Visto con i nostri occhi
Il gesuita rinnovatore ispirò Foscolo e Leopardi
Convegno e mostra a Mantova per ricordare Saverio Bettinelli, influente scrittore del Settecento. Nelle «Lettere virgiliane» denunciò lo stato di decadenza della poesia del tempo
05/11/2018
Nei giorni 25 e 26 ottobre la Biblioteca Teresiana di Mantova ha ospitato un convegno dedicato a Saverio Bettinelli (1718-1808), in occasione della ricorrenza del terzo centenario della nascita. In concomitanza con il convegno, organizzato oltre che dalla biblioteca anche dall’Accademia Nazionale Virgiliana e dal Centro di ricerche sugli epistolari del Settecento dell’Università di Verona, è stata allestita una mostra, curata da Giovanni Catalani e Pasquale Di Viesti, dedicata alle carte e ai ritratti di Saverio Bettinelli conservati in Teresiana, che è visitabile nelle sale della biblioteca fino al 19 dicembre (l’ingresso al pubblico è libero e gratuito, dal martedì al venerdì, con orario 9-18; il sabato 9-13).
Come ricorda il primo biografo di Bettinelli, Gian Francesco Galeani Napione, nella lunga e produttiva vita del mantovano è compresa quasi tutta la storia letteraria d’Italia del secolo XVIII; egli, infatti, ebbe modo di passare – nell’arco dei suoi novant’anni – attraverso esperienze letterarie assai differenti. Studente prima e insegnante poi presso i collegi dei padri gesuiti, Bettinelli ebbe modo di viaggiare a lungo per l’Italia e l’Europa, incontrando tutti i più importanti letterati della sua epoca, come dimostra la vasta corrispondenza conservata in larga parte in Teresiana.
Il nome di Saverio Bettinelli divenne noto, e in parte lo è ancora, soprattutto per una raccolta di lettere fittizie, le Lettere virgiliane, in cui si fingeva che il grande poeta latino Virgilio, mantovano anche lui di nascita, scrivesse ai componenti dell’Accademia dell’Arcadia denunciando lo stato di decadenza della poesia settecentesca, priva di idee e innovazioni. Le lettere sono premesse a una raccolta di poesie in verso sciolto di «tre eccellenti moderni autori», come recita il titolo, cioè Carlo Innocenzo Frugoni, Francesco Algarotti e lo stesso Bettinelli; l’operazione era tutt’altro che di poco conto: il verso sciolto era stato usato sin dal Cinquecento per le traduzioni, ma Bettinelli intendeva invece imporlo come metro della poesia lirica. L’innovazione non tarderà a dare i suoi frutti: Ugo Foscolo comporrà in endecasillabi sciolti il suo carme Dei sepolcri e Giacomo Leopardi adotterà il medesimo verso per tutti i suoi canti.
Un innovatore e un precursore, Bettinelli, molto lungimirante, come dimostra un episodio curioso riportato in luce proprio dai documenti esposti in mostra: legato alla Compagnia di Gesù sin dall’adolescenza, il mantovano ne preannunciò la soppressione con dieci anni di anticipo e in un modo molto originale. Nel 1763, infatti, fece stampare un falso articolo di giornale, con l’intestazione “Gazette de Cologne” in tutto e per tutto simile all’originale francese, in cui si annunciava che la Chiesa di Roma aveva sciolto la Compagnia di Gesù. Un annuncio anacronistico, una sorta di fake new di tre secoli or sono, in cui però le motivazioni della soppressione e le reazioni politiche a essa conseguenti, minuziosamente descritte nell’articolo d’invenzione, corrispondevano a una realtà che Bettinelli era stato bene in grado di analizzare e comprendere.
Legatissimo alla città natale, dove si trasferirà definitivamente dopo la soppressione, questa volta effettiva, dei Gesuiti nel 1773, Bettinelli ebbe modo di viaggiare molto; nel 1758, durante un lungo soggiorno in Francia, non mancò di recarsi a Ginevra, per incontrare Voltaire alle “Délices”, meta quasi obbligata lungo le vie del Grand Tour. Appunti di viaggio di Bettinelli testimoniano le discussioni avute con l’illuminista francese, che per lo più riguardarono le Lettere virgiliane, portate in dono da Bettinelli al francese e da lui molto lodate, perché affini alle sue idee letterarie, anche nella scarsa considerazione per Dante e la sua opera.
Ammiratore del grande Voltaire, ma a sua volta punto di riferimento importantissimo per le nuove generazioni di poeti: a Bettinelli, per esempio, si rivolse Ugo Foscolo, che – di suo pugno – in una lettera a Ferdinando Arrivabene del 29 marzo 1804 tracciava un breve profilo di sé e inviava copia del sonetto In morte del fratello Giovanni, perché il mantovano esprimesse il proprio giudizio e magari gli fornisse qualche suggerimento. Ma non è questo l’unico caso: il vasto corteggio testimonia come fossero molti gli intellettuali del Settecento per i quali Bettinelli era un’importante figura di riferimento.
Letterato eclettico, pronto a capire e sperimentare le nuove tendenze letterarie, come dimostrano i ventiquattro volumi delle sue opere, sorvegliati da lui stesso pochi anni prima di morire, Saverio Bettinelli, tre secoli dopo la sua nascita, continua a suscitare l’interesse degli studiosi e dei curiosi, perché il suo “illuminismo moderato”, le sue prudenti aperture ai nuovi generi, le molte corrispondenze con intellettuali italiani ed europei, ne fanno davvero un autore in cui è compresa quasi tutta la storia letteraria d’Italia del secolo XVIII.
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