Visto con i nostri occhi
Il Concilio arrivò anche a Mantova
Diocesi e Vaticano II: uno studio esamina il periodo di Poma, vescovo fino al 1967
11/12/2017
Lo studente mantovano Angelo Badinelli si è laureato in Lettere classiche e moderne all’Università di Parma, discutendo una tesi dal titolo: Ecco il fiore di una inaspettata primavera. Il Concilio ecumenico Vaticano II e il post-Concilio in diocesi di Mantova. Relatore è stato il professor Giorgio Vecchio. In questo articolo, lo studente, che ha conseguito la laurea con il massimo dei voti e la lode, presenta gli aspetti principali della sua ricerca.

Nel mio studio ho approfondito uno periodi più fecondi della storia contemporanea della Chiesa cattolica: il Concilio Vaticano II (1962-1965), ponendo l’accento sulla diocesi di Mantova. L’arco cronologico preso in considerazione copre dieci anni: dal 1958 al 1967, anni in cui la nostra diocesi è stata retta dal vescovo Antonio Poma, successore di monsignor Domenico Menna fin dal 1954. Per la ricerca mi sono servito degli articoli pubblicati dal settimanale diocesano “La Cittadella” e dalla “Gazzetta di Mantova” e dei documenti dell’archivio di monsignor Poma, conservati presso l’Archivio storico diocesano di Mantova. Inoltre, ho raccolto alcune testimonianze orali di sacerdoti e laici.
Per capire la portata del Concilio è decisivo esaminare un momento fondamentale: il passaggio del pontificato da Pio XII a Giovanni XXIII, da un papato, cioè, che con il tempo si era isolato, a un periodo completamente nuovo. Infatti, a soli tre mesi dall’elezione, il 25 gennaio 1959, Giovanni XXIII, tra lo stupore generale, comunicava l’intenzione di convocare un Concilio per la Chiesa cattolica. Quell’annuncio, però, mise in luce i problemi della Chiesa italiana: essa giunse all’avvenimento impreparata; inoltre la Curia romana era formata da un “blocco” conservatore di cardinali ed ecclesiastici, restii a ogni innovazione.
Monsignor Poma era vescovo di Mantova in quel periodo e durante il Vaticano II. Seguendo la scia innovatrice di papa Roncalli, egli si interrogò sul significato del futuro Concilio, sui timori e sulle speranze, e iniziò a rendere partecipe la diocesi di questi aspetti. Poma aveva sostituito Menna alla guida della diocesi e la sua azione pastorale, “moderatamente riformatrice”, si fece sentire anche durante gli anni preparatori del Vaticano II. Infatti, nella lettera pastorale per la Quaresima del 1961 utilizzò, riferendosi al Concilio, l’espressione di «inaspettata primavera» per la Chiesa (da cui il titolo della mia tesi). Consultando numerosi documenti e intervistando alcuni testimoni di quegli anni, si comprende come in molti ecclesiastici e fedeli mantovani vi fosse la convinzione che stesse nascendo per la Chiesa un fiore nuovo, un periodo cioè di completo rinnovamento.
Terminata la preparazione, l’11 ottobre 1962 il Vaticano II iniziò solennemente. A Roma convennero tutti i vescovi, i cardinali, i superiori dei religiosi del mondo, tranne quelli bloccati per malattia o dai regimi comunisti dell’Europa dell’Est. I padri conciliari si divisero quasi subito in due schieramenti: un’ala maggioritaria, propensa all’aggiornamento della Chiesa, e un’ala minoritaria, molto più conservatrice e tradizionalista. Monsignor Poma, che partecipò a tutte e quattro le sessioni conciliari, si collocò nel primo gruppo, grazie all’entusiasmo che lo animava e alla sua linea pastorale. In diocesi di Mantova era possibile respirare “l’aria conciliare” grazie alle lettere che il vescovo scriveva da Roma: “La Cittadella” riportava le riflessioni, i pensieri e le emozioni che vivevano il vescovo e il suo segretario, don Claudio Righi.
Dopo la morte di papa Giovanni, salì al soglio pontificio Giovanni Battista Montini, che assunse il nome di Paolo VI, il quale portò a termine il Concilio, l’8 dicembre 1965. Monsignor Poma, legato a papa Montini da una sincera e rispettosa amicizia, continuò a chiedere ai sacerdoti e ai fedeli della diocesi di Mantova di studiare e apprezzare le novità del Vaticano II. In diocesi erano iniziati dei corsi di formazione proposti da sacerdoti, laici e anche dallo stesso Poma, sui nuovi documenti conciliari e sulle innovazioni che la Chiesa avrebbe dovuto attuare.
Tuttavia, a Mantova, non tutti i sacerdoti e i fedeli rimasero positivamente colpiti dalla nuova “epifania” della Chiesa. Infatti, giunsero alla redazione della “Cittadella” diverse lettere critiche, attraverso le quali è possibile comprendere come alcuni lettori accettassero a fatica – o non accettassero del tutto – le proposte innovatrici del Concilio. Fu, però, solo agli inizi degli anni Settanta, e per quasi tutto il decennio, che si manifestarono delle situazioni di dissenso, di altro segno. Le Acli mantovane si allinearono con i presidenti nazionali, Livio Labor ed Emilio Gabaglio, segnando la fine dell’appoggio alla Dc e accettando l’ipotesi socialista.
I dissidenti, poi, si avvicinarono al mensile “Interventi”, pubblicato a Mantova tra il 1973 e il 1977, in cui emerse una fede cristiana intesa come strumento critico nei confronti delle vicende socio-politiche. Il periodico, inoltre, si schierò per il “no” all’abrogazione della legge sul divorzio e nel 1975 indicò apertamente di votare a sinistra. Nel frattempo, il vescovo era cambiato: monsignor Carlo Ferrari, anch’egli padre conciliare, prese il posto di Poma – nominato arcivescovo di Bologna – e per quasi vent’anni guidò la diocesi di Mantova (1967-1986).
Dunque il fiore del Concilio non fu subito accolto bene: nacque e si sviluppò in un terreno non ancora maturo e vi rimase per un certo periodo. Dopo essere andato incontro al maltempo, quel fiore si era però irrobustito, diventando anche più bello e trovando, forse, la Chiesa maggiormente pronta alla sua accoglienza, ora con papa Francesco. L’«inaspettata primavera» (definizione di monsignor Poma) coltivò un fiore all’aperto e non al chiuso, facendolo diventare più forte, anche per il futuro. Infatti, un fiore coltivato in serra rimane molto più fragile di un fiore di campo o di montagna, abituato al maltempo e alle avversità. Un fiore di serra sarà forse anche più bello, ma appassisce prima.
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