Visto con i nostri occhi
Il «duomo della Bassa» ha un Bazzani inedito?
Scoperta nella chiesa di Quingentole: il dipinto ovale raffigura santa Maria Maddalena penitente e si trova nella cappella Guidi di Bagno. Il vescovo Antonio, membro della nobile famiglia, finanziò la costruzione del tempio nel ’700
05/03/2019
Il “duomo della Bassa” – così viene affettuosamente chiamata la chiesa parrocchiale di Quingentole – continua a offrire sorprese e novità in campo artistico. L’ultima, in senso cronologico, riguarda l’individuazione di un dipinto a olio su tavola che la pulitura in fase di ultimazione consente ora di attribuire al più grande pittore mantovano del XVIII secolo, Giuseppe Bazzani (1690-1769), considerato dalla critica tra gli artisti più originali dell’arte tardobarocca europea.
L’ovale, che misura centimetri 77 x 59, collocato nel fastigio dell’ancona della seconda cappella di sinistra, si presentava di difficile lettura, oltre che per la distanza, anche per i depositi di polvere, l’alterazione delle vernici e per la palette cromatica molto scura. In passato l’opera era stata notata dagli storici dell’arte ma genericamente ricondotta a un pittore di ambito mantovano raffigurante una figura femminile. Qualcuno ha ipotizzato il nome di Francesco Maria Raineri detto lo Schivenoglia (1676-1758), forse per la presenza, nella controfacciata della parrocchiale, dell’imponente tela sagomata raffigurante sant’Anselmo che benedice Matilde di Canossa in armi.
Il dipinto raffigura santa Maria Maddalena “penitente”, cioè in mesta contemplazione del Crocifisso che impugna con la mano destra, mentre con la sinistra è in procinto di battersi il petto in segno di contrizione. I capelli sciolti, gli occhi umidi di lacrime e l’abbigliamento scomposto, quasi discinto, lasciano intendere la perdita dell’equilibrio emotivo nella direzione di un pathos sobrio.
La lieve pulitura ha messo in evidenza il ductus pittorico tipico del maestro mantovano, fatto di pennellate rapide e nervose; le tonalità brune e spente rimandano alla sua produzione dagli anni Cinquanta del Settecento in poi. Il volto della Maddalena, i panneggi ricadenti dalle spalle e la manica destra dai riflessi azzurro-grigio potrebbero essere elementi autografi del Bazzani; altre parti del dipinto paiono più deboli, forse di bottega o semplicemente poco definite in vista della collocazione dell’opera. Pennellate rosso mattone rinforzano i contorni e danno volumetria alle mani e ai lembi della veste della santa. L’insolito supporto della pittura, due tavole giustapposte con una sottile preparazione che lascia intravedere le venature del legno e i segni degli strumenti di lavoro, rendono l’opera ancora più rara e interessante.
Se gli specialisti dovessero confermare l’attribuzione al Bazzani, si potrebbe individuare nel catalogo delle sue opere un corpus di dipinti di formato ovale, dalle dimensioni medio/piccole, destinati a essere inseriti nelle cimase di altari, sopra grandi pale (si pensi al ciclo delle tele della navata di San Barnaba, a Mantova): una vera e propria tipologia con temi e stilemi ricorrenti.
La documentazione archivistica non cita direttamente l’opera, ma consente di ripercorrere le vicende della cappella che ospita il dipinto e di ricondurne la committenza ai Guidi di Bagno. La nobile famiglia, cui apparteneva il vescovo Antonio, promotore della costruzione della nuova chiesa parrocchiale, deteneva infatti sia un altare nell’antica parrocchiale in località San Lorenzo, sia un altare nell’oratorio vescovile che sorgeva nella piazza del paese, destinati a essere demoliti; per salvaguardare questi diritti e per le notevoli elargizioni del vescovo Antonio, che finanziò quasi per intero i lavori, la seconda cappella a sinistra nella nuova fabbrica fu assegnata in patronato ai Guidi di Bagno. La chiesa risulta completata e dedicata nell’ottobre del 1754, anche se i lavori di decorazione interna proseguirono per qualche anno.
Un dettagliato inventario del 1777 rileva che la cappella di Bagno era dedicata a «San Francesco di Paola, Sant’Antonio di Padova con Santa Maria Maddalena la penitente, l’altare della quale è tutto di marmo, ornato con angeli e contorno pure di marmo». I due santi titolari infatti sono raffigurati inginocchiati davanti alla Madonna col Bambino nella pala di Giovanni Cadioli che attualmente si trova altrove nella chiesa, mentre “Maddalena la penitente” era incastonata nella parte sommitale dell’ancona.
Nel XX secolo la chiesa ha subìto un’inversione decorativa: la navata centrale, che originariamente si presentava nobilitata solo da stucchi e tinte monocromatiche, è stata invasa di decorazioni neobarocche, mentre le cappelle laterali, originariamente decorate con affreschi dagli accesi cromatismi e grandi pale d’altare, sono state imbiancate, private degli altari in laterizio e delle tele, al cui posto sono state collocate delle statue entro nicchie. Anche la cappella di Bagno ha subìto queste trasformazioni, parzialmente recuperate con gli interventi di restauro iniziati negli anni Novanta e proseguiti nei lavori post-sisma.
L’associazione non-profit “Civiltà d’abitare”, dal 2007, sotto la direzione di Tiziano Lotti, ha promosso numerosi interventi di valorizzazione del patrimonio locale e, finanziando questo restauro, ha consentito di scoprire un ulteriore tassello della cultura artistica mantovana del Settecento che vede nella parrocchiale di Quingentole una delle sue espressioni più alte e complete.
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