Visto con i nostri occhi
Il sorriso dei giovani ai bambini malati
Quattro ragazze sono volontarie nel reparto di Pediatria dell’ospedale «Poma» di Mantova. Ogni domenica donano tempo a chi soffre: un rapporto che genera speranza e gratitudine
25/02/2019
«Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro; basta mettersi al fianco invece di stare al centro». Abbi cura di me, canzone di Simone Cristicchi presentata all’ultimo Sanremo, ricorda come in ognitempo si può sempre ravvivare il concetto dell’amore come quella scintilla divina che custodisce il nostro cuore. Un bel proposito che quattro ragazze – Alice, Aurora, Giulia e Ilaria –stanno cercando di vivere concretamente, aderendo al progetto “Facciamo compagnia”. Si tratta di un percorso educativo, promosso dal Centro diocesano di pastorale giovanile insieme alla Cappellania ospedaliera, fatto apposta per coinvolgere giovani tra i 18 e i 25 anni. Approvato dalla direzione dell’ospedale “Carlo Poma” di Mantova, ha lo scopo di far trascorrere alcune ore, ogni domenica mattina, con i piccoli degenti del reparto di Pediatria.
Aurora Malavasi è al quinto anno di liceo. Condivide con altri giovani l’esperienza del gruppo parrocchiale a San Giorgio. Definisce molto interessante questa proposta, alla luce anche del suo orientamento verso la professione medica: «La considero un’esperienza utile per capire quanto sia importante il rapporto con il piccolo malato – sostiene –. Incontro persone che vanno da pochi mesi a 14 anni, più o meno gravi. Oltre all’aspetto clinico, quello che più colpisce è la relazione umana. Insieme alle mie amiche ho iniziato a ottobre questo cammino che si completerà a fine giugno. Ho potuto constatare come sia diverso l’approccio con i genitori, che di solito manifestano più apprensione, rispetto ai bambini che tendono a essere più spensierati e distratti dal gioco. Tra i più grandi si nota, poi, l’attenzione al dialogo e questo mi arricchisce moltissimo».
Pure Alice Cerutti è orientata verso la facoltà di Medicina. «Questo servizio mi sta rafforzando nella convinzione di aiutare chi vive un particolare momento difficile della sua vita – afferma –. Mi piace relazionarmi con i ragazzini più grandi: ne sentono così tanto il bisogno! Per questo non è solo attraverso il gioco che ci proponiamo, ma anche con il nostro personale modo di guardare il mondo e le persone. Non è mai solo un dare, poiché vi è anche molta soddisfazione attraverso la gratitudine che si può ricevere attraverso molteplici segni».
Ilaria Trentini è in classe con Alice e Aurora. Come scout le è stato chiesto di partecipare a un’attività fuori dal gruppo. «Dono il mio tempo e non solo – racconta –. Mi dà una grande gioia sentirmi utile e apprezzata. Vedo nel mio futuro un lavoro nell’ingegneria informatica. Essendo un po’ timida per natura, il fatto di aprirmi agli altri mi ripaga molto emotivamente. Penso che tutti dovrebbero fare una certa esperienza di volontariato». Giulia Ferro ha 24 anni ed è di Villimpenta. Studia Giurisprudenza e fa qualche lavoretto per mantenersi. «Un mattino mia madre mi parlò di questa esperienza, avendo ascoltato il parroco a Messa – ricorda –. Appena iniziata l’attività, ho incontrato subito un caso difficile: un bambino era sotto la pressione dei genitori perché stava ostacolando le visite mediche. Ho avuto la possibilità di parlare con loro: non è stato facile ma era un piccolo passo ed è comunque stata una grande gioia».
Questi giovani fanno venire in mente le parole di papa Francesco: «Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio». Un messaggio forte, espresso alcuni anni fa durante un’udienza generale del mercoledì. Quanta energia c’è nei giovani! E nel servizio agli altri può diventare forza dinamica, capace di trasformare i cuori. Quanta vita in più per chi vuole essere artefice del proprio destino! Queste ragazze l’hanno capito, non trascurando di prepararsi con umanità e umiltà alla relazione di aiuto verso chi soffre. Una relazione umana di cui parla anche il giovane cantautore Simone Cristicchi: «Che tutto è così fragile. Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino. Perché mi trema la voce come se fossi un bambino».
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova