Visto con i nostri occhi
«Il grido della terra è quello dei poveri»
Incontro con don Flavio Lazzarin, sacerdote fidei donum in Brasile, ritornato a Sao Luis dopo un breve periodo in terra mantovana. Il racconto della sua esperienza più recente
02/07/2018
Trent’anni sono molti, da quando don Flavio Lazzarin, sacerdote fidei donum della diocesi di Mantova, è arrivato in Brasile. È il 21 gennaio 1988, don Flavio giunge nella parrocchia di São Mateus, nel Maranhão, Stato del Nord-Est, dove dal 1977 sono presenti preti della nostra diocesi. I loro nomi, succedutisi con il passare del tempo, li ricordiamo: don Claudio Bergamaschi, don Maurizio Maraglio (ucciso il 28 ottobre 1986 durante i conflitti tra contadini e latifondisti, con don Maurizio schierato dalla parte dei contadini), don Gastone Tazzoli, don Luigi Caramaschi.
E don Flavio, appunto. «Il Brasile è cambiato – racconta don Lazzarin, che ha fatto rientro in quel Paese trenta volte più grande dell’Italia, dopo un periodo “di sosta” a Mantova –. Ci sono meno attività industriali e maggiore esportazione di materie prime: prodotti agricoli (soia ed eucalipto) e minerali di ogni genere. Ma la ricchezza è nelle mani di pochi, sta aumentando la povertà. La Cina è entrata a spron battuto nell’acquisto delle terre, per esempio in Amazzonia e nel Cerrado, la grande savana tropicale, con pesanti conseguenze sul piano ecologico. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali, il Brasile sta vivendo una situazione di incertezza. Si possono prevedere diversi scenari».
È in questa realtà che la Chiesa è chiamata a offrire la propria testimonianza. Una Chiesa “in uscita”, come ricorda ripetutamente papa Francesco, una Chiesa che sappia coniugare Parola e vita, Parola e storia, partendo dai poveri, com’è nella tradizione di quel popolo di Dio. Ora don Flavio vive a São Luís, la capitale del Maranhão, città che supera il milione di abitanti. Non si occupa più di Pastorale della terra, esperienza in cui è stato impegnato per nove anni. Oltre a collaborare con la parrocchia di Nostra Signora di Fatima a Vila Luizão, alla periferia della città, don Flavio – settant’anni compiuti il 7 maggio scorso – svolge l’attività di “agente di base”. Quando ci sono delle situazioni di conflitto tra le popolazioni locali e i grandi proprietari terrieri, vengono chiamati questi “agenti”, che sono espressione della Commissione della Pastorale della terra, organismo della Conferenza episcopale brasiliana, per difendere i diritti delle persone.
Don Flavio ricorda l’esempio concreto degli abitanti di Campos Perizes, un’area molto vasta a una settantina di chilometri da São Luís, dove è stato impegnato per difendere tremila famiglie di pescatori, minacciate di essere cacciate via per la costruzione di una raffineria. Pesanti le conseguenze per l’ecosistema e per le famiglie. «Nel Maranhão si contano circa trecentocinquanta conflitti tra piccoli, medi e di grandi proporzioni – spiega don Flavio –. In massima parte le popolazioni minacciate sono quilombolas, di origine nera, con una precisa identità etnica, culturale e religiosa. Difendere i loro diritti significa difendere la vita. Questi uomini e donne indicano una profezia, rivolta al futuro: è il tentativo da parte dei “piccoli” secondo il Vangelo e dei poveri di suggerire cosa si potrebbe fare per cambiare stile di vita».
Don Flavio cita un libro, La caduta del cielo, pubblicato in Italia dalle edizioni Nottetempo di Milano, in cui Davi Kopenawa, sciamano e portavoce dell’Amazzonia brasiliana, racconta della minaccia di estinzione per gli yanomami sotto la pressione di interessi geopolitici e mercantili. Le parole dello sciamano sono state raccolte e trascritte dall’antropologo Bruce Albert, affinché trovino un’eco anche oltre la foresta. «L’analisi di Kopenawa ci riguarda anche dal punto di vista teologico – sottolinea don Flavio –, perché il mantenere l’identità dei popoli, spesso oppressi da processi di colonizzazione, significa muoversi nella linea della misericordia di Dio Padre».
Il rispetto per la vita implica il rispetto per il creato, tutto è in relazione: le istituzioni, la qualità della vita, l’ambiente. Lo ricorda papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. Aggiunge don Flavio: «Dobbiamo saper ascoltare la lotta di queste popolazioni. Ci insegnano a vivere bene, quanto sia necessaria la decrescita, a sapersi accontentare dell’essenziale. Rinunciare ad avere potere: l’unico potere è la tenerezza, la misericordia». Il Regno di Dio è come il seme gettato nel campo, cresce in modo nascosto e inaspettato. Così è anche per la Chiesa. «Dal Brasile mi aspettavo che emergesse la profezia per il futuro dell’umanità. Non è stato esattamente così: spesso i brasiliani hanno copiato ciò che di peggiore proveniva dall’Europa. Sono disilluso, non sconfitto. I semi del Regno lavorano in modo misterioso. A São Mateus pure i bambini sanno chi erano don Maurizio e don Claudio, anche se i missionari mantovani non ci sono più. La loro memoria continua e le loro tombe sono meta di pellegrinaggi, ricoperte di ceri e di fiori».
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