Visto con i nostri occhi
Il lavoro «agile» che regala tempo
I risultati della sperimentazione di un progetto a cura della Camera di commercio cui hanno già aderito diciassette aziende del territorio. La conciliazione tra impiego e famiglia è realtà
04/02/2019
Di conciliazione dei tempi lavorativi con le esigenze familiari si parla ormai da anni. Spesso ci si deve assentare dal posto di lavoro per poter far fronte a necessità, come una visita medica o un bambino a casa ammalato. Una politica in questo senso è già da due anni in sperimentazione attraverso il progetto “Smart Companies Mantova” portato avanti dal Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio di Mantova insieme a un partenariato pubblico/privato e grazie a un finanziamento sulla Manifestazione d’interesse dell’Ats Val Padana. Si parla quindi del cosiddetto “lavoro agile”, o smart working. I risultati di questa sperimentazione sono stati illustrati al Ma.Mu. martedì 29 gennaio alla presenza di sia degli enti organizzatori che finanziatori, sia delle aziende del territorio (si parla di Mantova e Cremona) che hanno partecipato al progetto. Nel 2017 le realtà interessate erano dieci, nel 2018 sono state 17, dalle micro imprese alle grandi aziende, come Corneliani, Gabbiano, Lubiam. Gli smart workers sono 142, e 55 i manager che hanno aderito con convinzione a questa proposta di riorganizzazione interna. Ma in cosa consiste questo “lavoro agile”? Si parte dal presupposto che un lavoratore non necessariamente debba essere presente in ufficio ma, grazie alla tecnologia che gli permette di lavorare da remoto, può organizzarsi tempi e modalità di esecuzione. I vantaggi evidenti sono senz’altro la capacità di conciliare vita e lavoro, di avere più tempo a disposizione per la famiglia (risulta molto pressante l’esigenza di accudire i genitori anziani e non, come si penserebbe, i figli molto piccoli) e quindi di toccare con mano quel “welfare”, ovvero il benessere che un simile trattamento, che per ora riguarda soltanto qualche giorno al mese, introduce nella vita quotidiana fatta di spostamenti, orari, doveri e scadenze. Anche la concentrazione è molto aumentata, perché in un ufficio spesso si è disturbati da colleghi o telefonate. La produttività è stata soddisfacente sia per l’azienda che per i lavoratori, la maggior parte donne. Questo “nuovo” rapporto di lavoro si basa sulla fiducia tra manager e collaboratore: brutto parlare di conciliazione, termine che in campo giuridico sta per sanare una controversia fra due parti, meglio usare il termine “condivisione”, visione condivisa delle esigenze di lavoratore e azienda. Il tempo, le classiche otto ore al giorno, viene sostituito dagli obiettivi; la presenza dai risultati ottenuti. Sta al lavoratore organizzarsi come meglio crede e dialogare a distanza con colleghi e capi per portare a termine l’obiettivo. È evidente che non tutte le tipologie di lavoro possono essere svolte lontano dall’azienda, si pensi alle fabbriche. Però a molti dipendenti di uffici che lavorano su terminale questo progetto può interessare. È una strada obbligata, dal momento che la produzione si sta trasferendo a velocità vertiginosa sul virtuale: con uno smartphone si possono già ora svolgere innumerevoli funzioni che aiutano il lavoro. Inoltre, lo smart working riduce drasticamente gli spostamenti, e di conseguenza la produzione di inquinamento: è stato calcolato che solo per questi 142 lavoratori “agili” i chilometri non percorsi sono stati più di 110mila, non sono state emesse oltre 15 tonnellate di anidride carbonica per il cui assorbimento sarebbe stata necessaria l’attività di 1044 alberi! I manager presenti all’incontro hanno raccontato i motivi che li hanno spinti ad aderire al progetto. Per alcuni di loro, il lavoro agile era già stato introdotto per motivi legati alla difficoltà di raggiungere il luogo di lavoro, come la chiusura di un ponte o le condizioni atmosferiche. Ora c’è una regolamentazione che aiuta a organizzare al meglio questi rapporti di estrema fiducia, e per il 2019 sono già molte le aziende mantovane e cremonesi che hanno manifestato l’intenzione di aderire alla sperimentazione. Per finire, due cifre significative: è stato calcolato che ogni persona ha risparmiato 19 euro al giorno (70mila euro in totale per tutti gli smart workers). E, cosa più importante, il “lavoro agile” ha restituito a ognuno 53 minuti al giorno, ogni giorno lavorativo. Davvero un regalo, in questi tempi dominati dalla fretta.
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