Visto con i nostri occhi
Il Mincio, quel fascino dal Garda a Mantova
Il corso d’acqua percorre quasi interamente il territorio provinciale: attraversa le colline, forma i tre laghi che circondano la città e si getta nel Po dopo le chiuse di Governolo
10/07/2018
Nelle nostre divagazioni lungo i fiumi della provincia di Mantova, dopo il Chiese e l'Oglio è il turno del Mincio che, correndo quasi interamente in territorio mantovano e anzi al suo centro, richiede un discorso più lungo degli altri. Lo faremo in due parti, rinviando la seconda alla prossima settimana.
Come tutti sanno, il Mincio collega il lago di Garda al Po, attraversando dapprima i dolci colli morenici per poi lanciarsi nella pianura, formare i tre laghi di Mantova, e serpeggiare sino alle chiuse di Governolo. Con qualche interruzione (nei brevi tratti in provincia di Verona) è compreso nel Parco regionale lombardo del Mincio, istituito nel 1984, e in diverse modalità è navigabile: in canoa tra i colli, in barca o battello sul lago Superiore, e dal lago di Mezzo sui battelli turistici che scendono sino a Venezia.
Il parco tutela in modo particolare aree naturalisticamente speciali, ma sotto questo profilo tutto il territorio è ricco di attrattive: la vegetazione lussureggiante, con boschi e fiori acquatici, nonché cicogne e altre numerose specie di uccelli, creano con l'acqua che si muove pigra un susseguirsi ininterrotto di vedute d'incanto, punteggiate di castelli, chiese, antiche ville, suggestivi borghi, memorie del Risorgimento, musei e siti archeologici. Tutti sono raggiungibili da una fitta rete di strade e sentieri, compresa quella che pare nata apposta, la ciclovia creata sul tracciato dell'ormai perduta ferrovia Mantova-Peschiera.
Chi poi volesse esplorare sistematicamente questo paradiso, anche con visite guidate, può informarsi presso la sede del parco (Mantova, piazza Porta Giulia 10, tel. 0376.391550) o al centro-parco di Rivalta sul Mincio (tel. 0376.653340). Qui segnaliamo alcune delle cose di maggiore rilievo. A Ponti sul Mincio, domina il borgo e il corso del fiume un castello del XII secolo. Altrettanto a Monzambano, che vista dall'opposta riva del fiume appare alta su una ripida scarpata, con l'imponente chiesa di San Michele ricca di intarsi marmorei e, soggetto inusuale, grandi statue raffiguranti i sette doni dello Spirito Santo.
Dopo Valeggio (castello scaligero, ponte visconteo e il parco-giardino Sigurtà) si giunge a Pozzolo, che recentemente ha deciso di chiamarsi Pozzolo sul Mincio. Qui dal fiume si stacca il diversivo chiamato Canal Bianco, e qui si ricorda la battaglia combattuta la notte di Natale del 1800 tra l'esercito di Napoleone e quello imperiale (cioè l'austriaco), così come la battaglia del 1848 detta di Pastrengo: un episodio tra i tanti del Risorgimento avvenuti dalle nostre parti.
Da Pozzolo verso Goito, conviene seguire la riva sinistra del fiume per attraversare Massimbona, poche case sul tracciato dell'antica via Postumia, la strada romana che collegava Genova con Aquileia, il mar Ligure con l'Adriatico, e da qui proseguiva rettilinea sino a Verona. Pare che il tracciato avesse in questo punto uno snodo importante e al contempo delicato, perché i viaggiatori qui passavano il fiume, a guado. Memorie di tempi andati sono, presso il guado, un mulino funzionante sino a pochi anni fa e la chiesetta di San Pietro in Vincoli, entrambi databili intorno all'anno Mille. Per giungere a Goito occorre passare di là dal fiume: non a guado, oggi, ma proseguendo per la strada che porta al ponte di accesso al paese, il celebre “ponte della Gloria”, così denominato per la battaglia del 1848 durante la quale si distinsero specie i bersaglieri. A loro è dedicato uno dei monumenti celebrativi eretti subito a valle, sulla riva del fiume di fronte all'eclettica villa Giraffa. Scendendo invece a destra del ponte, si può percorrere a piedi, in bell'ambiente ben curato, il sentiero che porta ai miseri resti del castello gonzaghesco e soprattutto alla chiesa parrocchiale, di bella architettura settecentesca, ricca di dipinti antichi e di bronzi novecenteschi, dove si venera l'immagine della Madonna della Salute. Il sentiero prosegue poi sino a un antico lavatoio, con la possibilità di apprezzare il fiume in tutta la sua portata e camminando al suo stesso livello, perché in questo tratto il fiume non richiede argini. Anche la strada è a pelo d'acqua, dall'altro lato seguendo una muraglia che d'improvviso è interrotta da una cancellata, attraverso la quale si vede la maestosa villa Moschini con il suo grande parco.
Da Goito non c'è una strada per Mantova che costeggi il fiume: lo si ritrova a Rivalta, accanto al centro-parco di cui si è detto. Da qui, in barca o battello si può navigare sino al Santuario della Beata Vergine delle Grazie, il centro principale della devozione dei mantovani per la Madonna, in un tempio voluto da Francesco I Gonzaga, singolarissimo per l'impalcata votiva che ne riveste l'interno, e celebre per il concorso dei madonnari che nel giorno della festa, il 15 agosto, decorano con i loro gessetti l'ampio piazzale antistante. Ai suoi piedi, il Mincio si apre a formare i tre laghi intorno alla città: ma questo è un altro capitolo; se ne parlerà la settimana prossima.
(3 – Continua)
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