Visto con i nostri occhi
Il Paese del diritto… e del rovescio
Da noi si può dire tutto e il contrario di tutto. C’è una vera e propria sinergia in negativo, un circolo vizioso che si autoalimenta.
08/02/2017

Paolo Lomellini

Il Paese del diritto… e del rovescio” era una battuta del grande giornalista e scrittore Leo Longanesi. Non si riferiva evidentemente ai colpi fondamentali del tennis ma al nostro Belpaese fatto di azzeccagarbugli, burocrazia, parolai, voltagabbana in cui si può sostenere tutto e il suo contrario senza provare non dico vergogna, ma nemmeno un po’ di imbarazzo.
Prendete il caso dei mosaici romani in piazza Sordello. Come ha fatto, qualche anno fa, a spuntare come un fungo dal nulla il famigerato cubo nero nel cuore delle vie e piazze protette dall’Unesco? Possibile che sia accaduto proprio nel periodo in cui “a colpi di Unesco” si faceva difficoltà a costruire qualsiasi cosa anche fuori dal centro storico? Sissignori: possibile! E la responsabilità? L’Amministrazione in carica, no quella precedente, la Sovrintendenza, i progettisti, un qualche comitato di esperti, una parte della lobby della cultura, i mezzi di informazione…?? Insomma tutti e nessuno. Passano gli anni, si toglie il cubo e si mette l’attuale nuova struttura: meno invasiva e impattante del famigerato cubo, ma c’è da giurare che non passerà alla storia come un capolavoro e nemmeno che valga i non pochi soldi che è costata. E intanto il funambolico palleggio delle responsabilità prosegue.
Un’altra vicenda recente, la nuova segreteria nazionale del PD di Renzi, ha fatto intrecciare le cronache del Ducato con quelle nazionali. Una segreteria che dovrebbe essere composta da Sindaci (tra cui si ipotizzava anche il nostro di Mantova) sull’onda del mantra che “solo chi ha fatto o meglio ancora fa il Sindaco può capire, essere attento, riavvicinare i cittadini alla politica, eccetera…”. Qualcuno (con buon senso) obietta che un incarico nazionale porta via parecchio tempo ed energie rispetto alle necessità del governo di una città. Macchè! L’obiezione viene respinta con sdegno. Così continueremo la lunga e poco virtuosa serie di doppi e tripli incarichi che non si sono mai rivelati forieri di buon servizio alla cosa pubblica (e spesso son diventati boomerang per chi li ha ricoperti). Insomma si vorrebbe farci credere che i nostri uomini pubblici non sono “normali” ma hanno il fisico di Superman e il cervello di Leonardo da Vinci. Auguri!
Gli esempi, tratti dal nostro dibattito pubblico collettivo, sono parecchi. Il bicameralismo perfetto e le Province sono da decenni additati come esempi di burocrazia inutile, moltiplicatori di poltrone e prebende… ma quando si tenta di metterci mano (caso del referendum recente ma non solo) scattano veti e campanilismi ammantandoli con lo “spirito dei Padri costituenti”.
In questi giorni si alzano forti le voci di chi dice “alle urne, alle urne” per avere un governo votato dagli italiani. Voci che qualche settimana fa spasimavano per il NO al referendum in nome dello spirito e della lettera della Costituzione. Qualcuno ricordi a costoro che nella Costituzione che dicono di aver così cara il potere esecutivo (il Governo) non è eletto dai cittadini ma è nominato da Presidente della Repubblica e deve avere la fiducia dei due rami del Parlamento.
Non a caso è diventato un archetipo l’espressione “a mia insaputa”. Possiedo case e soldi, firmo leggi e nomine, faccio programmi, presento liste elettorali, esprimo giudizi… a mia insaputa! Valvola di sicurezza buona per tutto e per tutti.
Ecco, è il Paese in cui si può dire tutto e il contrario di tutto. C’è una vera e propria sinergia in negativo, un circolo vizioso che si autoalimenta. Da un lato l’opportunismo cinico e spregiudicato del calcolo politico e dall’altro un’opinione pubblica credulona e superficiale, pigra nel pensiero e iperattiva negli umori viscerali.
Sì, siamo di fronte a un linguaggio in cui progressivamente negli anni le parole sono state svuotate, svilite, abusate e manipolate. È l’anticamera della destabilizzazione della democrazia, come denunciava la riflessione del monaco Luciano Manicardi che abbiamo evidenziato in “Granelli di Senape” nel numero scorso.
Di fronte a tale degrado c’è una responsabilità da parte di chi ha un ruolo nella cosa pubblica e dei mezzi di informazione (nel nostro piccolo cerchiamo per il meglio di fare il possibile). E dobbiamo ricordarci, anche come Chiesa, che abbiamo un grande bisogno di percorsi di formazione.
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