Visto con i nostri occhi
I giovani nei giorni del virus
Storie di volontariato a sostegno dei più fragili. Uno slancio di generosità che ha coinvolto tanti ragazzi mantovani nel dare aiuto agli anziani soli e bisognosi di assistenza
18/05/2020
La settimana scorsa, nell’intervista a Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, si è accennato al Time to care, il “tempo di aver cura”: una sorta di servizio civile della durata di sei mesi per giovani dai 18 ai 35 anni che si impegnano ad accompagnare gli anziani nei piccoli servizi quotidiani, come a fare la spesa o dal dottore, rimanendo poi in contatto con loro durante la settimana. Il governo mette a disposizione 5 milioni di euro per il progetto, in partenza a giugno, che impegnerà 1.500 giovani. L’obiettivo è favorire un incontro intergenerazionale, che allo stesso tempo rivaluti la figura dell’anziano nella società. I giovani volontari, incentivati con 400 euro al mese, dopo un corso di formazione verranno inseriti in associazioni già presenti sul territorio che si occupano di assistenza alla terza età.
Questo “tempo di aver cura” serve a ridare agli anziani una sensazione di vitalità, soprattutto a quelli che vivono soli, perché la solitudine si accompagna spesso alla depressione. E allo stesso tempo, serve ai giovani per non adagiarsi nel rimanere in casa, chiusi in un mondo di serie tv e musica in cuffia. Perché la solitudine la conoscono molto bene anche i ragazzi, e questa prolungata quarantena non aiuta.
«Nella prima fase della pandemia – ha scritto lo psicologo Alberto Pellai in un post ripreso anche da “Famiglia Cristiana” –, gli adolescenti hanno dimostrato responsabilità nei confronti degli obblighi di legge che da un giorno all’altro li hanno messi in lockdown, chiusi nelle loro stanze senza alcuno spazio d’azione». Ecco, i ragazzi sono chiusi in gabbia, come leoni intrappolati in recinti angusti, senza cielo, senza colori, senza sport, senza grida e risate e assembramenti tipici della loro età spensierata. E nella tanto attesa “fase 2” ci si è dimenticati degli adolescenti: «Forse a loro oggi non serve far visita a un “congiunto” – continua Pellai –, ma a un amico del cuore, che per loro, come dice il proverbio, vale più di un tesoro». Occorre individuare per loro un ruolo attivo che non li releghi a rimanere in attesa che il mondo riapra. «Loro possono aiutarci con entusiasmo e competenza – conclude lo psicologo –. Il prossimo investimento nei loro confronti si basa su tre parole: responsabilità, regole chiare, patto di corresponsabilità. Che possiamo riassumere in una sola parola: fiducia».
Nel ripartire, il mondo giovanile dovrà tener conto anche dell’economia a pezzi che lo attende. Dagli ultimi dati Istat, il tasso di disoccupazione sul nostro territorio per la fascia d’età 15–29 anni si attesta intorno al 20%, nello specifico il 16% maschi e il 22,6% femmine. L’emergenza coronavirus peggiorerà le cose in chiave futura: l’andamento del mercato del lavoro mantovano nel primo trimestre 2020 ha registrato un –20,8%, con il blocco delle attività dovuto al lockdown solo nel mese di marzo; le assunzioni sono calate del 6,2% e i settori più colpiti sono stati l’industria, il commercio e servizi e le costruzioni. In agricoltura le cose sono andate un po’ meglio con un aumento del 2,5% di assunti. Le condizioni di precarietà e disoccupazione non potranno che aumentare in particolare per giovani, donne e over 50 che hanno perso il lavoro.
La sfida è molto impegnativa, al limite del sovrumano, e il rischio è di avere un’emergenza sociale subito dopo quella sanitaria che potrebbe portare a disordini, come accaduto in diverse parti del mondo. Occorre quindi guardare ai giovani come a una fascia debole e a rischio quasi quanto gli anziani. Bisogna contare sulla loro forza, sull’entusiasmo ancora ingenuo e quindi sincero. Perché molti giovani non sono rimasti sdraiati sul divano a stordirsi di video sul cellulare. Molti di loro, in piena emergenza hanno risposto a un appello nato sui social: aiutare chi viveva solo, era malato o in condizione di fragilità con un servizio di pasti, farmaci e spesa a domicilio.
Andrea Caprini, assessore al welfare (e alla partecipazione giovanile) del Comune di Mantova, ha coordinato questo importante flusso di volontari per veicolarli in un servizio davvero importante. «La risposta dei giovani è stata esemplare – dice Caprini – avevamo 15 volontari a settimana proprio mentre il coronavirus stava esplodendo in tutta la sua pericolosità. Abbiamo aiutato gli anziani della comunità attraverso la comunità dei giovani. Abbiamo fatto loro compagnia e avuto la possibilità di monitorarli. Facciamo tesoro di questa esperienza nell’emergenza: stiamo ragionando per provare a mantenere questa prossimità fatta di relazione e fiducia anche per il dopo pandemia».
E tra questi giovani c’è anche Alberto Marani, 28 anni, dipendente dell’Autoscuola Virgiliana che, dopo aver visto l’appello del sindaco Palazzi sui social, ha risposto subito. «Non avevo mai fatto volontariato – ci confida –, ma eravamo chiusi con l’autoscuola e, d’accordo con il titolare, ho dato la disponibilità mia e dei mezzi della Virgiliana. Da due mesi faccio spesa nei supermercati e consegne a domicilio. Abbiamo risposto in tanti, anche da diversi comuni, e qualcuno continua anche ora nonostante ad affiancare i volontari siano stati richiamati i dipendenti comunali che hanno finito i permessi e le ferie arretrate, come Cecilia Malavasi che mi affianca ormai tutte le mattine. Agli anziani fa piacere, ci aspettano a braccia aperte! Ma all’inizio erano spaventati, si sentivano abbandonati».
A quest’appello hanno risposto anche una ventina di capi scout della Cngei (gli scout laici) tra i 19 e i 25 anni che hanno operato tra Mantova e Roncoferraro, dove sono ancora attivi e contattati direttamente dalle famiglie in difficoltà.
Parlando “time to care”, occorre citare anche il lavoro svolto dal Centro servizi volontariato Lombardia Sud. Francesco Molesini, operatore del Csv nell’area che intercetta i giovani e i gruppi informali che vogliono fare attività di volontariato, segnala tre esperienze: «Diversi giovani di “Porto in Rete” si sono messi a disposizione del Comune per consegna spese ed alimenti; poi c’è il progetto “Adotta un nonno”, in cui ragazzi di tutt’Italia telefonano agli anziani per alleviare la loro solitudine. Clelia e Sofia, giovani mantovane, stanno cercando altri ragazzi per poter raggiungere più anziani. E poi c’è la “Brigata volontaria per l’emergenza Giuseppina Rippa”, giovani di molte associazioni e altri che non fanno parte di gruppi che si sono messi a disposizione per raccogliere dai punti vendita i prodotti in avanzo o in scadenza per consegnarli a persone in difficoltà. Li stiamo coinvolgendo in un’azione che si chiama “Emporio solidale” che ha come capofila le Acli per evitare gli sprechi e favorire la prossimità».
Sono solo alcuni esempi, dice Molesini, presi tra i tanti ragazzi che in questo lockdown si sono fatti avanti per donare il proprio tempo.
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