Visto con i nostri occhi
Il richiamo dell'Africa affascina Elena e Silvia
Lo scorso agosto due ragazze mantovane hanno vissuto in una missione in Mozambico. Un viaggio intenso che ha lasciato il segno: ora entrambe guardano la vita con occhi nuovi
11/12/2017
Inhassoro, Mozambico, nella parte sud orientale dell’Africa. Una cittadina affacciata sull’Oceano Indiano formata da un gruppo di case e capanne. A dividerle una strada asfaltata, l’unica del paese. Per il resto, sabbia rossa, palme e arbusti ovunque. Silvia De Mattia, 26enne di Mantova, ed Elena Merighi, 28enne di Poggio Rusco, hanno vissuto qui alcune settimane, la scorsa estate, in una realtà missionaria.
Nella vita, Silvia ed Elena fanno rispettivamente l’insegnante in una scuola primaria e l’educatrice in un centro per disabili. Hanno affrontato questa esperienza come una nuova opportunità, grazie a un’iniziativa del Centro missionario diocesano. Il primo momento è stato il corso di formazione, poi è seguito l’iter burocratico. Gli operatori del Centro le hanno aiutate passo dopo passo.
«Ho sempre desiderato vivere un periodo in missione – racconta Silvia – e questa proposta è arrivata per me al momento giusto. L’Africa mi attirava molto e sognavo da tempo di visitarla, conoscere la realtà locale, stare a contatto con la gente, vedere da vicino la loro quotidianità. Era l’occasione ideale per uno scambio culturale autentico e non me la sono lasciata sfuggire».
Ad agosto è arrivato il momento della partenza. Silvia è arrivata in Mozambico il 5, Elena l’ha raggiunta due settimane più tardi. Ad accoglierle c’era don Pio Bono, sacerdote della diocesi di Vercelli. È in Africa da quarant’anni e, nonostante abbia già superato gli ottanta, porta avanti il suo impegno con grande entusiasmo. A Inhassoro è arrivato nel 2000 insieme a Caterina Fassio, la suora laica che lo aiuta. La missione che gestiscono è composta dall’oratorio, una scuola materna, un istituto superiore con vari indirizzi di studi e l’internato, una struttura che ospita bambini orfani e gli studenti che provengono da zone lontane della regione.
«L’impatto è stato bellissimo – continua Silvia –, sono bastati due giorni per ambientarmi. Sono rimasta colpita dalla loro grande ospitalità: tutti sorridevano ed erano contenti di vedermi. Alcuni mi salutavano toccandomi il gomito: un segno di profondo rispetto che è tipico della loro cultura e viene rivolto soprattutto dai giovani agli adulti. Il fatto che ad accogliermi così fossero proprio gli anziani del gruppo mi ha colpita molto. Era come se fossi davvero parte della comunità».
Le giornate di Silvia ed Elena erano scandite da varie attività. Momenti di gioco e animazione, un aiuto con i compiti, oppure laboratori manuali. Appuntamento immancabile, un giro al mercato, il centro della vita sociale: un labirinto di stradine minuscole piene di banchetti dove le persone vendono qualsiasi cosa: pesce, frutta, vestiti. Tra i prodotti anche le “capulane”, teli colorati caratteristici della cultura africana e del Mozambico, usati spesso dalle donne.
Altro momento atteso era la Messa. Silvia ed Elena accompagnavano don Pio nelle zone più interne e in ogni villaggio la celebrazione si trasformava in una grande festa. «Ho respirato una fede semplice e autentica – spiega Elena –, pregavano con gioia per ringraziare Dio di ciò che avevano. In questa occasione per loro tutto acquistava un valore speciale, a partire dall’abbigliamento, super colorato ed eccentrico. La Messa durava due o tre ore ed era ricca di cori, canti e danze. Tutta la comunità partecipava: i ragazzi facevano i chierichetti, altri cantavano o ballavano. Ognuno, insomma, era coinvolto e la celebrazione diventava una festa».
Questo clima di allegria e condivisione ha reso speciale l’esperienza di queste due ragazze e sono tanti i ricordi che le accompagneranno per sempre. Episodi semplici e divertenti come una partita a pallone in spiaggia, sulle rive dell’oceano. Oppure i sorrisi e gli occhi dei tanti bambini e ragazzi con cui hanno condiviso le giornate e a cui la missione offre nuove prospettive di vita. «Nella scuola materna dove eravamo in servizio – racconta Elena – c’era un bambino con una paralisi alle gambe. Grazie a un progetto benefico, viene seguito da una fisioterapista che gli ha insegnato a usare alcuni utensili con i piedi. In questo modo è diventato un po’ più indipendente e adesso è perfettamente inserito nel gruppo dei suoi coetanei, senza discriminazioni».
L’iniziativa a cui hanno partecipato Silvia ed Elena è stata rinnovata, con il titolo “Giovani in missione” e a breve partirà il nuovo corso di formazione. Chi è interessato può contattare il Centro missionario diocesano, a Mantova in via Cairoli 20 (aperto lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 12.30). «È un’esperienza che apre davvero la mente – concludono – e aiuta a vedere con altri occhi il mondo, perché le esperienze fatte poi si traducono nella nostra vita quotidiana».
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