Visto con i nostri occhi
Il Mincio forma la «Venezia padana»
Mantova è una penisola circondata dai laghi che si possono navigare fino al Po e oltre La città, di origine etrusca, conserva il suo fascino anche per la presenza delle acque
17/07/2018
Nella puntata precedente della nostra esplorazione dei fiumi mantovani, seguendo il Mincio eravamo giunti al Santuario delle Grazie. Da qui in poi, per l'imponente intervento di ingegneria idraulica compiuto da Alberto Pitentino nel 1190, le acque si espandono a formare i laghi: in origine quattro, per cui la città era su un'isola; prosciugato nel Settecento il lago di Paiolo, Mantova divenne una penisola, protesa tra i laghi Superiore, di Mezzo e Inferiore, separati dai ponti-diga dei Mulini e di San Giorgio. Chiude il lago Inferiore la diga Masetti, oltre la quale è di fatto un altro lago, la Vallazza, prima che il Mincio riprenda il suo aspetto di fiume.
Sul piano naturalistico, il tratto lacustre del fiume, con le ciclabili e i sentieri che lo attorniano, si presta a belle e varie passeggiate; ma si fa apprezzare soprattutto navigando. Il salto d'acqua in corrispondenza del ponte dei Mulini (così chiamato per i dodici mulini che un tempo se ne avvalevano, dedicato ciascuno a un apostolo, raffigurato nelle statue oggi al Museo di San Sebastiano o Museo della Città) rende necessario distinguere la navigazione in due sezioni.
Quella del lago Superiore, da Rivalta alla città (in barca dal Santuario, o in motonave silenziosa, per la quale informazioni presso le agenzie cittadine), è affascinante soprattutto in luglio e agosto, quando ci si può immergere nell'incanto dei fiori di loto, la distesa più grande fuori dal Giappone, originata nel 1921 dall'iniziativa di Maria Pellegreffi, una studentessa di scienze naturali. Dal lago di Mezzo la navigazione è più organizzata, con motonavi a orario fisso che da Mantova, “la Venezia padana”, giungono sino alla Venezia vera. Questo percorso, che per il suo fascino almeno una volta tutti dovrebbero compiere, nel tratto mantovano offre dapprima una veduta dei monumenti cittadini da una prospettiva inusuale; passando nella Vallazza, consente di navigare tra ninfee e volatili delle più diverse specie, per poi incanalarsi negli argini sino a Governolo. A parere di molti storici, proprio qui nell'anno 452 il papa Leone Magno fermò Attila e i suoi devastanti Unni, così salvando, almeno quella volta, l'intera Italia.
Sempre d'attualità è poi a Governolo un doppio spettacolo: il primo opera dell'uomo, nel caso l'ingegnere Gabriele Bertazzolo, che nel Seicento realizzò il cosiddetto ascensore d'acqua, cioè il sistema di chiuse per cui le imbarcazioni salgono o scendono, per superare il dislivello tra il Mincio e il Po. E subito dopo ecco il secondo spettacolo, stavolta offerto dalla natura, laddove il primo dei due fiumi finisce la sua corsa immergendosi nella vastità del secondo.
I laghi e il corso inferiore del Mincio sono ammirabili, ovviamente, anche da terra, profittandone per associarvi monumenti e memorie storiche, lungo un itinerario che comincia dal limite meridionale della città, e vi torna dalla parte opposta. Appena fuori porta Cerese è l'ingresso al Bosco Virgiliano, creato nel 1930, bimillenario della nascita del sommo poeta latino, vanto di Mantova: un parco di cinque ettari, con piante citate nelle sue opere. Il parco quasi confina con l'antica Andes, ora Pietole, dove Virgilio è nato: lo ricordano il nome del comune, Borgo Virgilio, la villa già gonzaghesca denominata la Virgiliana, un monumento ottocentesco inaugurato da Giosue Carducci, e sulla riva del fiume una leggenda indica un sasso dove egli sarebbe stato solito sedersi a contemplare l'ambiente che poi celebrò, specie nelle sue Bucoliche. A Pietole non si manchi poi di ammirare la chiesa parrocchiale, un'elegante costruzione circolare neoclassica, opera di Giovanni Battista Vergani.
Proseguendo verso sud, prima di San Biagio è l'ingresso al Parco archeologico del Forcello, recentemente creato lungo il fiume intorno agli scavi che hanno scoperto il primo insediamento etrusco a nord del Po. Fu questo un centro commerciale di rilievo perché qui avveniva il trasbordo delle merci che giungevano via acqua (Adriatico-Po-Mincio) dalla Grecia e altri Paesi del Vicino Oriente e proseguivano via terra (a dorso di cavalcature) per l'Europa d’Oltralpe. Quando i Galli distrussero il Forcello, i suoi abitanti si misero al sicuro su un'isola in mezzo al fiume, poco più a nord: e fu così che nacque Mantova, città etrusca.
Più avanti, una diramazione della statale porta alla già ricordata Governolo, da dove comincia il rientro; alla Garolda (dove si può ammirare la cinquecentesca villa Cavriani) si suggerisce di lasciare la statale e percorrere la strada sull'argine sino a Formigosa, in ambiente agreste quasi incontaminato. Non altrettanto si può dire per la successiva zona industriale, passata la quale, però, si è ripagati sul ponte di San Giorgio, con l'incomparabile vista di Mantova emergente dalle acque. Qui si capisce perché qualcuno l'ha definita “la Venezia padana”. E anche evitando i paragoni, si ha la prova di quali meraviglie possano nascere dall'opera congiunta dell'uomo e della natura.
(4 – Continua)
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