Visto con i nostri occhi
«Il lavoro avvicina a Dio, siete sacerdoti della terra»
Quattro giorni di festa per sant’Antonio abate, patrono degli agricoltori. Durante un convegno della Coldiretti, il vescovo Busca ha auspicato che la professione non sia considerata un idolo
29/01/2019
“Agricoltura…. un’evoluzione continua”: questo il titolo del tradizionale incontro che la sezione Coldiretti di Quistello e la parrocchia organizzano in occasione della festa di sant’Antonio Abate. Quella di sabato 19 gennaio è stata l’ottava edizione e ha visto la gradita presenza del vescovo di Mantova. Gli organizzatori, in vista dell’incontro, si erano posti alcune domande: cos’è il lavoro? Di che lavoro agricolo ci sarà bisogno? Come cambierà?
A fornire alcune risposte, ci ha pensato, in apertura dei lavori, la direttrice di Coldiretti Comencini che ha ribadito il grande cambiamento che ha subito il lavoro agricolo: non più solo fatica fisica ma anche capacità gestionali e organizzative. Inoltre ella ha ricordato come grazie alla trasformazione e alle diverse esigenze dell’agricoltura moderna siano nate figure professionali fino a pochi anni fa impensabili.
Monsignor Busca, con la chiarezza e la semplicità di linguaggio che lo contraddistinguono, ha riflettuto sul lavoro, ponendo sullo stesso piano chi vive solo per lavorare, vedendo il lavoro come idolo, senza dare spazio alla propria persona, alla propria famiglia e ai valori cristiani, e chi non
vede il lavoro come dovere. Ha ricordato inoltre che il lavoro agricolo, producendo e condividendo i frutti della terra, avvicina l’uomo a Dio e ha definito gli agricoltori “sacerdoti della terra”. Si è poi rivolto ai giovani in sala invitandoli ad affrontate il lavoro con grande umiltà.
Dal canto suo il prof. Luigi Mariani, docente di storia dell’agricoltura all’università di Milano, ha sottolineato l’esigenza di guardare e rispettare la storia per capire il presente e cercare di compiere scelte oculate per il futuro. «Il futuro è già qua - ha detto il docente - e l’incremento demografico previsto per i prossimi decenni sarà decisivo per le strategie del mondo agricolo». Ha inoltre ricordato il profondo significato dell’Angelus di Millet, punto di riferimento iconografico del ringraziamento per i frutti della terra.
Ha chiuso i lavori il presidente provinciale di Coldiretti, Paolo Carra, che ha sottolineato l’importanza e la necessità del mondo agricolo di fare sistema con consumatori e organizzazioni commerciali per valorizzare e dare continuità alle aziende che non possono
prescindere da cultura, tradizione, tecnologia, innovazione e passione.
La quattro giorni di Quistello è iniziata giovedì 17 con la celebrazione della santa Messa, per proseguire la sera stessa con la tradizionale cena organizzata da Coldiretti. Il venerdì prosecuzione con la rappresentazione, nel teatro Lux, di Sant’Antonio Abate tra arte, scienza e leggenda. Il prof. Moreno Piccinini ha poi spiegato come il santo di Coma abbia ispirato pittori di diverse scuole e periodi mentre il prof. Claudio Malavasi ha approfondito il legame della figura di Antonio con la malattia e i rimedi popolari che si sono sviluppati nel corso dei secoli. Infine Mauro Piva ha parlato dell’evoluzione di culto, tradizioni locali e proverbi dialettali legati alla figura di sant’Antonio.
Grande successo ha riscosso anche il primo concorso provinciale di torte “di sant’Antonio Abate” che ha visto la partecipazione di ben 27 concorrenti provenienti da 10 comuni, non solo mantovani. L’esperta giuria ha faticato non poco a stilare una classifica visti il fortissimo legame con territorio e tradizioni e le grandi peculiarità delle torte. I vincitori sono stati premiati con una targa ricordo della manifestazione e con prodotti enogastronomici tipici. Domenica 20 presso la chiesetta di Gaidella è stata poi celebrata la benedizione degli animali da compagnia a cui hanno partecipato oltre trenta famiglie.
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