Mantova cultura 2017
Il Vespro della Beata Vergine
Al Teatro Olimpico di Vicenza è stato eseguito il monumentale affresco sacro di Claudio Monteverdi
13/09/2016
Il prossimo anno cadrà l’anniversario della nascita di Claudio Monteverdi (Cremona 1567 – Venezia 1643) che fu musicista alla Corte dei Gonzaga e scrisse molte pagine sull’organo Antegnati tuttora custodito nella Basilica palatina di Santa Barbara, confinante con l’appartamento dove risiedeva. Tra le molte iniziative che già si stanno moltiplicando in tutta Italia, ha meritato attenzione per la straordinaria qualità il Vespro della Beata Vergine, proposto al Teatro Olimpico di Vicenza nell’ambito di “Vicenza in lirica”, Stagione che riserva un occhio di riguardo al barocco musicale.

Il Vespro è un monumentale affresco sacro che fonde l’aspetto liturgico di devozione mariana a quello della meditazione, in un crescendo d’ascesi spirituale. Fu pubblicato a Venezia nel 1610 e scritto a Mantova, allo scopo di farne personale omaggio a Papa Pio V a Roma, dove Monteverdi si recò senza ottenere il risultato sperato di trovare una nuova committenza. Ragione per la quale, dopo essere stato licenziato dal Duca, si trasferì nella città lagunare per assumere l’incarico di Maestro alla Cappella di San Marco.

Il Vespro prevede l’utilizzo di un grande coro, scomponibile in cori separati e voci soliste. Caratteristica che il direttore e concertatore Francesco Erle ha sfruttato con intelligenza, collocando gruppi e singoli ai lati della gradinata e alle spalle della stessa, sotto il magnifico colonnato del Palladio, oltre che sul palco, a fianco dell’ensemble orchestrale. Certo non deve essere stato compito facile, con tante diverse dislocazioni, tenere sotto controllo un organico così imponente con la precisione d’assieme ottenuta da Erle. La sua concertazione ha giostrato con luminosità sui colori, sulle nuances, sui chiaroscuri; sulla spiritualità emersa nei pianissimo e sulle pienezze esaltazione del divino, drammatico oppure gioioso. Il raffinato caleidoscopio di dinamiche ha posto in risalto sia le pagine di magniloquente solennità che quelle dedicate alla riflessione. Il risultato è stato evidente frutto dello studio approfondito e amorevole su ogni minimo suggerimento monteverdiano, fino all’interiorizzazione del tessuto musicale, saldamente eseguito dalla Schola S. Rocco rinforzata da La Pifarescha, di strabiliante perfezione stilistica, soprattutto nella sezione dei fiati senza la minima sbavatura.

Un nobile sposalizio tra luogo e musica che ha sortito effetti di enorme suggestione e suscitato entusiasmo nel pubblico preparato e attento.

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