Visto con i nostri occhi
In cammino verso la riconciliazione
Una riflessione di don Roberto Fiorini sulle motivazioni e significati delle settimane fin qui celebrate
18/01/2017

Roberto Fiorini

Dopo le feste natalizie ritorna puntuale la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ogni anno la preparazione viene affidata alle Chiese di un particolare territorio in collegamento con la Commissione internazionale. Si tratta di scegliere il tema di fondo, i testi biblici e i commenti che accompagnano il percorso.
Vengono anche individuati dei simboli, spesso connessi con la storia vissuta in quei territori.
Per il 2017 il compito della preparazione è toccato alle Chiese della Germania, proprio dove 500 anni fa prese inizio la riforma luterana. In tale contesto, che ha visto la storia tormentata e conflittuale di cristiani contro cristiani, assume una forza particolare il titolo scelto per la settimana: “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”. Si ispira al brano della seconda lettera di Paolo ai Corinti, 5, 14-20, adottato come testo base della settimana.
Anche nel 1997, esattamente 20 anni fa, si tenne a Graz, in Austria, la seconda Assemblea ecumenica europea, riunita sotto il titolo: “Riconciliazione, dono di Dio e sorgente di vita nuova” ispirato al medesimo brano paolino. Nel messaggio finale di quell’Assemblea delle Chiese cristiane, alla quale ebbi il dono di partecipare, si affermava: “Vogliamo vivere il dono di Dio della riconciliazione… Se saremo guidati da questo dono nella vita quotidiana, nella vita delle nostre Chiese e nella vita del nostro continente, potremo promuovere l’unità della Chiesa e dell’umanità”.
Le Chiese tedesche per questa settimana hanno adottato come simbolo il muro. Da abbattere. Immediatamente viene in mente il Muro di Berlino e il ruolo che il Peace Prayer Movement ebbe nella Germania dell’est quando accendeva candele alle finestre e alle porte e pregava per la libertà. Ma i muri hanno ancora una drammatica attualità in Europa e in molte zone del mondo. Immense parti di umanità sono tagliate fuori, alla ricerca di condizioni minime per poter vivere. Spesso i muri rappresentano la difesa dei propri privilegi, con barriere che sanzionano l’esclusione degli altri. Anche la paura che la propria identità (?) venga contaminata produce un ambiente ostile e intollerante.

Articolo completo a pag. 11 del settimanale in edicola

La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova