Visto con i nostri occhi
Il bullismo si combatte in oratorio
Un minore su dieci subisce vessazioni e prepotenze più volte alla settimana. Due incontri organizzati dall’Anspi aiutano a conoscere i segnali di disagio
17/02/2020
Con il termine “cyberbullismo” si indicano le prepotenze perpetrate da ragazzi nei confronti di loro coetanei mediante l’invio di messaggi offensivi, insulti o foto umilianti tramite cellulare, mail, o diffuse su social network e chat. Anche una singola offesa, moltiplicata attraverso Internet e rimbalzata in modo quasi illimitato da persona a persona, può avere effetti disastrosi su chi subisce il sopruso. Un ragazzo su cinque, nell’età compresa tra gli 11 e i 17 anni, ha subìto atti di bullismo o cyberbullismo qualche volta l’anno, mentre uno su dieci lo subisce più volte la settimana, le ragazze con percentuali più alte rispetto ai maschi. La maggior propensione delle adolescenti a utilizzare lo smartphone le espone di più ai rischi della rete: il 7,1% sono state oggetto di vessazioni continue tramite Internet o cellulare contro il 4,6% dei ragazzi (dati Istat 2018).
Da qualsiasi parte lo si guardi, come genitori, insegnanti, educatori o adolescenti, il fenomeno è preoccupante. Anche perché l’88% di chi ha subìto azioni offensive attraverso questi canali comunicativi è rimasto vittima di vessazioni anche in altri contesti del vivere quotidiano. Ed è per questo che l’Anspi zonale di Mantova organizza incontri di formazione con professionisti del settore educativo che si occupano di attività di prevenzione dei bullismi nelle scuole, negli oratori e nelle associazioni sportive. Sono stati i referenti parrocchiali di Gazoldo degli Ippoliti, che già avevano frequentato il corso dell’Anspi “Oratorio 360”, a chiedere aiuto per la realizzazione di due incontri sui social network in generale e sul cyberbullismo e l’oratorio come luogo in cui si respira la cultura del rispetto. Gli incontri sono stati progettati e condotti da Pepita onlus, cooperativa sociale di Milano da più di dieci anni attiva in questo campo.
Relatore delle due serate, lo psicologo Davide Vassena che si occupa di formazione, educazione e cura delle relazioni. «Non proponiamo lezioni frontali – dice – ma attività laboratoriali e animate che permettono ai ragazzi di essere protagonisti e di sperimentare i contenuti affrontati in modo nuovo nel gruppo dei propri pari, lasciando emergere emozioni ed esperienze personali». Il primo incontro, il 24 gennaio, ha avuto un carattere introduttivo sul tema del virtuale, mentre nel secondo, il 7 febbraio, sono stati condivisi strumenti per educare in oratorio, focalizzandosi su ciò che un educatore/animatore può fare in prima persona per prendersi cura dei più piccoli. «Ho evidenziato il carattere pubblico della rete – spiega Vassena –: non esiste la dimensione privata, in rete tutti siamo personaggi pubblici. Tutto ciò che condivido rimane in rete potenzialmente per sempre e tutto ciò che faccio in rete lascia traccia, non è più sotto il mio il mio controllo, non c’è spazio per il ripensamento. Ciò che accade in rete ha conseguenze reali, sia in positivo che in negativo. Più di prima serve quindi responsabilità ed educazione quotidiana. È qui che si gioca la partita del rispetto contro i bullismi. La prevenzione è questione di piccole attenzioni e azioni quotidiane».
L’oratorio si configura così come un ambiente ottimale; gli animatori, guadagnandosi la fiducia dei piccoli, potrebbero raccogliere le loro storie di sofferenza e disagio ponendosi come mediatori con il mondo degli adulti. È essenziale che i ragazzi abbiano interlocutori adulti e formati per poter rispondere alle nuove sfide dell’educazione, anche digitale. L’oratorio inoltre può sviluppare tramite il gioco, l’animazione e la vita comune, competenze spendibili nel virtuale: l’empatia, la comunicazione efficace e nonviolenta, la conoscenza di sé e dell’altro, l’importanza delle regole per stare bene insieme... «Gli animatori e gli adulti presenti hanno risposto alle proposte con notevole interesse e collaborazione – conclude Vassena –. Pepita onlus punta sulla “continuità educativa”, sulla formazione delle figure che poi nel quotidiano accompagnano i piccoli negli oratori, nelle scuole e in ogni realtà educativa».
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova