a compiere] concordi tutto il nostro dovere, pel bene dell’Italia e a salute del popolo». Sono “schegge” preziose per tentare di incominciare a comporre un mosaico molto più vasto. Un’altra tessera arriva da San Benedetto Po, dove è in corso una mostra, con relativo catalogo, dal titolo Soldati e caduti sambenedettini della Grande Guerra 1915-1918 nella collezione di Natalino Cavalli (se ne parla a pagina 9 della “Cittadella” di oggi). Alcune pagine del catalogo sono dedicate al Circolo giovanile cattolico che, in guerra, ha avuto dieci morti, i cui nomi sono incisi su una lapide. Questi giovani erano stati educati secondo gli ideali della religione e della patria, come emerge anche dall’elogio funebre pronunciato in occasione dei funerali del presidente del circolo, Renato Bertazzoni (17 febbraio 1917). Vi è infine il grande capitolo dell’opera assistenziale, messa in atto dalla Chiesa mantovana, che ha avuto nella parrocchia di San Barnaba, in città, uno dei suoi centri di maggiore impegno, con il Segretariato del popolo e la Casa del soldato, su cui si sofferma Enzo Bottoli nell’articolo in questa pagina. Una vicenda di straordinaria solidarietà è quella ricostruita da Alessandra Fario e Tiziana Gozzi, di prossima pubblicazione: le ricercatrici hanno ripercorso la storia di trecento bambini viennesi. Erano affamati, in forti difficoltà – insieme a migliaia di loro coetanei –, e nell’immediato dopoguerra hanno trovato accoglienza nel Mantovano, soprattutto nelle parrocchie.
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