Visto con i nostri occhi
«Il dialogo fa superare le divisioni»
Parla monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore del Patriarcato latino di Gerusalemme, il più alto referente della Chiesa cattolica in Israele: «Cristiani, ebrei e musulmani vivono insieme senza una vera convivenza»
16/09/2019
Figura carismatica, dall’aspetto insieme autorevole e bonario, monsignor Pierbattista Pizzaballa, per tre mandati “Custode di Terra Santa”, è Amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, massimo referente per la Chiesa Cattolica nei luoghi dove è vissuto Gesù. Originario della pianura bergamasca, formatosi tra Rimini, Ferrara e Bologna, completa gli studi in Teologia Biblica a Gerusalemme, dove vive dal 1990. Lo abbiamo intervistato nel corso della sua presenza in città.
Come convivono religioni diverse a Gerusalemme? Quali i concreti rapporti tra Ebrei, Cristiani ed Islamici?
Posto che la vita reale determina le dinamiche relazionali, e che ogni luogo ha le sue situazioni, in genere le comunità vivono “insieme”, senza peraltro produrre una vera “convivenza”. Le complicanze a livello politico non si ripercuotono propriamente sui rapporti religiosi, anche se i contrasti tra le Chiese non si appianeranno agevolmente: un millennio di ostilità non si esaurisce in breve tempo, a comando.
Un problema spinoso, la questione palestinese: come si realizza, nel quotidiano, la compresenza di israeliani e palestinesi? Per il futuro, distensione o guerra infinita?
La Palestina è stata martoriata da profonde ferite, in decenni di incomprensioni e relazioni conflittuali. Una possibile risoluzione della crisi si farà attendere a lungo. Tante le questioni aperte e di non facile superamento, a breve e a medio termine. Tra le file delle due parti tuttavia, molte organizzazioni si stanno impegnando per la pace. Mi permetto qualche indicazione: non porsi obiettivi troppo elevati; non vivere nella paura; non temere i cambiamenti; tessere relazioni da cui far nascere condivisioni; impostare un dialogo tra le persone, non tra le religioni; pregare ed incrementare i pellegrinaggi che, portando lavoro a tutti, sono una forma concreta di solidarietà.
Il diffuso clima di tensione e talvolta di violenza influenza i residenti?
Il conflitto politico ha mortificato la vita civile. Negli ultimi tempi, si registra un leggero deterioramento della situazione palestinese, specie sul piano economico, con punte di altissima disoccupazione ed estrema povertà. Da religioso, vedo in queste tensioni l’opera di Satana, che si accanisce nei Luoghi Santi.
E’ mai stato minacciato o in pericolo di vita? Ha mai subito attentati?
Ho incontrato pericoli nel conflitto in Siria e nel periodo degli attentati a Gerusalemme, senza mai ricevere minacce dirette. Anche l’omicidio di un confratello, tempo fa, non è riconducibile a ritorsioni politiche, ma rientra nei casi di comune criminalità.
Un suo commento sulla forte immigrazione islamica in Occidente. Ha suggerimenti per Italia ed Europa?
Non bisogna generalizzare, evitando approssimazioni e approcci naif. Non c’è un solo Islam, ma esistono varie nazionalità e culture. Sì all’accoglienza, ma “con criterio”: occorre salvaguardare i diritti nazionali acquisiti, nel rispetto delle proprie tradizioni avite.
Che cosa pensa delle persecuzioni dei cristiani nel mondo?
Oggi essere cristiani significa fare testimonianza di fede e questo richiede di mettere in gioco la propria vita. Il fenomeno ha tristemente dimensione planetaria.
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