Visto con i nostri occhi
Il «passetto del duca» collega la storia
Riaperto lo spazio tra la reggia dei Gonzaga e la basilica palatina di Santa Barbara. Il vescovo Busca: «Qui troviamo ciò che unisce. La bellezza è una realtà necessaria»
24/09/2018
Qui la storia ti entra dentro. Con queste parole il Vescovo Marco Busca ha riassunto i suoi due anni a Mantova, durante l'ufficializzazione dell'apertura al pubblico del passaggio tra il palazzo Ducale e la sua chiesa di corte, la basilica di santa Barbara: uno spazio fisico e simbolico della vita della città e anche della nostra. «Con il passetto onoriamo la storia e la sua logica».
Il duca Guglielmo, ha proseguito il Vescovo, fu allevato dallo zio, il cardinale Ercole, una persona molto aperta, europeista, che impresse una forte impronta spirituale e culturale nel nipote che volle questo tempio. Guglielmo fu sempre religioso ma negli ultimi anni «sembrava diventato tutto spirito». Con santa Barbara egli realizzò un progetto molto ambizioso, ha spiegato il Vescovo, che comprendeva la costruzione di un edificio e la scelta di dotarlo di un arredo iconografico e di una nuova liturgia inedita. Guglielmo volle a corte un collegio di canonici, chiamò gli artisti migliori per accompagnare la liturgia con la musica, e avrebbe voluto un nuovo seminario, in ottemperanza al concilio di Trento.
Monsignor Busca ha sottolineato che Guglielmo decise di non farsi una cappella privata, come allora era consuetudine, ma un edificio che consentisse la partecipazione di tutto il popolo. «Il passetto è una logica di collegamento, che si contrappone allo scollegamento dei mondi cui ci hanno portato i secoli ... In questo luogo troviamo quella storia che vuole collegare i mondi perché si parlino». Guglielmo era un principe cristianissimo, sensibile ai fermenti culturali del suo tempo. Incaricò menti aperte di creare connessioni con le espressioni del nuovo umanesimo, che arricchirono la chiesa con musica, arti e una liturgia che coinvolgeva tutti i sensi, iniziando dalla vista e dall'udito. «Era una liturgia dinamica che curava i riti, l'acquisto dei paramenti e ogni altro elemento che potesse dare la bellezza alla gente. Perché il popolo si sfama anche di bellezza».
La giornata inaugurale si è aperta nella sala di Manto, dove il dottor Peter Assmann ha espresso un commosso benvenuto e ha invitato i presenti, durante il percorso, a immaginare di far parte della corte di Guglielmo. Ha poi ringraziato il team qualificato che ha permesso di rivivere l'emozione dell'affaccio sulla basilica dall'alto, avendo di fronte, alla stessa altezza, l'organo Antegnati. La sua cinquecentesca voce ha accompagnato il pomeriggio, permettendo di apprezzare le caratteristiche stereofoniche dell'architettura e il valore artistico dei musicisti che oggi come allora qui operano, come il maestro Umberto Forni che ha così dato anticipazione della stagione concertistica autunnale. Un rapporto strettissimo tra la chiesa e la musica attestato nel libricino "Il suono e la luce" che il rettore della basilica monsignor Giancarlo Manzoli ha donato a tutti gli intervenuti.
Un'atmosfera che ha toccato il cuore, secondo il prefetto Sandro Lombardi, il quale ha accostato la visione dall'alto alla sensazione di avvicinarsi al trascendente, per merito del progetto sostenuto dall'assessore regionale Stefano Bruno Galli, che ha raccolto il testimone da Annalisa Baroni, ora parlamentare. La breccia nella porta ha rappresentato anche un gesto di condivisione corale del lavoro tra gli esperti del Ducale e della Diocesi. Ha parlato di «tempio perfetto» l'architetto Giovanni Mazzeri, definendolo «una macchina per fare musica» e uno «strumento di rappresentazione del potere del duca». È infine spettato all'architetto don Stefano Savoia illustrare i numerosi e preziosi pezzi esposti in mostra, tra i quali parte degli oggetti allora in uso per la liturgia, come i paramenti appartenuti all'abate della basilica. L'urna con le reliquie di santa Barbara è posta sotto al quadro che la raffigura accanto alla torre, e il piviale del cardinale Ercole Gonzaga ha vicino un tablet per "giocare" a riconoscere gli apostoli ricamati. Si rivive la suggestione di quando c'era Guglielmo, duca illuminato che «sapeva misurarsi con i giganti della politica e del papato. La sua corte era popolata da più di mille persone. Noi abbiamo la responsabilità di tramandare la modernità del pensiero di quell'uomo».
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