Visto con i nostri occhi
«Il virus, terremoto per l'economia»
Intervista a Carlo Zanetti, imprenditore e presidente della Camera di commercio. La pandemia rischia di fermare i consumi, con gravi conseguenze per molti settori
07/04/2020
Aziende ferme, negozi e bar chiusi, alberghi vuoti: l'emergenza coronavirus ha bloccato ogni settore produttivo e l'uscita dal tunnel sembra ancora lontana. Ai danni per i mancati guadagni attuali si aggiungono i forti dubbi sulle prospettive future. Una volta riaperte, in che condizioni saranno le aziende? Quante riusciranno davvero a ripartire e quante, invece, chiuderanno per sempre? Domande che interrogano gli esperti anche a livello locale. L'economia mantovana, già provata dalla lunga crisi del 2008, rischia di pagare un conto salato alla pandemia. Ne abbiamo parlato con Carlo Zanetti, presidente della Camera di commercio di Mantova e imprenditore nel settore alimentare.
Si aspettava un'emergenza simile, così veloce e devastante?
No, sicuramente no. Se fosse stata prevedibile avremmo potuto forse metterci al riparo in qualche modo, ma la verità è che si tratta davvero di un fulmine a ciel sereno. È qualcosa che nel mondo non ha precedenti, perciò non me lo sarei mai aspettato.
Molte aziende mantovane hanno dovuto fermarsi. Quanto pesa questo stop forzato?
Ha un peso gigantesco. Se dovessimo ripartire oggi, il dieci per cento delle attività forse non ripartirebbe più. Più passa il tempo, più la situazione peggiora e avrà effetti devastanti sul Prodotto interno lordo. Ci sarà un aumento della disoccupazione ed è un peccato perchè stavamo riprendendo quota. In passato il territorio ha sofferto molto, ma negli ultimi due anni l'occupazione stava crescendo. Ora ci troveremo con tante persone per forza a casa perchè mancherà il lavoro.
Per un imprenditore quanto è difficile fermare la propria azienda?
È una scelta molto difficile. Di certo tutti hanno pensato prima alla salute dei propri dipendenti e alle persone che la frequentano. Certo, fermando l'azienda c'è il pensiero che in poco tempo possa svanire quanto di buono fatto negli anni. Io nel ramo alimentare non vivo molto queste difficoltà, ma immagino che chi sia fermo abbia uno stato d'animo struggente.
Pensando al tessuto produttivo mantovano, quali sono i settori e le categorie più a rischio?
Tranne l'alimentare direi che tutti sono in forte difficoltà: il turismo, il settore meccanico, il tessile. La merce resta invenduta e vengono a mancare i guadagni. Tutti sono toccati in egual maniera. Bisogna capire chi riuscirà a riprendersi prima e come: in passato puntare sull'export poteva essere una buona soluzione, ma ora non è detto che lo sia, proprio perchè l'emergenza riguarda tutto il mondo.
Secondo alcuni esperti rischiamo una recessione peggiore di quella del 2008. Lei cosa ne pensa?
Sono d'accordo: la situazione attuale è molto più grave, anche perchè sta avendo un impatto forte nello stato d'animo delle persone. Prima che la gente riprenda determinati consumi passerà del tempo. Non è solo un problema di mancanza di soldi, come avvenuto in passato, ma proprio di cambiamenti di stili di vita, perchè questa emergenza sta intaccando le abitudini.
Come giudica finora il comportamento delle istituzioni?
Non saprei che giudizio dare. Non ho invidiato assolutamente chi è al governo. Questa emergenza è una cosa talmente nuova e di portata immensa che senz'altro le decisioni prese sono state sofferte. Non mi sento di criticare le misure adottate.
Quali misure auspica per sostenere la ripartenza delle imprese?
Sicuramente bisognerà sostenere l'accesso al credito da parte delle aziende e poi capire quali saranno i nuovi mercati verso cui orientarsi e, soprattutto, capire come cambieranno gli stili di vita e il consumo delle persone.
Per chiudere, cosa serve all'economia mantovana per ripartire dopo questa emergenza?
Stiamo vivendo un terremoto: tutto trema e vibra. Per quanto riguarda i settori da soccorrere, bisogna capire alla fine chi è andato più in difficoltà. Solo a quel punto potremo fare interventi mirati, anche in base alle probabilità di ripresa. L'importante è ripartire, pur con tutti gli accorgimenti del caso. Prima riapriamo e meglio è per l'economia. Auspico una riapertura, anche parziale, entro un paio di settimane. Più passa il tempo e più è difficile ripartire.
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