Visto con i nostri occhi
I doni dei laici al servizio della Chiesa
Per il futuro delle parrocchie e unità pastorali sarà sempre più importante il coinvolgimento. Ogni persona è chiamata a dare un contributo a seconda delle attitudini e dei talenti ricevuti
21/01/2019
Dopo gli interventi sulla “Cittadella” di don Giampaolo Ferri e don Alessandro Tommasi sulla corresponsabilità tra laici e preti, quindi di don Renato Zenezini sulla sinodalità e di don Manuel Beltrami sulla ministerialità, come laico provo a offrire alcuni spunti su questi tre temi che ci riguardano molto da vicino. Mentre la riflessione sulla corresponsabilità parte dal Concilio Vaticano II ma non ha ancora trovato la modalità giusta per essere praticata, gli altri due temi sono più recenti e forse ancora poco compresi. A proposito dei laici, i padri conciliari scrivono in Lumen gentium al numero 32: «Come partecipi della missione di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell’azione della Chiesa. All’interno delle comunità ecclesiali la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più ottenere il suo pieno effetto». A sua volta, nel 1974, il vescovo Carlo Ferrari, nella Premessa e orientamenti pastorali, al punto 1 afferma: «Nella Chiesa tutto appartiene a tutti, pur in modi e ruoli diversi. Di conseguenza tutti i credenti devono sentirsi responsabili… Si tratta di una corresponsabilità che viene da Cristo stesso e che il sacerdote coordina in vista del bene comune della comunità cristiana». A partire dal 2010, con l’inizio della visita pastorale, il vescovo Roberto Busti nelle omelie aveva dato ai laici una responsabilità: quella di non restare più «muti», mentre nella Settimana pastorale del 2011, il teologo don Severino Dianich, citando il decreto del Vaticano II Apostolicam actuositatem sull’apostolato dei laici, numero 2, aveva detto: «Si precisa che se i compiti e i ministeri nella Chiesa sono molti e diversi, essi fanno tutti parte di quella che è l'unica e unitaria missione della Chiesa. Quindi non c'è uno che è responsabile della missione della Chiesa e uno che non è responsabile. Le forme di esercitare questa responsabilità cambiano, ma non la responsabilità fondamentale». Con il Sinodo diocesano del 2016, nella proposizione 11 è stata citata varie volte la parola corresponsabilità e nella proposizione
12 è stata sottolineata la necessità di creare, nelle parrocchie senza parroco, dei gruppi ministeriali formati da laici. Il vescovo Marco Busca, nella lettera pastorale Generati in Cristo, nostra vita (2017), rifacendosi al Sinodo, parla di «comunione, corresponsabilità e missionarietà futura». In sessant’anni la nostra Chiesa nei suoi documenti è ritornata varie volte sulla “corresponsabilità”, ma quanta fatica a farla nostra, quanta disattenzione in noi fedeli! Così con il passare degli anni si è fatta sempre più evidente la fatica a recepire la necessità del cambiamento. Oggi dobbiamo porci alcune domande: quanto tempo abbiamo impiegato a capire e a convincerci che anche noi laici siamo Chiesa e anche noi, come battezzati, siamo risorti in Cristo e possiamo assumerci delle responsabilità nelle nostre comunità per trasmettere la buona notizia a quanti ci vivono accanto? Quanto è dipeso da noi e quanto dai preti, per arrivare a essere consapevoli e assumerci una maggiore responsabilità? Ora si tratta, come fa notare don Manuel Beltrami, di integrare i tre temi tra loro. Prima la corresponsabilità era indipendente dalla sinodalità e dalla ministerialità. Adesso invece stiamo comprendendo che in base al carisma o alla vocazione propri, il cristiano laico capirà quale ministero, capacità o attitudine al servizio gli siano più consoni, e nella sinodalità, dialogo in comunione, come metodo di confronto con altri, saprà scegliere in libertà ciò che conta, verso quale corresponsabilità dedicarsi, assumendone i doveri.

Il 23 dicembre scorso sulla “Cittadella”, a pagina 3, avevamo pubblicato una riflessione di don Manuel Beltrami, delegato vescovile per il laicato, in vista del percorso di formazione unitaria alla ministerialità che si terrà nella nostra diocesi tra gennaio e febbraio. Nel presentare quel testo, sollecitavamo un dibattito sul nostro settimanale. Ringraziamo Tiziano Manzoli, della parrocchia di San Giorgio, per il suo contributo, in attesa che possano arrivare altri testi, di sacerdoti o laici. In occasione dell’incontro degli “amici della Cittadella” (17 novembre 2018), il vescovo Marco Busca aveva definito il settimanale «il nostro giornale di casa». Su queste pagine ci si può davvero sentire “a casa”, per confrontarci su quei temi che riguardano la costruzione della Chiesa mantovana.
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