Visto con i nostri occhi
Il basket punta all'inclusione
La polisportiva San Pio X ha promosso un'iniziativa rivolta a chi soffre di autismo: i partecipanti sviluppano capacità motorie e relazionali. Il progetto si sta ampliando grazie all'aiuto dei volontari
15/05/2018
Una palla da basket che rimbalza a terra, passa di mano in mano da un giocatore all’altro, poi viene lanciata verso il canestro. Si tratta di movimenti naturali per migliaia di appassionati che affollano palestre e campetti di tutta Italia. Questi gesti per alcune persone sono ormai una routine, consolidata da anni e anni di allenamenti e partite. Per qualcuno, però, rappresentano l’occasione inattesa di acquisire abilità nuove e, in un certo senso, sorprendenti. Piccoli, grandi traguardi con cui persone “speciali” imparano a conoscere meglio la realtà che li circonda.
A gennaio 2017, grazie alla collaborazione tra la polisportiva San Pio X e lo Spazio Autismo, realtà che fa parte del consorzio di cooperative Sol.co, è partito il progetto “Blu basket Mantova”, rivolto a persone di diverse fasce di età, giovani e adulte, con disturbo dello spettro autistico. Una volta a settimana si ritrovano alla tensostruttura in viale Fiume per fare attività, seguiti da un gruppo di operatori e volontari. «All’inizio la nostra “squadra” era composta da quattro persone – racconta Carlotta Braga, esperta in scienze e tecniche dello sport e referente del progetto per la polisportiva –. Adesso i partecipanti sono diventati quattordici, tanto che li abbiamo suddivisi in due gruppi, in base alle capacità. È un bel risultato: significa che stiamo lavorando nella direzione giusta e le famiglie apprezzano il nostro impegno. La scelta del blu richiama il colore che, a livello internazionale, è legato all’autismo: è considerata una tinta capace di risvegliare il desiderio di conoscenza e sicurezza».
Sul piano tecnico, le persone coinvolte nel progetto sono definite “a medio/alto funzionamento”: hanno cioè delle difficoltà sul piano delle abilità sociali, ma anche delle potenzialità che possono sviluppare attraverso il gioco. Per aiutarli e facilitare questo meccanismo, il basket che viene proposto è stato adattato e integrato, in base alle esigenze specifiche delle persone autistiche. «Nelle attività che facciamo – continua Braga – giochiamo un basket adattato e integrato. Da un lato puntiamo a far crescere le loro capacità individuali attraverso esercizi mirati, affinché ciascuno possa esprimere tutto il proprio potenziale. Dall’altro, gli elementi tipici del gioco vengono integrati con l’aspetto relazionale».
Sono numerose le ricerche che dimostrano i vantaggi che la pratica sportiva può offrire alle persone diversamente abili. Non a caso, nel tempo sono stati proposti molti progetti simili che prendono spunto da varie discipline come il calcio, l’atletica o il nuoto.
Il basket, però, sembra particolarmente adatto per le persone con autismo, perché agisce su alcuni elementi specifici. «Innanzitutto, attraverso uno strumento come la palla, sviluppa la manualità – spiega la referente del progetto – e favorisce l’interazione con i compagni, perchè è uno sport di squadra. Sono due aspetti tutt’altro che secondari, perché sono proprio queste le difficoltà principali di chi soffre di tale disturbo. Inoltre, lanciare una palla in un canestro è un’azione facilmente comprensibile da tutti: è un gesto istintivo, quasi automatico».
Un gesto semplice che significa tantissimo: aiuta le persone a conoscere meglio il proprio corpo e sviluppare la coordinazione, veicola l’energia in eccesso in un’attività sana ed educativa, favorisce le capacità relazionali, stimola il senso di appartenenza a un gruppo e la capacità di mettersi in gioco.
A rendere possibile un’esperienza così positiva è il contributo dei volontari che seguono individualmente i ragazzi durante il gioco. Con compiti diversi: alcuni assistono l’allenatore, altri danno supporto in base alle necessità. Tra questi vengono impegnati anche i ragazzi del settore giovanile della polisportiva San Pio X. «I volontari sono il cardine dell’attività – afferma Braga –: sono loro che rendono possibile una vera relazione di inclusione e integrazione, attraverso un legame alla pari».
L’entusiasmo che sta accompagnando il progetto spinge a guardare oltre verso nuovi traguardi. Il desiderio principale è raggiungere sempre più persone autistiche di età differente, mentre il sogno nel cassetto è coinvolgere altre società sportive per dare vita a una rete vera e propria di attività motorie. «La nostra società è molto consolidata e ha una lunga esperienza – spiega Diego Cavalli, presidente della polisportiva San Pio X – ma questo progetto per noi è una novità, perciò vogliamo consolidarlo passo dopo passo, senza lanciarci in obiettivi troppo ambiziosi. Vedere l’impegno con cui questi ragazzi giocano a basket e i loro sorrisi a ogni piccola conquista ci stimola ad andare avanti. È un bel modo per sottolineare il valore dello sport che non guarda solo al risultato ma punta all’inclusione delle persone nella società».
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