Visto con i nostri occhi
I giovani ripartono da Roma
Un pellegrinaggio li ha portati dal Papa: «Trasformate i vostri sogni in realtà»
27/08/2018
La fatica del cammino, che porta a “macinare” chilometri giorno dopo giorno, mettendo alla prova il fisico e la mente. Il desiderio di visitare posti nuovi e incontrare altre persone, perfetti sconosciuti che diventano presto compagni di viaggio con i quali condividere il percorso. Affrontare un pellegrinaggio non è mai un’esperienza banale, perché spinge a confrontarsi con se stessi e con gli altri, farsi domande e cercare risposte, trovare risorse insperate nei momenti di difficoltà.
I giovani della diocesi di Mantova quest’estate lo hanno provato sulla propria pelle attraverso il cammino che li ha portati da Viterbo a Roma, per incontrare papa Francesco in vista del Sinodo di ottobre, dedicato proprio a loro. L’iniziativa, promossa dal Centro per la pastorale giovanile, ha coinvolto 263 ragazzi di 25 parrocchie, da ogni zona del territorio. Del gruppo facevano parte anche nove sacerdoti e due suore. Il viaggio è durato una settimana (dal 5 al 12 agosto), di cui cinque giorni di marcia al ritmo quotidiano di una ventina di chilometri.
L’itinerario ricalcava una parte della via Francigena, l’antico percorso che conduceva i pellegrini fino a Roma e verso la Terrasanta. Lungo il cammino, ai ragazzi si apriva un paesaggio vasto e variegato: dal territorio collinare che caratterizzava Vetralla e Sutri (Viterbo) ai percorsi immersi nella natura che portavano a Campagnano (Roma), fino allo scenario più urbano di La Storta, nel nord-ovest della Capitale a ridosso del Raccordo anulare. Ad ogni tappa la sosta in tenda o in alloggi di fortuna per riposarsi, senza dimenticare qualche catechesi per dare all’esperienza un senso più profondo. Tanti i temi affrontati: i sogni, le relazioni, la cura dei talenti, il rapporto con il proprio corpo, la responsabilità e il perdono.
Spunti di riflessione che hanno scandito il cammino fino a Roma, dove i mantovani hanno trovato migliaia di coetanei arrivati da ogni diocesi d’Italia per incontrare papa Francesco. Un appuntamento scandito da due momenti: la grande veglia al Circo massimo, con la successiva “Notte bianca della fede” per le strade della città, e la Messa finale, domenica mattina in San Pietro. Bergoglio li ha spronati a riflettere sull’importanza dei sogni: «Tengono il nostro sguardo largo – ha detto –, ci aiutano a coltivare la speranza. Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato. I sogni sono le stelle più luminose che indicano un cammino e voi avete nel cuore queste stelle brillanti. Cercate di trasformare i sogni di oggi nella realtà del futuro». Per Francesco non basta porsi obiettivi e raggiungerli, bisogna farlo con un altruismo: «I veri sogni – ha aggiunto – sono i sogni del “noi”: includono, coinvolgono, condividono, generano nuova vita. E hanno bisogno di Dio, una sorgente inesauribile di speranza, per non diventare miraggi».
Parole semplici ma dirette, com’è nello stile del Papa, che hanno lasciato un segno profondo nel cuore dei pellegrini mantovani, già pieno di volti, sorrisi, emozioni e ricordi vissuti durante i giorni di cammino. «Sono felice di aver partecipato – racconta Alice Cerutti, 17 anni, della parrocchia di San Giorgio –.Il ricordo più bello è la vicinanza dei miei amici: ci siamo sostenuti a vicenda e nei momenti più duri ciascuno incitava l’altro. Mi ha colpita molto il tema dei sogni: sentire il Papa che ci diceva di portarli avanti e crederci mi ha fatto pensare a come rendere reali le mie aspirazioni. Ora che sono tornata mi sento più tranquilla: vorrei studiare Medicina e farmi una famiglia. Il viaggio mi ha dato sicurezza e voglia di andare avanti».
La gioia di Alice è comune a tanti altri giovani della nostra diocesi: il ritorno li ha aiutati a “metabolizzare” l’esperienza, a guardarla in un’ottica più ampia che racchiude la loro vita. «Andare a Roma significava per me conoscere gente, riscoprire me stesso e mettermi in cammino – spiega Isacco Negri, 18 anni, di Sant’Antonio –. Oltre alle relazioni, però, mi accorgo che di questo viaggio resta tanto altro: la voglia di raggiungere gli obiettivi e la bellezza delle piccole cose, come il sorriso di un amico che ci sostiene nella fatica. L’immagine più intensa che ricordo è il tramonto durante la veglia al Circo massimo: 70mila ragazzi con le torce dello smartphone accese. L’unione della luce artificiale con quella naturale ha creato un’atmosfera stupenda, che porterò nel cuore a lungo».
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