Visto con i nostri occhi
«Il Festivaletteratura, un cantiere aperto per capire la realtà che cambia»
Luca Nicolini, del comitato organizzatori, spiega i segreti della manifestazione, che attira a Mantova migliaia di persone ogni anno
01/09/2016

Roberto Dalla Bella

Circa trecento eventi, decine di autori italiani e stranieri e migliaia di turisti da tutto il mondo: Mantova è pronta per la nuova edizione del Festivaletteratura. Insieme a Luca Nicolini, uno dei fondatori storici, cerchiamo di tracciare un bilancio di questi primi vent’anni di Festival.

Com’è nata l’idea di una manifestazione simile nella nostra città?
È iniziato tutto nel 1996 quando molti di noi, che oggi fanno parte del comitato organizzatori, sono stati interpellati per una ricerca sul tema della cultura. In quel caso abbiamo conosciuto la realtà dei festival letterari e l’idea ci è piaciuta molto. Dopo un confronto, siamo partiti con la prima edizione nel 1997.

È stato subito un grande successo. Ve lo aspettavate o è stata una sorpresa?
Era una novità assoluta, quindi se da un lato ci aspettavamo che fosse accolta con curiosità, dall’altro temevamo non venisse capita appieno. Il successo però è stato subito evidente, tanto che poi sono nate numerose iniziative analoghe nel nostro Paese.

A volte c’è stata l’impressione che la politica volesse sfruttare la popolarità del Festival: come avete difeso la vostra autonomia?
Abbiamo scelto da subito una formula per tutelare al massimo l’indipendenza: da una parte il Comitato organizzatore, dall’altra l’associazione Filofestival. Inoltre abbiamo puntato su fondi privati, non pubblici. Nel complesso, il rapporto con il mondo politico è sempre stato buono e i pochi tentativi di dare una dimensione istituzionale all’evento non hanno avuto risultati.

Quali sono gli ingredienti chiave che hanno fatto la fortuna del Festival?
Il nostro è innanzitutto un festival di proposta e crea un rapporto speciale con gli autori e le case editrici che partecipano. Non siamo una cassa di risonanza, ma decidiamo in autonomia i temi e credo che sia proprio questo uno degli aspetti vincenti. Poi bisogna sottolineare anche il contributo dei volontari, sempre più numerosi: basti pensare che quest’anno, a fronte di circa 700 posti disponibili, sono arrivate oltre 1700 proposte.

Come avete affrontato la crisi economica che ha causato una riduzione dei contributi da parte degli sponsor?
In realtà le aziende, nonostante la difficoltà, sono state sempre vicine al Festivalletteratura. Forse ciò che è mancato nel tempo è il sostegno delle istituzioni pubbliche, anche se per la nuova edizione, nell’anno di Mantova Capitale della Cultura 2016 il contributo del Comune è stato significativo. Teniamo conto che i fondi pubblici incidono per il 10-12 % sul totale delle sponsorizzazioni: se c’è un aspetto da equilibrare è proprio questo.

Per il futuro vede necessario qualche modifica?
Il Festival è cambiato tanto e credo sia logico prendere in considerazione nuove proposte. Nel tempo ci siamo sviluppati, abbiamo preferito chiamare autori nuovi piuttosto che personaggi famosi e ogni volta abbiamo scelto progetti tematici e filoni narrativi molto precisi. Credo tuttavia che uno sforzo di pensare a qualche modifica sia un nostro compito. Mi piace pensare che siamo un cantiere aperto dove le idee vengono messe alla prova, per capire i cambiamenti che la realtà propone di volta in volta.
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