Visto con i nostri occhi
Il generale mantovano della strage in Etiopia
Pietro Maletti, originario di Castiglione, fu protagonista di un eccidio nel 1937 in cui morirono duemila ortodossi. La vicenda è stata riscoperta di recente
01/06/2017
Nel pomeriggio del 27 maggio scorso, in occasione della manifestazione organizzata a Mantova dall’Anpi provinciale sulla strage di Debre Libanos, il più importante monastero ortodosso etiope, e sulle responsabilità del generale Pietro Maletti, esecutore del relativo crimine contro l’umanità, il presidente del Consiglio comunale della città ha comunicato l’attesa decisione della Giunta stessa di cambiare il nome della via a lui intitolata.
Pochi mesi prima, identica deliberazione era stata assunta dall’Amministrazione comunale di Castiglione delle Stiviere, dove il generale era nato nel 1880, dedicando la via a Maria Montessori. A Mantova la sostituzione avverrà in memoria di Tina Anselmi, staffetta partigiana, ministra, presidente della commissione sulla Loggia P2, scomparsa di recente.
Se il caso può considerarsi chiuso in sede locale, resta invece ancora aperto e turba a livello nazionale e nel mondo cattolico italiano. All’interno del quale, significativamente, tutto prese avvio. Infatti è stata la cattolica Tv 2000 che il 21 maggio 2016 ha trasmesso il docu–film Debre Libanos, dedicato al più grande massacro di religiosi e di fedeli cristiani avvenuto in Africa. Tra il 21 e il 29 maggio 1937, circa duemila persone, tra monaci, fedeli e pellegrini ortodossi furono trucidati in modo orrendo da un battaglione di ascari somali musulmani, comandati dal generale Maletti dietro un preciso ordine del viceré Rodolfo Graziani: «Liquidazione totale».
L’orribile fatto era noto a una ristretta cerchia di storici, ma rimase per lo più sconosciuto e rimosso. Secondo la regola del silenzio. Eppure ne aveva già parlato, fin dal 2005, in modo dettagliato e documentato, Angelo Del Boca in Italiani, brava gente?, edito da Neri Pozza di Vicenza (nel 2016 è uscita la quinta edizione). Il capitolo decimo è interamente riferito a "Debrà Libanòs, una soluzione finale" (pagine 213–236).

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