Visto con i nostri occhi
Il Suzzarese, antiche corti e Liberty
A Motteggiana spicca la Ghirardina con la «firma» prestigiosa di Luca Fancelli. Nobili famiglie, ma anche case «della fame» e «della sete», che a Riva rimandano ai difficilitempi della carestia
01/07/2019
L'architettura civile degna di nota, per motivi storici o estetici, offre numerosi esempi in tutto il territorio mantovano, anche laddove non ce lo si aspetterebbe. Oggi invitiamo a verificarlo a Suzzara, nota per le sue industrie e semmai, sotto il profilo artistico, per la chiesa dell'Immacolata Concezione: e invece anche qui, nel centro storico come nelle frazioni e in piena campagna, ecco spuntare palazzi e ville niente male. Sono recenti quiete abitazioni borghesi, o antiche residenze aristocratiche, per chi vi andava a villeggiare nei mesi estivi; ma più spesso queste ultime sono quelle che altrove si chiamano fattorie, o cascine, o masserie, mentre in ambito mantovano da secoli continuano a chiamarsi corti: insediamenti rurali al centro di vaste proprietà agricole, dove alla coltivazione dei campi si associa l'allevamento di animali da carne.
Nelle corti non di rado assume dignità d'arte il palazzo padronale, sia sul piano architettonico sia su quello dei decori interni; altrettanto dicasi per gli oratori, quasi sempre presenti nelle corti, a uso dei proprietari come dei loro dipendenti, e con l'ingresso dalla strada, aperto anche a chi nella corte non risiede. Tutti questi centri operosi meriterebbero una visita, se non altro come omaggio a chi qui ha sudato tante fatiche; ci limiteremo a segnalare quelli per qualche motivo più rilevanti.
Arrivando a Suzzara da Mantova si è passati per Sailetto, dov'è la villa ancora detta del Seminario, perché per un lungo periodo fu la residenza estiva dei seminaristi: per loro vi furono aggiunti un oratorio neogotico, un teatrino e altri corpi di fabbrica. In realtà si chiama villa Grassetti, dal nome della famiglia di origine padovana che la fece costruire nella seconda metà del Cinquecento; su commissione dei marchesi Cavriani, l'architetto Vergani intervenne poi nel primo Ottocento a darle piuttosto un aspetto neoclassico. Ora è in declino; ma di recente il Comune di Suzzara, attuale proprietario, ne ha annunciato il recupero.
Passiamo alla città, dove merita uno sguardo la dignitosa sede della scuola elementare “Olga Visentini”, eretta sul finire dell'Ottocento, quasi preludio all'ondata di case e ville in stile Liberty, a Suzzara più numerose che altrove. Begli esempi se ne trovano, tra gli altri, in viale Zonta (una casa, e la prima sede dello stabilimento OM ora Iveco), in via Guido (villa Martignoni), in via Marconi (villa Fantini). Lasciando la città per la campagna, sulla strada verso Palidano spicca la nobile semplicità di villa Capilupi, della famiglia che ebbe considerevole parte nella storia di Mantova. La cosiddetta villa in realtà è una corte; la residenza padronale, edificata intorno al 1570, come bene si può vedere dalla cancellata d'ingresso, si collega con due archi da un lato all'oratorio e dall'altro ai rustici.
Da qui in breve si giunge a Palidano, dove si trovano due ville da non mancare. Nella piazza della chiesa si trova l'ingresso a una villa dai molti nomi (Maraini, Guerrieri Gonzaga, Lanfredi; oggi, divenuta albergo, si chiama Alessia), edificata nel 1746, dotata di oratorio, rustici e un vasto parco; la si può vedere dal lato opposto, girando lungo il muro di cinta. Poco distante, in località Begozzo, è la magnifica villa Strozzi, ora sede dell'Istituto tecnico agrario ma un tempo centro di una proprietà di circa mille biolche (cioè oltre trecento ettari), appartenuta alla famiglia fiorentina trasferitasi presso i Gonzaga sin dal Trecento. La villa è del XVII secolo, come all'esterno le due cappelle perpendicolari alla facciata e i rustici; l'interno è ricco di ornamenti a stucco e di uno scenografico salone quadrangolare, percorso a metà altezza da una balconata circolare.
Palidano è in comune di Gonzaga. Tornando in quello di Suzzara, nella frazione di Riva si segnalano per la singolarità del nome due case, dette l'una “palazzo della fame” e l'altra “palazzo della sete”: si tramanda perché, durante una carestia, furono cedute in cambio di un sacco di frumento e una botte di vino. Presso Tabellano è il complesso agricolo di corte Rozza: ora in disarmo, ma utile a comprendere la struttura più frequente delle corti mantovane, con tre lati aperti sulla pubblica strada e la casa padronale di fronte all'ingresso.
Una corte è da ricordare anche nella frazione di San Prospero: è la Cazzaniga Donesmondi, che già conoscono quanti hanno visto il film Novecento di Bernardo Bertolucci. Altra frazione di Suzzara è Villa Saviola, il cui nome sembra l'ideale per questo percorso, che tante “ville” ha segnalato; ma, bizzarria della storia e della toponomastica, la villa del nome Saviola è nel comune di Motteggiana. È la Ghirardina, di tutte la più antica (fu costruita intorno al 1470) e singolare, composta com'è di corpi di fabbrica di altezza e forma diversi, uniti in un blocco compatto che prende quasi l'aspetto di fortezza, assai suggestiva: non a caso, perché è opera di Luca Fancelli, il grande architetto che dalla Toscana ha portato il Rinascimento a Mantova.
(2 – Continua)
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova